Il vescovo Forte alle esequie funebri nella chiesa di Sant'Antonio di PadovaE’ stato il vescovo della diocesi di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, assieme al parroco di San Pietro don Stellerino D’Anniballe e ad altri sacerdoti del clero vastese a presiedere nel primo pomeriggio di oggi, nella chiesa di Sant’Antonio di Padova, i funerali di Don Michele Ronzitti, deceduto ieri mattina all’età di 88 anni.
Tanti i vastesi che hanno voluto rendere omaggio alla figura di un uomo di chiesa che il vescovo ha definito “umile e prezioso, la cui vita interamente dedicata al Vangelo”. Pieno il sacro tempio che si affaccia sul golfo di Vasto e tanti, nelle ore precedenti, coloro che hanno raggiunto l’obitorio dell’ospedale ‘San Pio da Pietrelcina’ dove don Michele è spirato.
A nome della collettività vastese è stato il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Forte ad esprimere i sentimenti di cordoglio e dolore della città per la perdita di don Michele: “Per quelli della mia generazione è stato un maestro di vita, un educatore esemplare. Con lui scompare una figura storica della nostra città. Ci resteranno i suoi scritti, le sue ricerche realizzate con impegno e sacrificio per tramandare ai posteri la vita religiosa e sacerdotale di questa comunità".
In chiesa i labari ed i simboli delle Confraternite cittadine.
tratto da Histonium.net
tratto da Histonium.net
2 commenti:
Nel palazzo Rulli c'erano alcune stanze polverose dove ci facevano la "duttrìne" alcune signore e il mite e buono don Michele.
Chi ci ha creato? Ci ha creato Dio...e stàtte firmète nu mumende...
Le tre virtù teologali? Fede, Speranzeeee ...oh statève zitte...e Carità.
In una stanza vicina c'era un tavolo da ping pong e un traballante bigliardino.
Attorno una caciarra infernale.
Poi all'improvviso arrivava don Michele, con la lunga tonaca nera che sollevava polvere nell'incedere.
Noi bambini ci mettavano subito nella sua scia festosi perchè sapevamo già quello che stava per fare.
Piazzava un tavolo al centro della stanza e scostava le sedia da una parete sufficientemente bianca, a parte le pedate nostre.
Sul tavolo posava un piccolo proiettore e dalla tasca della tonaca tirava fuori una bobinetta con la pellicola in parte srotolata.
Con pazienza la riavvolgeva combattendo con le mille mani che cercavano di toccare quello strano oggetto nero sul tavolo.
Alla fine montava la bobina, inseriva la spina nella macchinetta e ad uno di noi passava l'altro capo del filo elettrico...attàcche la spina Cicchepà...Enzì stùte la luce...silenzio...
La luce del proiettore era forte e bianca e spargeva un odore di fritto.
Don Michele cominciava a girare una piccola manovella e sulla parete apparivano le immagini in bianco e nero di Gesù nell'orto dei Getsemani.
Don Michele ci spiegava dolce le immagini che stavamo osservando, tutti col naso all'insù, seduti per terra attorno al tavolino del proiettore.
Ogni tanto le immagini si fermavano e sentivano il Don che armeggiava finchè Gesù tornava a camminare tra i discepoli.
Come si sà quelle immagini appartengono ad un momento drammatico della vità di Gesù, ma don Michele la faceva sembrare una favola.
Ed ogni domenica pomeriggio noi tornavamo a guardare quel film in bianco e nero, affascinati da quella figura vestita di bianco che fermava i soldati sollevando la mano e dal suono delle parole di Don Michele.
Qualche anno dopo quei bambini erano i chierichetti che gli servivano messa, lo aiutavano a vestire i paramenti sacri e di nascosto bevevano un sorso del vino riposto sotto la panca.
Il paradiso c'è perchè ci sono state persone come lui.
Comparto, cosí era il buon Don Michele, un simbolo della Chiesa vera che se ne va, spero sia stato d´esempio per le nuove generazioni che tanto bisogno hanno di un Don Michele
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