EMANUELE FELICE, 35 anni, dal 2010 professore
associato all’Università Autonoma di Barcellona, Dipartimento di Economia e
Storia economica. In precedenza ha insegnato nelle università di Bologna, Siena
e Siviglia. Intensa la sua attività di ricerca. Ha pubblicato 5 interessanti
monografie su temi economici, oltre 40 studi tra working papers in
collane accademiche, ricerche su riviste, saggi o capitoli in volumi,
recensioni. Ha partecipato (e partecipa) a numerosi progetti di
ricerca nazionali e internazionali. Parla inglese e spagnolo, conosce il
francese e il catalano.
Emanuele,
quali sono stati i passaggi che da Vasto ti hanno portato a Barcellona?
Ho frequentato
il Liceo Classico a Vasto. Poi mi
sono laureato in Economia a Bologna, 13 anni fa, quindi ho iniziato un dottorato in Storia economica a Pisa. Ho completato la mia formazione all’estero, alla London School of Economics, ad Harvard e alla Pompeu Fabra di Barcellona, sono tornato in Italia e dal 2006 al 2010 ho insegnato nelle università di Bologna e di Siena.
sono laureato in Economia a Bologna, 13 anni fa, quindi ho iniziato un dottorato in Storia economica a Pisa. Ho completato la mia formazione all’estero, alla London School of Economics, ad Harvard e alla Pompeu Fabra di Barcellona, sono tornato in Italia e dal 2006 al 2010 ho insegnato nelle università di Bologna e di Siena.
E perché poi
hai scelto la Spagna?
Il passaggio all’estero è stato quasi naturale, qualche anno fa in Spagna c’erano molti più posti che in Italia: nel 2010 ho vinto un bando da Visiting Professor all’Università di Siviglia e da lì poco dopo sono andato all’Autonoma di Barcellona. Non c’è una ragione precisa, ho seguito il mercato cercando di mantenere un po’ di autonomia intellettuale e, quando ho potuto, ho scelto l’università e la città che mi piacevano di più.
In questi
primi anni di attività accademica cos'hai pubblicato?
Il passaggio all’estero è stato quasi naturale, qualche anno fa in Spagna c’erano molti più posti che in Italia: nel 2010 ho vinto un bando da Visiting Professor all’Università di Siviglia e da lì poco dopo sono andato all’Autonoma di Barcellona. Non c’è una ragione precisa, ho seguito il mercato cercando di mantenere un po’ di autonomia intellettuale e, quando ho potuto, ho scelto l’università e la città che mi piacevano di più.
![]() |
| La prestigiosa università catalana, la terza in Spagna, ha 45.667 studenti, 6.914 tra docenti e amministrativi, un budget di 339,5 milioni di euro. http://www.uab.es/servlet/Satellite/about-the-uab/the-uab-in-figures-1101231886926.html |
A partire dal
2005, ho iniziato a concentrarmi sulla stima e l’interpretazione dei divari
regionali in Italia nel lungo periodo: cioè la ricostruzione del PIL regionale
dall’Unità d’Italia ai nostri giorni, e poi le stime della produttività, del
capitale umano, del capitale sociale, della speranza di vita e dell’indice di
sviluppo umano. Su questo ho pubblicato alcuni articoli in italiano e poi nel
2007 un libro per il Mulino che ha avuto un discreto successo; quindi diversi
articoli su riviste internazionali che mi hanno permesso di andare a lavorare
all’estero. Recentemente, mi sono dedicato alla ricostruzione di lungo periodo
(sempre dall’Unità ad oggi) dell’intera economia italiana, per settori
(industria, servizi) e in totale (reddito, produttività), e quindi alla
re-interpretazione della storia economica del nostro Paese. Su questo ho
iniziato a pubblicare a partire dal 2010, su riviste nazionali e
internazionali. Inoltre ho scritto cose più divulgative, ad esempio alcuni
capitoli sulla storia dell’economia mondiale dagli anni 70 a oggi per
il Mulino, e qualche volta − ma molto di rado − articoli o interviste per i
giornali (L’Unità, La
Repubblica ). A parte
fornisco un elenco delle pubblicazioni.
Di cosa ti
occupi a Barcellona ?
Insegno all’Università
Autonoma di Barcellona, corsi di Storia Economica Contemporanea e di Storia
Economica Mondiale e, a livello di master, Sviluppo Regionale; faccio lezione
in spagnolo, qualche volta in inglese. L’Università è abbastanza grande e
conosciuta, più o meno la terza in Spagna per importanza. L’insegnamento occupa
però solo una parte (minoritaria) del mio tempo. Il grosso è il lavoro di
ricerca, che nel mio caso cambia molto poco a seconda dell’università in cui ci
si trova: studio la storia economica, soprattutto italiana (per questo sono
spesso in Italia), scrivo le mie pubblicazioni e partecipo a congressi e
seminari. Viaggio molto, non solo in Italia che per necessità è la mia meta
privilegiata; negli ultimi anni ho partecipato a congressi e ho tenuto
conferenze in una dozzina di paesi e in quattro continenti. Per il resto,
quando scrivo di solito lavoro a casa.
Quante
lingue parli? Come le hai imparate?
Parlo due
lingue straniere, lo spagnolo e l’inglese, con le quali lavoro. Inoltre me la
cavo con il francese e il catalano. Le ho imparate vivendo nei posti in cui
queste lingue si parlano, e applicandomi un po’ nel loro studio.
Tu
lavori in un campo molto specialistico, cosa hai fatto per acquisire le giuste
competenze?
Oltre al cursus
honorum (dottorato ecc. di cui sopra), la ricetta è semplice: ho studiato.
Prima le cose più generali e anche un po’ dispersive, poi via via quelle più
specialistiche e tecniche: dalle grandi sintesi sulla storia dell’umanità, giù
fino ai software di econometria e agli articoli più dettagliati. Continuo a
studiare, cercando di tenermi aggiornato sulle cose più importanti che si
pubblicano nel mio campo (o meglio nei miei campi, che sono tre: storia
economica, economia e storia), tanto in Italia quanto in ambito internazionale.
Più o meno le cose me le sono studiate da solo, il tipo di dottorato che feci a
suo tempo non era di quelli da cui si imparava molto. Anche andare ai convegni
(meglio se internazionali) e frequentare i colleghi aiuta molto, se non altro
per superare le inevitabili timidezze iniziali.
Il tuo è un
ambiente internazionale molto stimolante, da italiano come ti trovi?
Quasi a casa,
nella mia unità di storia economica siamo 3 italiani su 15 (uno su cinque). Un
italiano in una grande università europea non è mai isolato, trova sempre
qualche connazionale, in genere molto disponibile anche sul piano umano. Le
università straniere sono piene di italiani, anche quelle spagnole, mentre
nelle università italiane gli stranieri scarseggiano… non solo per mancanza di
risorse, ma anche per un deficit mentalità (“prima i nostri”, si pensa,
figurarsi se si fa posto agli stranieri). Forse anche questo è un preoccupante
segno di arretratezza culturale del nostro Paese.
Che progetti
hai per il tuo futuro?
Per ora
continuo con le mie ricerche, sullo sviluppo economico dell’Italia e sui divari
regionali: ho qualche nuova pubblicazione in cantiere, che mi terrà impegnato
per un po’.
Dal punto di
vista accademico e delle scelte di vita il futuro è piacevolmente incerto, bene
o male mi muovo in un ‘mercato’ internazionale e potrebbe sempre capitare
qualche buona proposta che mi spinga a cambiare città, come è stato nel 2010
con Barcellona. Comunque, se potessi farlo a condizioni dignitose mi
stabilizzerei in Italia, non lo escludo per il futuro: con la nuova
abilitazione nazionale le procedure di reclutamento nelle nostre università
potrebbero migliorare e avvicinarsi agli standard degli altri paesi avanzati, e
poi per me che studio l’Italia è questa la sede naturale.
E con Vasto
come la metti?
Torno poco, in
genere qualche giorno a Natale, due o tre settimane d’estate, a volte a Pasqua.
Quando vengo in Italia di solito mi fermo a Bologna, città in cui vivo da
quando avevo 19 anni, che mi piace molto e con cui ormai ho più familiarità che
con Vasto. È un po’ un peccato, perché Vasto è una gran bella città, tuttavia
non è l’unico posto bello al mondo. Nell’insieme dà l’impressione di essere una
cittadina molto devota, in senso lato, un po’ ostile al libero pensiero che invece
può essere la vera forza di una comunità: ho l’impressione che nel lavoro
contino ancora soprattutto i legami personali e familiari, mentre nelle
relazioni affettive vedo ancora molta ipocrisia, sostanzialmente come quando
ero ragazzo.
Ma devo ammettere
che negli ultimi anni ho visto dei progressi, si respira un’atmosfera culturale
più aperta; credo sia soprattutto merito di quanti, miei coetanei o un po’ più
giovani, invece di andarsene come ho fatto io hanno deciso di restare, o di
tornare, per provare a cambiare le cose.
Cosa
consigli ai giovani vastesi che intraprendono l’università o sono in cerca di
lavoro?
Consiglierei di
tuffarsi nel mondo con un po’ di entusiasmo e con umiltà. E per questo,
raccomanderei di studiare molto: seguendo le proprie inclinazioni ma anche
predisponendosi al sacrificio; soprattutto, senza pregiudizi e con spirito
critico. Il raggiungimento della felicità è sempre tortuoso e mai garantito, ma
ceteris paribus sono quasi sicuro che l’amore per lo studio aumenti di molto le
possibilità di essere felici… anche per un vastese ;-)
Ci piace
molto quest’ultima frase. Il Sapere è una cosa seria, non è una imposizione dei
professori. Lo “studio” aiuta molto ad ottenere successi nella vita.
Al prof.
Emanuele Felice che con determinazione e impegno ha già raggiunto ottimi
livelli nel mondo accademico, i migliori auguri per un futuro ricco di
affermazioni professionali e personali, con l’auspicio di rivederlo presto in
Italia, come docente in una della nostre prestigiose università.
Ad maiora.
NICOLA
D’ADAMO
ALLEGATO
Elenco delle Pubblicazioni
Elenco delle Pubblicazioni
Emanuele FELICE
Elenco delle Pubblicazioni
Monografie
(1) E. Felice, Divari regionali e intervento
pubblico. Per una rilettura dello sviluppo in Italia, il Mulino, Bologna,
2007.
(2) V. Zamagni e E. Felice, Oltre il secolo. Le
trasformazioni del sistema cooperativo Legacoop alla fine del secondo millennio,
il Mulino, Bologna, 2006.
(3) E. Felice, La Società Produttori
Sementi (1911-2011). Alle origini del made in Italy, il Mulino, Bologna,
2011.
Edizione rivista e aggiornata di:
E. Felice, La Società Produttori
Sementi (1911-2002). Ricerca scientifica e organizzazione d’impresa, il
Mulino, Bologna, 2004.
(4) E. Felice, Cassa per il Mezzogiorno. Il caso dell’Abruzzo, Consiglio Regionale dell’Abruzzo, Collana di Studi Abruzzesi, L’Aquila, 2003 (vincitore del Premio Segnalazione nell’edizione 2004 del Premio Pasquale Saraceno per studi sul Mezzogiorno).
(5) E. Felice, La Cisl a Bologna. Un profilo storico,
Aspasia, Bologna, 2000.
Articoli
in riviste con peer-review e/o i.f. (pubblicati, o accettati e di prossima
pubblicazione)
(6) E. Felice, A.
Carreras, When did modernization begin? Italy ’s industrial growth reconsidered
in light of new value-added series, 1911−1951, in «Explorations in Economic
History», 49 (2012), n. 4, pp. 443-460. DOI
10.1016/j.eeh.2012.07.004.
Impact factor: 1.222. Posizione della Rivista nella categoria di riferimento
(History of Social Sciences):
1/26. Tercile T1 (2010-JCR)
(7) E. Felice, Regional convergence in Italy
(1891-2001): testing human and social capital, di prossima pubblicazione in
«Cliometrica», 6 (2012), n. 3, pp. 267-306. DOI 10.1007/s11698-011-0076-1.
Impact factor: 0.957. Posizione della Rivista nella
categoria di riferimento (History): 2/43. Terzile T1 (2010-JCR)
L’articolo è fra i cinque più scaricati della rivista
(novembre 2012):
(8) E. Felice, Regional value
added in Italy ,
1891-2001, and the foundation of a long-term picture, in «The Economic
History Review», 64 (2011), n. 3, pp. 929−950.
Impact factor:
0.885. 5-year impact factor: 1.080. Posizione
della Rivista nella categoria di riferimento (History of Social Sciences):
2/22. Terzile T1 (2009-JCR)
(9) E. Felice, F.
Giugliano, Myth and reality: a response to Lynn
on the determinants of Italy ’s
North-South imbalances, in «Intelligence. A Multidisciplinary Journal», 39
(2011), n. 1, pp. 1-6.
Impact factor:
3.120. 5-year impact factor: 4.119. Posizione della Rivista nella categoria di riferimento (Psychology,
Multidisciplinary): 13/120. Terzile T1 (2009-JCR)
(10) E. Felice, La norma e l’eccezione: i divari
regionali in Italia (1891-2001) attraverso un’analisi shift-share, in «QA −
Rivista dell’Associazione Rossi-Doria», 31 (2011), n. 4, pp. 77−112.
(11) A. Carreras, E. Felice, L’industria italiana
dal 1911 al 1938: ricostruzione della serie del valore aggiunto e
interpretazioni, in «Rivista di Storia Economica», 26 (2010), n. 3, pp.
285-333.
(12) E. Felice, State
ownership and international competitiveness: the Italian Finmeccanica from Alfa
Romeo to aerospace and defence, in «Enterprise & Society», 11 (2010),
n. 3, pp. 594-635.
Impact factor:
0.617. 5-year impact factor: 0.583. Posizione
della Rivista nella categoria di riferimento (History of Social Sciences):
7/22. Terzile T1 (2009-JCR)
(13) E. Felice, Notes
on the determinants of suicide rates in Italy ’s regions: a reply to Voracek
(2009), in «Psychological Reports», 106 (2010), n. 3, pp. 731-736.
Impact factor:
0.346. 5-year impact factor: 0.425. Posizione
della Rivista nella categoria di riferimento (Psychology, Multidisciplinary):
96/120. Terzile T3 (2009-JCR)
Articolo classificato al primo posto fra i 10
principali articoli pubblicati nello stesso ambito (tassi di suicidio) da
gennaio 2010 a
giugno 2011, da BioMedLib.
(14) E. Felice, Regional
Development: Reviewing the Italian Mosaic, in «Journal of Modern Italian
Studies», 15 (2010), n. 1, pp. 64-80.
Thomson Reuters Arts
& Humanities Citation Index (2010): 0.026. Terzile T3 (Political Science
and International Relations)
Articolo selezionato per il World Development Information Day delle Nazioni Unite (sezione Social Development), 2010.
(15) E. Felice, The
correlation between human capital and economic performance. Historical evidence
and some hypotheses for the Italian regions (1871-2001), in «Il Risparmio. Review», 56 (2008), n. 2, pp. 55-93.
(16) E. Felice, The «Cassa per il Mezzogiorno» in
the Abruzzi. A successful regional economic policy, in «Global & Local
Economic Review», 10 (2007), pp. 9-33.
(17) E. Felice, I divari regionali in Italia sulla
base degli indicatori sociali (1871-2001), in «Rivista di Politica
Economica», 67 (2007), nn. 3-4, pp. 359-405.
(18) E. Felice, Il valore aggiunto regionale. Una
stima per il 1891 e per il 1911 e alcune elaborazioni di lungo periodo
(1891-1971), in «Rivista di Storia Economica», 21 (2005), n. 3, pp. 83-124.
(19) E. Felice, Il reddito delle
regioni italiane nel 1938 e nel 1951. Una stima basata sul costo del lavoro,
in «Rivista di Storia Economica», 21 (2005), n. 1, pp. 3-30.
(20) E. Felice, Le politiche
economiche regionali in Italia e nel Regno Unito (1950-1989), in «Rivista
economica del Mezzogiorno», 16 (2002), nn.1-2, pp. 175-243.
Capitoli e saggi in volumi
(21) E. Felice, 1973-2001. La globalizzazione,
in Sidney Pollard (a cura di), «Storia economica contemporanea», Terza edizione
aggiornata, il Mulino, Bologna, 2012, pp. 237-283.
(22) E. Felice, 2001-oggi. Verso un nuovo
multipolarismo, in Sidney Pollard (a cura di), «Storia economica
contemporanea», Terza edizione aggiornata, il Mulino, Bologna, 2012, pp.
285-306.
(23) E. Felice, Sull’importanza della storia per le scienze sociali (e
viceversa). Tre esempi dai divari regionali in Italia, in D. Felice (a cura di), «Studi
di storia della cultura. Sibi
suis amicisque»,
Clueb, Bologna, 2012, pp. 515−538.
(24) E. Felice, Fra eccellenze e occasioni perdute: permanenze e
discontinuità dell’industria italiana nel lungo periodo, in B. Quintieri e M. Vasta (a cura
di), «L’industria italiana nel contesto internazionale: 150 anni di storia», Rubbettino,
Soveria Mannelli (CZ), 2011, pp. 41–110.
(25) A. Brunetti, E. Felice, G.
Vecchi, Reddito, in Giovanni Vecchi (a cura di),
«In ricchezza e in povertà. Il benessere degli italiani dall’Unità a oggi», il
Mulino, Bologna, 2011, pp. 209–234.
(26) E. Felice, The
strategies and development of CNS, in
Patrizia Battilani and Giuliana Bertagnoni (a cura di), «CNS: Cooperation,
Network, Service. Innovation in Outsorcing», Carnegie Publishing, Lancaster,
2010, pp. 65–118.
(27) E. Felice, Un’analisi quantitativa di lungo periodo, in
Vera Zamagni, «Finmeccanica. Competenze che vengono da lontano», il Mulino,
Bologna, 2009, pp. 243-361.
(28) E. Felice, Mano pubblica e redditività. L’ascesa di
Finmeccanica nell’aerospaziale e difesa, in Nicola Labanca (a cura di) «Gli
Italiani in guerra. Conflitti, memorie, identità dal Risorgimento ai nostri
giorni. Volume V. Le armi della Repubblica: dalla Liberazione a oggi», Utet,
Torino, 2009, pp. 294-319.
(29) E. Felice, Finmeccanica. Dai salvataggi postbellici alla
leadership internazionale [con Vera Zamagni], in Franco Amatori e Andrea
Colli (a cura di), Imprenditorialità e sviluppo economico. Il caso italiano
(secc. XIII-XX), Egea, Milano, 2009, pp. 938-964.
(30) E. Felice, Il Consorzio nazionale servizi: origini e sviluppo,
in Patrizia Battilani e Giuliana Bertagnoni (a cura di), «Competizione e
valorizzazione del lavoro. La rete cooperativa del Consorzio nazionale
servizi», il Mulino, Bologna, 2007, 20082, pp. 149-260.
(31) E. Felice, Il settore lattiero-caseario in Italia dal
dopoguerra al Duemila, in Giuliana Bertagnoni (a cura di), «Una storia di
qualità. Il Gruppo Granarolo fra valori etici e logiche di mercato», il Mulino,
Bologna, 2004, pp. 35-92.
(32) E. Felice, Tra inventiva privata e
finanziamenti pubblici: Ottorino Pomilio da ingegnere imprenditore a manager
Iri, in Giuseppe Conti, Tommaso Fanfani, Salvatore La Francesca , Alessandro
Polsi (a cura di), «Imprenditori e banchieri. Formazione e selezione
dell’imprenditorialità in Italia dall’Unità ai nostri giorni», Editoriale
Scientifica, Napoli, 2004, pp. 333-395.
Pubblicazioni on-line in riviste con peer review
(33) E. Felice, T. Menzani, Una bella impresa.
L’evoluzione della cooperazione sociale in Confcooperative e Legacoop, in
«Storia e Futuro», n. 25, 2011 (51 pp.), www.storiaefuturo.com.
Recensioni
(34) E. Felice, Cultura e istituzioni all’origine
dell’Occidente. Note su “Settimo non rubare” di Paolo Prodi, in «montesquieu.it. Biblioteca
elettronica su Montesquieu e dintorni», n. 1-2009, pp. 187-194.
(35) E. Felice, Recensione a William Baumol,
Robert Litan e Carl Schramm, Capitalismo buono e capitalismo cattivo, in
«Imprese e storia», 39 (2010), gennaio-giugno, pp. 177-182.
(36) E. Felice, Recensión sobre «Settimo non
rubare. Furto e mercato nella storia dell’Occidente», de Paolo Prodi, in
«Aracauria. Revista Iberoamericana de Filosofía, Política y Humanidades», 12
(2010), pp. 164-172.
Traduzioni
(37) E. Felice, Traduzione del volume Understanding
the Process of Economic Change, di Douglass North (Nobel per l’Economia
1993), Princeton, Princeton University Press: Capire il processo di
cambiamento economico, il Mulino, Bologna, 2006.
Working
papers pubblicati in collane accademiche (con peer-review)
(38) E. Felice and G. Vecchi, Italy’s Modern
Economic Growth, 1861-2011, Quaderni del Dipartimento di Economia Politica
e Statistica, Università di Siena, 2012, no. 663 [available at: http://www.econ-pol.unisi.it/dipartimento/it/node/1731].
(39) E. Felice, A.
Carreras, The roots of success: industrial growth in Italy
reconsidered, 1911-1951. Universitat Autònoma de Barcelona. Departament
d’Economia i d’Història Econòmica. UHE Working Paper 2012_04, 2012 [available
at: http://www.h-economica.uab.es/wps/2012_04.pdf].
(40) E. Felice, Neither
dashboard nor ‘mashup’ indices: an empirical wealth approach as a pathway to a
comprehensive measure of development. Universitat Autònoma de Barcelona.
Departament d’Economia i d’Història Econòmica. UHE Working Paper 2012_01, 2012
[available at: http://www.h-economica.uab.es/wps/2012_01.pdf].
(41) E. Felice, The
Determinants of Italy ’s
regional imbalances over the long run: exploring the contributions of human and
social capital. University
of Oxford . Discussion
Papers in Economic and Social History, Number 88, March 2011 [available at: http://www.nuffield.ox.ac.uk/economics/History/].
(42) E. Felice, Regional
value added in Italy
over the long run (1891-2011): linking indirect estimates with official
figures, and implications. Universitat Autònoma de Barcelona. Departament
d’Economia i d’Història Econòmica. UHE Working Paper 2011_04, 2011 [available
at: http://www.h-economica.uab.es/wps/2011_04.pdf].
(43) E. Felice, Regional
inequalities in Italy
in the long run (1891-2001): the pattern and some ideas to explain it. Università degli Studi di Siena, Quaderni del
Dipartimento di Economia Politica, n. 597 – Giugno 2010 [disponibile all’indirizzo: http://www.econ-pol.unisi.it/dipartimento/it/node/1189].
(44) E. Felice, Regional
Value Added in Italy
(1891-2001): Estimates, Elaborations. Universidad Carlos III de
Madrid. Departamento de Historia Económica e Instituciones, Working Papers in
Economic History 09-08, 2009 [disponibile all’indirizzo: http://e-archivo.uc3m.es/bitstream/10016/5332/5/wp-09-08.pdf].
(45) E. Felice, Estimating
Regional Gdp in Italy
(1871-2001): Sources, Methodology, and Results. Universidad Carlos III de
Madrid. Departamento de Historia Económica e Instituciones. Working Papers in
Economic History 09-07, 2009 [disponibile all’indirizzo: http://e-archivo.uc3m.es/handle/10016/5334].
Manoscritti e lavori in corso
E. Felice, Searching for a comprehensive measure of development:
the empirical wealth approach,
«Journal of Economic Surveys» (Submitted).
E. Felice, M. Vasta, Passive Modernization? Social Indicators
and Human Development in Italy ’s
Regions (1871-2009). Work in progress
E. Felice, G.
Vecchi, Italy ’s
Modern Economic Growth, 1861-2011. Work
in progress.
A.
Baffigi, P. Battilani, E. Felice, I. Triglia, V. Zamagni, Italy’s GDP: the
1871 benchmark, manoscritto (Banca d’Italia, 2011)
P.
Battilani, E. Felice, V. Zamagni, Italy’s services value added, 1861-1951,
manoscritto (Banca d’Italia, 2011)
Altri working-papers pubblicati
on-line
E. Felice, Regional Value Added
in Italy (1891-2001) and the Backbone of a Long Term Picture, paper presentato
al XVth World Economic History Congress, Utrecht, 3-7 agosto 2009 [disponibile
all’indirizzo: http://www.wehc2009.org/programme.asp?day=1].
E. Felice, Human
Capital and Economic Growth. An Exploration into the Italian Regions
(1891-2001), paper presentato presso il terzo RTN Summer Symposium
«Unifying the European Experience: Historical Lessons of Pan-European
Development», CEPR, Londra, 26-28 Ottobre 2007 [disponibile all’indirizzo: http://www.cepr.org/meets/wkcn/1/1679/papers/Felice.pdf].
E. Felice, Income
and Human Development: Measuring Regional Disparities in Italy , paper presentato
presso il secondo Convegno RTN «Unifying the European Experience: Historical
Lessons of Pan-European Development», Università di Lund, Svezia, 13-15 Ottobre
2006 [disponibile all’indirizzo: http://www.cepr.org/meets/wkcn/1/1658/papers/Felice.pdf].
Articoli
divulgativi e politici
E. Felice e M. Vasta, Un’economia che produce poca
innovazione, in «L’Unità», 31 luglio 2011, pp. VI-VII.
E. Felice, Una risposta lungimirante alla crisi:
l’integrazione europea, in «Labouratorio», (63) 2011, pubblicato il 28
luglio 2011
E. Felice, Gli
indignados e la sinistra europea, in «Melograno Rosso. Network per il
socialismo europeo», published on 2011, June 21
E. Felice, Che
sta succedendo in Spagna?, in «Melograno Rosso. Network per il socialismo
europeo», published on 2011, May 30
[http://www.melogranorosso.eu/index.php?option=com_k2&view=item&id=79:che-sta-succedendo-in-spagna?].
E. Felice, La lezione (antica) della Rivoluzione del
Nilo, in «Goodwinbox. Blog di analisi, attualità e politica economica a
cura del Dipartimento di Economia dell’Università di Siena», pubblicato il 23
febbraio 2011 [http://www.econ-pol.unisi.it/blog/?p=2559].
E. Felice, Il fallimento delle politiche per il
Mezzogiorno: passato e presente, in «Goodwinbox. Blog di analisi, attualità
e politica economica a cura del Dipartimento di Economia dell’Università di
Siena», pubblicato il 3 gennaio 2011 [http://www.econ-pol.unisi.it/blog/?p=2457].
E. Felice, Il razzismo come teoria dello sviluppo,
in «Goodwinbox. Blog di analisi, attualità e politica economica a cura del
Dipartimento di Economia dell’Università di Siena», pubblicato il 18 gennaio
2010 [http://www.econ-pol.unisi.it/blog/?p=2031].
E. Felice, Le politiche di industrializzazione del
Mezzogiorno: successi e insuccessi, in E. Felice, R. Giannetti, M. Vasta,
V. Zamagni, «La politica industriale italiana nel II dopoguerra», a cura di V.
Zamagni, «Nuova secondaria», 2006 (23), n. 7, pp. 30-33.


1 commento:
Questi, non sembra affatto una persona sprovveduta o amareggiata da qualche senso di fallimento, come qualche vastese diceva a me, quando riferivo della stessa situazione inerente alla mentalità sentita su pelle a Vasto (e limitrofi)... E non è certo l'unico che, attraverso queste interviste, ho notato la pensa allo stesso modo.
Viva l'onestà e la non ipocrisia atta giusto a difendere il proprio campanile!
Ah, giusto: un altro dei miei forti problemi per cui non comprendevo la vastesità, era che non ero nata a Vasto... :)
Figuriamoci se tutti i paesi e città che ospitano questi ragazzi in gamba, avessero agito e pensato allo stesso identico modo vastese, cosa ne sarebbe stata della carriera lodevole di ognuno di loro... Spero non si pensi che nel mondo, gli italiani lodevoli, siano solo vastesi. Ovviamente, non è contro la tradizione il mio dire... ovvio che esiste e deve esistere una tradizionalità del luogo e di chi ci ha vissuto dalla nascita, ma ci sono modi e modi per portare avanti le varie tradizioni.
Posta un commento