Prima della riflessione sul tema
“Giovanni Paolo II e il mondo della comunicazione”, organizzata da don Gianni
Sciorra e tenuta Martedì 13 novembre 2012 dal dott. Fabio Zavattaro presso la Chiesa di S. Paolo, dinanzi
ad un folto pubblico, ho avuto modo di avvicinare, per una breve intervista, il
bravo giornalista Rai e vaticanista. E alla
domanda: “Cosa significa per Lei la
sua venuta a Vasto?”, mi ha risposto con l’entusiasmo, che lo contraddistingue:
“Il mio essere qui è un grazie a Papa Wojtyla. Spero di accompagnarlo sino alla
meta della Canonizzazione”.
Queste parole mi hanno fatto subito
capire il grande affetto che lega Zavattaro alla eccelsa figura del Papa
polacco, con il quale egli ha condiviso un cammino di fede e di speranza,
attraverso l’intensa attività di giornalista.
In effetti l’intervento di
Zavattaro più che una conversazione è stata una vera e propria testimonianza
che, attraverso il racconto di tanti episodi, alcuni inediti, della vita di
Wojtyla, hanno aiutato i fedeli a capire maggiormente la statura umana e
spirituale di Giovanni Paolo II.
Il discorso si è snodato sul
sentiero fascinoso di varie immagini, tese ad approfondire l’idea che “tutta la
vita di Giovanni Paolo II è legata alla comunicazione”. Innanzitutto quelle
dell’infanzia e dell’adolescenza. “In questo periodo, trascorso in famiglia, –
ha detto Zavattaro – Wojtyla si è formato ai valori autentici, in particolare
all’apertura verso il prossimo, grazie all’educazione religiosa impartita dai
genitori”.
Poi c’è l’immagine del giovane
Wojtyla che sta con gli altri giovani e li accompagna nelle gite per avviare un
colloquio con essi e aprirli ai grandi ideali.
Il giorno stesso in cui viene
eletto Papa, Wojtyla realizza in poche semplici espressioni la sua grande
capacità di comunicatore, quando con le braccia appoggiate al balcone parla
alla gente riunita in piazza S. Pietro dice: “Mi hanno chiamato da un paese
lontano… Se sbaglio, mi corrigerete…”.
Ma tanti altri flash di Giovanni
Paolo II ha offerto all’attento pubblico Zavattaro: la croce innalzata come
vessillo di amore e di libertà alla messa di inizio del pontificato; il suo
scendere in mezzo alle persone ammalate; il suo primo viaggio in Polonia,
quando lancia il suo forte messaggio che Dio non si può escludere da una
nazione; i gesti seguiti all’attentato e concretizzati nel perdonare lo stesso
Alì Agca e nel consegnare uno dei tre proiettili (quello ritrovato sulla macchina)
alla Madonna di Fatima; i suoi continui richiami ai governanti ad aprire i
confini degli stati e dei sistemi politici; il baciare la terra dei luoghi dove
è andato in viaggio apostolico; l’incontro con il rabbino Capo di Roma, Toaf
(la prima volta che un Papa è entrato in una sinagoga).
“Tutti questi gesti e questi
incisivi messaggi – ha commentato il giornalista Rai – hanno accompagnato i
grandi cambiamenti della nostra storia contemporanea”.
Zavattaro ha concluso il suo
intervento con un’ultima immagine, quella che lui ha chiamato “l’Angelus muto”.
E’ il periodo della grave infermità di Giovanni Paolo II. Lui vuol parlare, ma
non riesce. A volte le parole non servono. Quel gesto ha comunicato la
sofferenza e il desiderio del Padre “malato” di essere accanto ai suoi figli.
“Ecco perché - ha esclamato Zavattaro – Wojtyla è il Papa di tutti!”.
LUIGI MEDEA
Il servizio fotografico è di Luigi
Medea
1 commento:
Ricordo ogni "immagine" citata del Wojtyla Papa, compresa la prima, vista in diretta TV.
Papa Giovanni Paolo II, è il primo ad aver accompagnato, nel secolo scorso, più di una generazione.
A livello mnemonico, è senza dubbio il papa che si ricorda di più...
Io stessa, se dovessi parlare dei papi che hanno accompagnato la mia vita, riesco mentalmente a ricordare solo Giovanni Paolo secondo, oltre l'attuale... anche se nella memoria ricordo il funerale del "papa del sorriso", e nonostante il precedente ci fu pochissimo tempo prima, quello, non lo ricordo affatto... ricordo però, l'emozione della diretta sulla "fumata bianca" che fece scattare la celebre frase "habemus Papam" indicando Benedetto XVI.
Da una cosa non riuscirei mai a staccarmi di Giovanni Paolo II... del suo "Trittico romano", anzi, penso che ogni tanto dovrei riscoprirlo e seriamente cominciare a meditare...
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