venerdì 11 gennaio 2013

Risaie, malaria e sommossa popolare a San salvo

Pochi giorni fa Nicolangelo D'Adamo aveva riferito sul nostro blog di un aspetto semi-sconosciuto della nostra storia locale. Di quando nella nostra zona si coltivava il riso. Accennava anche ad una sommossa popolare a San Salvo a causa dei problemi di salute creati dalle risaie, che con le loro acque stagnanti, avevano fatto aumentare a dismisura i casi di malaria. 
Il puntuale racconto di questa sommossa ce lo dà il maestro Evaristo Sparvieri sul sito http://www.sansalvoantica.it/losapeviche/sommossaperil%20riso.html
LA SOMMOSSA PER IL RISO
di Evaristo Sparvieri
Lo sapevi che a San Salvo, nel 1930, ci fu una sommossa popolare ?
I fatti andarono in questa maniera: verso la fine degli anni venti, il Comune, retto dal Podestà, diede in affitto, ad  una  Società  dell’Alta Italia, una  sua estensione di terreno  in contrada  “Prato”, che detta Società, utilizzava  per la coltivazione del riso.
La“risaia” veniva  alimentata  delle  acque  del  fiume  Trigno, per mezzo del  
cosiddetto “formale”  che,  dopo aver azionata la ruota del Mulino Pantanella,  andavano a sfociare nel Mare Adriatico.
All’ inizio tutto sembrava procedere regolarmente, ma poi  le cose ebbero uno sviluppo deleterio:la risaia,con le sue acque limacciose e malsane, risultò molto dannosa per la salute pubblica: le zanzare “anafali” infestarono la zona  e la “febbre malarica”colpì, inesorabilmente ,centinaia  di cittadini, con  grave  disagio, specie  per  l ’economia agricola, che vedeva molti  addetti  ai  lavori  dei  campi, essere impediti dalla terribile malattia.
Le reiterate lamentele e proteste,da parte  dei  cittadini sansalvesi, perché tale stato di cose  venisse  a  cessare, rimasero sempre “lettera morta”:il riso continuava ad essere regolarmete coltivato, e la non curanza, da parte dei   diretti   responsabili,  superava ogni limite di sopportazione.
Ma siccome la pazienza non è illimitata,il giorno 30 Marzo dell’anno 1930  un  nutrito drappello  di  cittadini, pervaso dal nobile  sentimento  di  giustizizia ,e  con  alla  testa  la Bandiera  Tricolore , si  recò  sul  posto  dove  il “ formale” alimentava la risaia, e con rudimentali attrezzi, adatti  allo  scopo,ruppero  l’argine  del  formale  stesso, deviando  le acque alla volta del fiume Trigno,a completo danno della superficie coltivata a riso.
La reazione delle Autorità ,a  questo  punto, fu  immediata e rabbiosa: vennero fatti affluire a San Salvo i Carabinieri di Vasto e di Cupello ,e, nella  serata  dello  stesso  giorno, tutti  i partecipanti   alla   coraggiosa   impresa,  vennero arrestati e condotti direttamente al Carcere mandamentale di Lanciano.
La domenica successiva, e precisamente il giorno sei aprile, il popolo, ritenendo  tale azione  come   affronto  ad  una volontà giusta e sacrosanta, scese in  piazza ,chiedendo lala  subitanea   scarcerazione  dei  loro  concittadini,  e  le dimissione del Podestà :ritenuto il principale responsabile di quanto, incresciosamente, stava accadendo.
Il Commissario Prefettizio, giunto espressamente da Chieti, rilevando l’alto stato di tensione popolare, per ripristinare la calma, annunciò, pubblicamente, le  avvenute dimissioni del Podestà, ed assunse, egli stesso, la  carica  provvisoria di Capo del Comune di San Salvo.
 A sera, tutto era tornato alla normalità, e  gli   animi  erano piuttosto soddisfatti e tranquilli:  sembrava    non  esservi alcun   timore   di   conseguenziali    azioni   punitive   nei  confronti dei manifestanti: anche  perché  il  Commissario, nel suo discorso alla folla, dalla  balconata  del  Municipio, così aveva, solennemente dichiarato, promesso e assicurato.
Ma durante la notte, avveniva la  sorpresa :avvenne  cio che, qualcuno, giustamente e scherzo samente, paragonò alla leggenda del “cavallo di Troia”.
 Difatti, mentre tutti (come i Troiani di omerica memoria) erano, pacificamente, immersi nel sonno , in attesa  di  una nuova alba, tranquilla e serena,un centinaio di  Carabinieri, (fatti pervenire  anche  da  Chieti, Lanciano  e   Pescara) , fecero irruzione , quasi in tutte le abitazioni, ammanettando, sotto gli occhi esterrefatti ed impauriti di donne e bambini, numerosi Cittadini,convogliando, pur essi, alla  volta del carcere di Lanciano, ricongiungendoli   a   quei   loro  concittadini, incarcerati una settimana prima.
Lo sdegno fu generale ed unanime :principalmente  per  il modo crudele ,incivile ed irresponsabile, di  come  è  stata condotta la vile azione.
I”Carcerati” (così venivano  chiamati   per  antonomasia), vennero messi  in  libertà  il giorno 20  Aprile : era  una bellissima giornata di sole: era la Pasqua del Signore.