martedì 18 dicembre 2012

Giovani vastesi nel mondo: EMANUELE FELICE, professore universitario di Storia Economica a Barcellona


EMANUELE FELICE, 35 anni, dal 2010 professore associato all’Università Autonoma di Barcellona, Dipartimento di Economia e Storia economica. In precedenza ha insegnato nelle università di Bologna, Siena e Siviglia. Intensa la sua attività di ricerca. Ha pubblicato 5 interessanti monografie  su temi economici, oltre 40 studi tra working papers in collane accademiche, ricerche su riviste, saggi o capitoli in volumi, recensioni. Ha partecipato (e partecipa)  a numerosi progetti di ricerca nazionali e internazionali. Parla inglese e spagnolo, conosce il francese e il catalano.

Emanuele, quali sono stati i passaggi che da Vasto ti hanno portato a Barcellona?
Ho frequentato il Liceo Classico a Vasto. Poi mi
sono laureato in Economia a Bologna, 13 anni fa, quindi ho iniziato un dottorato in Storia economica a Pisa. Ho completato la mia formazione all’estero, alla London School of Economics, ad Harvard e alla Pompeu Fabra di Barcellona, sono tornato in Italia e dal 2006 al 2010 ho insegnato nelle università di Bologna e di Siena.

E perché poi hai scelto la  Spagna?
Il passaggio all’estero è stato quasi naturale, qualche anno fa in Spagna c’erano molti più posti che in Italia: nel 2010 ho vinto un bando da Visiting Professor all’Università di Siviglia e da lì poco dopo sono andato all’Autonoma di Barcellona. Non c’è una ragione precisa, ho seguito il mercato cercando di mantenere un po’ di autonomia intellettuale e, quando ho potuto, ho scelto l’università e la città che mi piacevano di più.
La prestigiosa università  catalana, la terza in Spagna, ha 45.667 studenti,
6.914 tra docenti e amministrativi, un budget di 339,5 milioni di euro.
http://www.uab.es/servlet/Satellite/about-the-uab/the-uab-in-figures-1101231886926.html
In questi primi anni di attività accademica cos'hai pubblicato?
A partire dal 2005, ho iniziato a concentrarmi sulla stima e l’interpretazione dei divari regionali in Italia nel lungo periodo: cioè la ricostruzione del PIL regionale dall’Unità d’Italia ai nostri giorni, e poi le stime della produttività, del capitale umano, del capitale sociale, della speranza di vita e dell’indice di sviluppo umano. Su questo ho pubblicato alcuni articoli in italiano e poi nel 2007 un libro per il Mulino che ha avuto un discreto successo; quindi diversi articoli su riviste internazionali che mi hanno permesso di andare a lavorare all’estero. Recentemente, mi sono dedicato alla ricostruzione di lungo periodo (sempre dall’Unità ad oggi) dell’intera economia italiana, per settori (industria, servizi) e in totale (reddito, produttività), e quindi alla re-interpretazione della storia economica del nostro Paese. Su questo ho iniziato a pubblicare a partire dal 2010, su riviste nazionali e internazionali. Inoltre ho scritto cose più divulgative, ad esempio alcuni capitoli sulla storia dell’economia mondiale dagli anni 70 a oggi per il Mulino, e qualche volta − ma molto di rado − articoli o interviste per i giornali (L’Unità, La Repubblica). A parte fornisco un elenco delle pubblicazioni.

Di cosa ti occupi a Barcellona ?
Insegno all’Università Autonoma di Barcellona, corsi di Storia Economica Contemporanea e di Storia Economica Mondiale e, a livello di master, Sviluppo Regionale; faccio lezione in spagnolo, qualche volta in inglese. L’Università è abbastanza grande e conosciuta, più o meno la terza in Spagna per importanza. L’insegnamento occupa però solo una parte (minoritaria) del mio tempo. Il grosso è il lavoro di ricerca, che nel mio caso cambia molto poco a seconda dell’università in cui ci si trova: studio la storia economica, soprattutto italiana (per questo sono spesso in Italia), scrivo le mie pubblicazioni e partecipo a congressi e seminari. Viaggio molto, non solo in Italia che per necessità è la mia meta privilegiata; negli ultimi anni ho partecipato a congressi e ho tenuto conferenze in una dozzina di paesi e in quattro continenti. Per il resto, quando scrivo di solito lavoro a casa.

Quante lingue parli? Come le hai imparate?
Parlo due lingue straniere, lo spagnolo e l’inglese, con le quali lavoro. Inoltre me la cavo con il francese e il catalano. Le ho imparate vivendo nei posti in cui queste lingue si parlano, e applicandomi un po’ nel loro studio.

 Tu lavori in un campo molto specialistico, cosa hai fatto per acquisire le giuste competenze?
Oltre al cursus honorum (dottorato ecc. di cui sopra), la ricetta è semplice: ho studiato. Prima le cose più generali e anche un po’ dispersive, poi via via quelle più specialistiche e tecniche: dalle grandi sintesi sulla storia dell’umanità, giù fino ai software di econometria e agli articoli più dettagliati. Continuo a studiare, cercando di tenermi aggiornato sulle cose più importanti che si pubblicano nel mio campo (o meglio nei miei campi, che sono tre: storia economica, economia e storia), tanto in Italia quanto in ambito internazionale. Più o meno le cose me le sono studiate da solo, il tipo di dottorato che feci a suo tempo non era di quelli da cui si imparava molto. Anche andare ai convegni (meglio se internazionali) e frequentare i colleghi aiuta molto, se non altro per superare le inevitabili timidezze iniziali.

Il tuo è un ambiente internazionale molto stimolante, da italiano come ti trovi?
Quasi a casa, nella mia unità di storia economica siamo 3 italiani su 15 (uno su cinque). Un italiano in una grande università europea non è mai isolato, trova sempre qualche connazionale, in genere molto disponibile anche sul piano umano. Le università straniere sono piene di italiani, anche quelle spagnole, mentre nelle università italiane gli stranieri scarseggiano… non solo per mancanza di risorse, ma anche per un deficit mentalità (“prima i nostri”, si pensa, figurarsi se si fa posto agli stranieri). Forse anche questo è un preoccupante segno di arretratezza culturale del nostro Paese.

Che progetti hai  per il tuo futuro?
Per ora continuo con le mie ricerche, sullo sviluppo economico dell’Italia e sui divari regionali: ho qualche nuova pubblicazione in cantiere, che mi terrà impegnato per un po’.
Dal punto di vista accademico e delle scelte di vita il futuro è piacevolmente incerto, bene o male mi muovo in un ‘mercato’ internazionale e potrebbe sempre capitare qualche buona proposta che mi spinga a cambiare città, come è stato nel 2010 con Barcellona. Comunque, se potessi farlo a condizioni dignitose mi stabilizzerei in Italia, non lo escludo per il futuro: con la nuova abilitazione nazionale le procedure di reclutamento nelle nostre università potrebbero migliorare e avvicinarsi agli standard degli altri paesi avanzati, e poi per me che studio l’Italia è questa la sede naturale.

E con Vasto come la metti?
Torno poco, in genere qualche giorno a Natale, due o tre settimane d’estate, a volte a Pasqua. Quando vengo in Italia di solito mi fermo a Bologna, città in cui vivo da quando avevo 19 anni, che mi piace molto e con cui ormai ho più familiarità che con Vasto. È un po’ un peccato, perché Vasto è una gran bella città, tuttavia non è l’unico posto bello al mondo. Nell’insieme dà l’impressione di essere una cittadina molto devota, in senso lato, un po’ ostile al libero pensiero che invece può essere la vera forza di una comunità: ho l’impressione che nel lavoro contino ancora soprattutto i legami personali e familiari, mentre nelle relazioni affettive vedo ancora molta ipocrisia, sostanzialmente come quando ero ragazzo.
Ma devo ammettere che negli ultimi anni ho visto dei progressi, si respira un’atmosfera culturale più aperta; credo sia soprattutto merito di quanti, miei coetanei o un po’ più giovani, invece di andarsene come ho fatto io hanno deciso di restare, o di tornare, per provare a cambiare le cose.

Cosa consigli ai giovani vastesi che intraprendono l’università o sono in cerca di lavoro?
Consiglierei di tuffarsi nel mondo con un po’ di entusiasmo e con umiltà. E per questo, raccomanderei di studiare molto: seguendo le proprie inclinazioni ma anche predisponendosi al sacrificio; soprattutto, senza pregiudizi e con spirito critico. Il raggiungimento della felicità è sempre tortuoso e mai garantito, ma ceteris paribus sono quasi sicuro che l’amore per lo studio aumenti di molto le possibilità di essere felici… anche per un vastese ;-)

Ci piace molto quest’ultima frase. Il Sapere è una cosa seria, non è una imposizione dei professori. Lo “studio” aiuta molto ad ottenere successi nella vita.
Al prof. Emanuele Felice che con determinazione e impegno ha già raggiunto ottimi livelli nel mondo accademico, i migliori auguri per un futuro ricco di affermazioni professionali e personali, con l’auspicio di rivederlo presto in Italia, come docente in una della nostre prestigiose università. 
Ad maiora.
NICOLA D’ADAMO

ALLEGATO 
Elenco delle Pubblicazioni


Emanuele FELICE
Elenco delle Pubblicazioni



Monografie

(1) E. Felice, Divari regionali e intervento pubblico. Per una rilettura dello sviluppo in Italia, il Mulino, Bologna, 2007.

(2) V. Zamagni e E. Felice, Oltre il secolo. Le trasformazioni del sistema cooperativo Legacoop alla fine del secondo millennio, il Mulino, Bologna, 2006.

(3) E. Felice, La Società Produttori Sementi (1911-2011). Alle origini del made in Italy, il Mulino, Bologna, 2011.
Edizione rivista e aggiornata di:
E. Felice, La Società Produttori Sementi (1911-2002). Ricerca scientifica e organizzazione d’impresa, il Mulino, Bologna, 2004.

(4) E. Felice, Cassa per il Mezzogiorno. Il caso dell’Abruzzo, Consiglio Regionale dell’Abruzzo, Collana di Studi Abruzzesi, L’Aquila, 2003 (vincitore del Premio Segnalazione nell’edizione 2004 del Premio Pasquale Saraceno per studi sul Mezzogiorno).


(5) E. Felice, La Cisl a Bologna. Un profilo storico, Aspasia, Bologna, 2000.



Articoli in riviste con peer-review e/o i.f. (pubblicati, o accettati e di prossima pubblicazione)

(6) E. Felice, A. Carreras, When did modernization begin? Italy’s industrial growth reconsidered in light of new value-added series, 1911−1951, in «Explorations in Economic History», 49 (2012), n. 4, pp. 443-460. DOI 10.1016/j.eeh.2012.07.004.
Impact factor: 1.222. Posizione della Rivista nella categoria di riferimento (History of Social Sciences): 1/26. Tercile T1 (2010-JCR)

(7) E. Felice, Regional convergence in Italy (1891-2001): testing human and social capital, di prossima pubblicazione in «Cliometrica», 6 (2012), n. 3, pp. 267-306. DOI 10.1007/s11698-011-0076-1.
Impact factor: 0.957. Posizione della Rivista nella categoria di riferimento (History): 2/43. Terzile T1 (2010-JCR)
L’articolo è fra i cinque più scaricati della rivista (novembre 2012):

(8) E. Felice, Regional value added in Italy, 1891-2001, and the foundation of a long-term picture, in «The Economic History Review», 64 (2011), n. 3, pp. 929−950.
Impact factor: 0.885. 5-year impact factor: 1.080. Posizione della Rivista nella categoria di riferimento (History of Social Sciences): 2/22. Terzile T1 (2009-JCR)

(9) E. Felice, F. Giugliano, Myth and reality: a response to Lynn on the determinants of Italy’s North-South imbalances, in «Intelligence. A Multidisciplinary Journal», 39 (2011), n. 1, pp. 1-6.
Impact factor: 3.120. 5-year impact factor: 4.119. Posizione della Rivista nella categoria di riferimento (Psychology, Multidisciplinary): 13/120. Terzile T1 (2009-JCR)

(10) E. Felice, La norma e l’eccezione: i divari regionali in Italia (1891-2001) attraverso un’analisi shift-share, in «QA − Rivista dell’Associazione Rossi-Doria», 31 (2011), n. 4, pp. 77−112.

(11) A. Carreras, E. Felice, L’industria italiana dal 1911 al 1938: ricostruzione della serie del valore aggiunto e interpretazioni, in «Rivista di Storia Economica», 26 (2010), n. 3, pp. 285-333.

(12) E. Felice, State ownership and international competitiveness: the Italian Finmeccanica from Alfa Romeo to aerospace and defence, in «Enterprise & Society», 11 (2010), n. 3, pp. 594-635.
Impact factor: 0.617. 5-year impact factor: 0.583. Posizione della Rivista nella categoria di riferimento (History of Social Sciences): 7/22. Terzile T1 (2009-JCR)

(13) E. Felice, Notes on the determinants of suicide rates in Italy’s regions: a reply to Voracek (2009), in «Psychological Reports», 106 (2010), n. 3, pp. 731-736.
Impact factor: 0.346. 5-year impact factor: 0.425. Posizione della Rivista nella categoria di riferimento (Psychology, Multidisciplinary): 96/120. Terzile T3 (2009-JCR)
Articolo classificato al primo posto fra i 10 principali articoli pubblicati nello stesso ambito (tassi di suicidio) da gennaio 2010 a giugno 2011, da BioMedLib.

(14) E. Felice, Regional Development: Reviewing the Italian Mosaic, in «Journal of Modern Italian Studies», 15 (2010), n. 1, pp. 64-80.
Thomson Reuters Arts & Humanities Citation Index (2010): 0.026. Terzile T3 (Political Science and International Relations)
Articolo selezionato per il World Development Information Day delle Nazioni Unite (sezione Social Development), 2010.

(15) E. Felice, The correlation between human capital and economic performance. Historical evidence and some hypotheses for the Italian regions (1871-2001), in «Il Risparmio. Review», 56 (2008), n. 2, pp. 55-93.

(16) E. Felice, The «Cassa per il Mezzogiorno» in the Abruzzi. A successful regional economic policy, in «Global & Local Economic Review», 10 (2007), pp. 9-33.

(17) E. Felice, I divari regionali in Italia sulla base degli indicatori sociali (1871-2001), in «Rivista di Politica Economica», 67 (2007), nn. 3-4, pp. 359-405.

(18) E. Felice, Il valore aggiunto regionale. Una stima per il 1891 e per il 1911 e alcune elaborazioni di lungo periodo (1891-1971), in «Rivista di Storia Economica», 21 (2005), n. 3, pp. 83-124.

(19) E. Felice, Il reddito delle regioni italiane nel 1938 e nel 1951. Una stima basata sul costo del lavoro, in «Rivista di Storia Economica», 21 (2005), n. 1, pp. 3-30.

(20) E. Felice, Le politiche economiche regionali in Italia e nel Regno Unito (1950-1989), in «Rivista economica del Mezzogiorno», 16 (2002), nn.1-2, pp. 175-243.



Capitoli e saggi in volumi

(21) E. Felice, 1973-2001. La globalizzazione, in Sidney Pollard (a cura di), «Storia economica contemporanea», Terza edizione aggiornata, il Mulino, Bologna, 2012, pp. 237-283.

(22) E. Felice, 2001-oggi. Verso un nuovo multipolarismo, in Sidney Pollard (a cura di), «Storia economica contemporanea», Terza edizione aggiornata, il Mulino, Bologna, 2012, pp. 285-306.

(23) E. Felice, Sull’importanza della storia per le scienze sociali (e viceversa). Tre esempi dai divari regionali in Italia, in D. Felice (a cura di), «Studi di storia della cultura. Sibi suis amicisque», Clueb, Bologna, 2012, pp. 515−538.

(24) E. Felice, Fra eccellenze e occasioni perdute: permanenze e discontinuità dell’industria italiana nel lungo periodo, in B. Quintieri e M. Vasta (a cura di), «L’industria italiana nel contesto internazionale: 150 anni di storia», Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ), 2011, pp. 41–110.

(25) A. Brunetti, E. Felice, G. Vecchi, Reddito, in Giovanni Vecchi (a cura di), «In ricchezza e in povertà. Il benessere degli italiani dall’Unità a oggi», il Mulino, Bologna, 2011, pp. 209–234.

(26) E. Felice, The strategies and development of CNS, in Patrizia Battilani and Giuliana Bertagnoni (a cura di), «CNS: Cooperation, Network, Service. Innovation in Outsorcing», Carnegie Publishing, Lancaster, 2010, pp. 65–118.

(27) E. Felice, Un’analisi quantitativa di lungo periodo, in Vera Zamagni, «Finmeccanica. Competenze che vengono da lontano», il Mulino, Bologna, 2009, pp. 243-361.

(28) E. Felice, Mano pubblica e redditività. L’ascesa di Finmeccanica nell’aerospaziale e difesa, in Nicola Labanca (a cura di) «Gli Italiani in guerra. Conflitti, memorie, identità dal Risorgimento ai nostri giorni. Volume V. Le armi della Repubblica: dalla Liberazione a oggi», Utet, Torino, 2009, pp. 294-319.

(29) E. Felice, Finmeccanica. Dai salvataggi postbellici alla leadership internazionale [con Vera Zamagni], in Franco Amatori e Andrea Colli (a cura di), Imprenditorialità e sviluppo economico. Il caso italiano (secc. XIII-XX), Egea, Milano, 2009, pp. 938-964.

(30) E. Felice, Il Consorzio nazionale servizi: origini e sviluppo, in Patrizia Battilani e Giuliana Bertagnoni (a cura di), «Competizione e valorizzazione del lavoro. La rete cooperativa del Consorzio nazionale servizi», il Mulino, Bologna, 2007, 20082, pp. 149-260.

(31) E. Felice, Il settore lattiero-caseario in Italia dal dopoguerra al Duemila, in Giuliana Bertagnoni (a cura di), «Una storia di qualità. Il Gruppo Granarolo fra valori etici e logiche di mercato», il Mulino, Bologna, 2004, pp. 35-92.

(32) E. Felice, Tra inventiva privata e finanziamenti pubblici: Ottorino Pomilio da ingegnere imprenditore a manager Iri, in Giuseppe Conti, Tommaso Fanfani, Salvatore La Francesca, Alessandro Polsi (a cura di), «Imprenditori e banchieri. Formazione e selezione dell’imprenditorialità in Italia dall’Unità ai nostri giorni», Editoriale Scientifica, Napoli, 2004, pp. 333-395.


Pubblicazioni on-line in riviste con peer review

(33) E. Felice, T. Menzani, Una bella impresa. L’evoluzione della cooperazione sociale in Confcooperative e Legacoop, in «Storia e Futuro», n. 25, 2011 (51 pp.), www.storiaefuturo.com.



Recensioni

(34) E. Felice, Cultura e istituzioni all’origine dell’Occidente. Note su “Settimo non rubare” di Paolo Prodi, in «montesquieu.it. Biblioteca elettronica su Montesquieu e dintorni», n. 1-2009, pp. 187-194.

(35) E. Felice, Recensione a William Baumol, Robert Litan e Carl Schramm, Capitalismo buono e capitalismo cattivo, in «Imprese e storia», 39 (2010), gennaio-giugno, pp. 177-182.

(36) E. Felice, Recensión sobre «Settimo non rubare. Furto e mercato nella storia dell’Occidente», de Paolo Prodi, in «Aracauria. Revista Iberoamericana de Filosofía, Política y Humanidades», 12 (2010), pp. 164-172.


Traduzioni

(37) E. Felice, Traduzione del volume Understanding the Process of Economic Change, di Douglass North (Nobel per l’Economia 1993), Princeton, Princeton University Press: Capire il processo di cambiamento economico, il Mulino, Bologna, 2006.


Working papers pubblicati in collane accademiche (con peer-review)

(38) E. Felice and G. Vecchi, Italy’s Modern Economic Growth, 1861-2011, Quaderni del Dipartimento di Economia Politica e Statistica, Università di Siena, 2012, no. 663 [available at: http://www.econ-pol.unisi.it/dipartimento/it/node/1731].

(39) E. Felice, A. Carreras, The roots of success: industrial growth in Italy reconsidered, 1911-1951. Universitat Autònoma de Barcelona. Departament d’Economia i d’Història Econòmica. UHE Working Paper 2012_04, 2012 [available at: http://www.h-economica.uab.es/wps/2012_04.pdf].

(40) E. Felice, Neither dashboard nor ‘mashup’ indices: an empirical wealth approach as a pathway to a comprehensive measure of development. Universitat Autònoma de Barcelona. Departament d’Economia i d’Història Econòmica. UHE Working Paper 2012_01, 2012 [available at: http://www.h-economica.uab.es/wps/2012_01.pdf].

(41) E. Felice, The Determinants of Italy’s regional imbalances over the long run: exploring the contributions of human and social capital. University of Oxford. Discussion Papers in Economic and Social History, Number 88, March 2011 [available at: http://www.nuffield.ox.ac.uk/economics/History/].

(42) E. Felice, Regional value added in Italy over the long run (1891-2011): linking indirect estimates with official figures, and implications. Universitat Autònoma de Barcelona. Departament d’Economia i d’Història Econòmica. UHE Working Paper 2011_04, 2011 [available at: http://www.h-economica.uab.es/wps/2011_04.pdf].

(43) E. Felice, Regional inequalities in Italy in the long run (1891-2001): the pattern and some ideas to explain it. Università degli Studi di Siena, Quaderni del Dipartimento di Economia Politica, n. 597 – Giugno 2010 [disponibile all’indirizzo: http://www.econ-pol.unisi.it/dipartimento/it/node/1189].

(44) E. Felice, Regional Value Added in Italy (1891-2001): Estimates, Elaborations. Universidad Carlos III de Madrid. Departamento de Historia Económica e Instituciones, Working Papers in Economic History 09-08, 2009 [disponibile all’indirizzo: http://e-archivo.uc3m.es/bitstream/10016/5332/5/wp-09-08.pdf].

(45) E. Felice, Estimating Regional Gdp in Italy (1871-2001): Sources, Methodology, and Results. Universidad Carlos III de Madrid. Departamento de Historia Económica e Instituciones. Working Papers in Economic History 09-07, 2009 [disponibile all’indirizzo: http://e-archivo.uc3m.es/handle/10016/5334].


Manoscritti e lavori in corso

E. Felice, Searching for a comprehensive measure of development: the empirical wealth approach, «Journal of Economic Surveys» (Submitted).

E. Felice, M. Vasta, Passive Modernization? Social Indicators and Human Development in Italy’s Regions (1871-2009). Work in progress

E. Felice, G. Vecchi, Italy’s Modern Economic Growth, 1861-2011. Work in progress.

A. Baffigi, P. Battilani, E. Felice, I. Triglia, V. Zamagni, Italy’s GDP: the 1871 benchmark, manoscritto (Banca d’Italia, 2011)

P. Battilani, E. Felice, V. Zamagni, Italy’s services value added, 1861-1951, manoscritto (Banca d’Italia, 2011)


Altri working-papers pubblicati on-line

E. Felice, Regional Value Added in Italy (1891-2001) and the Backbone of a Long Term Picture, paper presentato al XVth World Economic History Congress, Utrecht, 3-7 agosto 2009 [disponibile all’indirizzo: http://www.wehc2009.org/programme.asp?day=1].

E. Felice, Human Capital and Economic Growth. An Exploration into the Italian Regions (1891-2001), paper presentato presso il terzo RTN Summer Symposium «Unifying the European Experience: Historical Lessons of Pan-European Development», CEPR, Londra, 26-28 Ottobre 2007 [disponibile all’indirizzo: http://www.cepr.org/meets/wkcn/1/1679/papers/Felice.pdf].

E. Felice, Income and Human Development: Measuring Regional Disparities in Italy, paper presentato presso il secondo Convegno RTN «Unifying the European Experience: Historical Lessons of Pan-European Development», Università di Lund, Svezia, 13-15 Ottobre 2006 [disponibile all’indirizzo: http://www.cepr.org/meets/wkcn/1/1658/papers/Felice.pdf].


Articoli divulgativi e politici

E. Felice e M. Vasta, Un’economia che produce poca innovazione, in «L’Unità», 31 luglio 2011, pp. VI-VII.

E. Felice, Una risposta lungimirante alla crisi: l’integrazione europea, in «Labouratorio», (63) 2011, pubblicato il 28 luglio 2011

E. Felice, Gli indignados e la sinistra europea, in «Melograno Rosso. Network per il socialismo europeo», published on 2011, June 21

E. Felice, Che sta succedendo in Spagna?, in «Melograno Rosso. Network per il socialismo europeo», published on 2011, May 30

E. Felice, L’Emilia-Romagna, regione guida dell’agricoltura italiana, in «Filiera Grando duro news», (18) 2011, aprile, pp. 1-2.

E. Felice, La lezione (antica) della Rivoluzione del Nilo, in «Goodwinbox. Blog di analisi, attualità e politica economica a cura del Dipartimento di Economia dell’Università di Siena», pubblicato il 23 febbraio 2011 [http://www.econ-pol.unisi.it/blog/?p=2559].

E. Felice, Il fallimento delle politiche per il Mezzogiorno: passato e presente, in «Goodwinbox. Blog di analisi, attualità e politica economica a cura del Dipartimento di Economia dell’Università di Siena», pubblicato il 3 gennaio 2011 [http://www.econ-pol.unisi.it/blog/?p=2457].

E. Felice, Il razzismo come teoria dello sviluppo, in «Goodwinbox. Blog di analisi, attualità e politica economica a cura del Dipartimento di Economia dell’Università di Siena», pubblicato il 18 gennaio 2010 [http://www.econ-pol.unisi.it/blog/?p=2031].

E. Felice, Le politiche di industrializzazione del Mezzogiorno: successi e insuccessi, in E. Felice, R. Giannetti, M. Vasta, V. Zamagni, «La politica industriale italiana nel II dopoguerra», a cura di V. Zamagni, «Nuova secondaria», 2006 (23), n. 7, pp. 30-33.

1 commento:

maria ha detto...

Questi, non sembra affatto una persona sprovveduta o amareggiata da qualche senso di fallimento, come qualche vastese diceva a me, quando riferivo della stessa situazione inerente alla mentalità sentita su pelle a Vasto (e limitrofi)... E non è certo l'unico che, attraverso queste interviste, ho notato la pensa allo stesso modo.
Viva l'onestà e la non ipocrisia atta giusto a difendere il proprio campanile!
Ah, giusto: un altro dei miei forti problemi per cui non comprendevo la vastesità, era che non ero nata a Vasto... :)
Figuriamoci se tutti i paesi e città che ospitano questi ragazzi in gamba, avessero agito e pensato allo stesso identico modo vastese, cosa ne sarebbe stata della carriera lodevole di ognuno di loro... Spero non si pensi che nel mondo, gli italiani lodevoli, siano solo vastesi. Ovviamente, non è contro la tradizione il mio dire... ovvio che esiste e deve esistere una tradizionalità del luogo e di chi ci ha vissuto dalla nascita, ma ci sono modi e modi per portare avanti le varie tradizioni.