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In questi giorni che è
tornata alla ribalta delle cronache le vicende del Palazzo Genova Rulli,
cogliamo l’occasione per riproporre un breve quadro storico del Complesso
Genova Rulli, dalle origini, quando esisteva il convento dedicato a S.
Domenico, fino alla donazione fatta a favore della Curia Arcivescovile, dal Barone
Luigi Genova.
Per risalire alle origini, bisogna tornare indietro
fino al 1520 quando a Vasto venne a predicare il
P. frà Giovan Battista da
Chieti che colpì tanto D. Rodrigo d’Avalos ed il popolo vastese che si deliberò
dargli un luogo per introdurre nella terra del Vasto l’Ordine di S. Domenico.
Così, tre anni più tardi, d. Alfonso d’Avalos donò l’ospedale dell’Annunziata
al frate il quale trasformò l’edificio in convento con sei celle. La
consacrazione del Convento avvenne nel 1543, ma solo pochi anni più tardi,
nell’agosto del 1566, i turchi, guidati da Pialì Pascià, incendiarono e
devastarono l’edificio: il tetto, gli altari e l’organo furono bruciati, mentre
fu rubata tutta l’argenteria e le campane. L’anno dopo, a spese della Congrega
dell’Annunziata, che officiava nella chiesa del convento stesso, venne
ricostruito.
Nel
1576 fu priore Fra Serafino Razzi, che nelle sue memorie così descrisse il
convento: “Il convento nostro detto la Nunziata , tiene un
chiostro solo con una ottima cisterna. Un dormitorio di dieci celle, con bella
loggia, in vista della marina; ha un poco di orticello, cantina, refettorio e
cucina, ma non capitolo, né hospizio, né infermeria, né scuola…”.
Nel
1809, per decreto napoleonico, il convento fu soppresso e incamerato dal regio
demanio. In seguito, l’intero complesso venne acquistato dal Barone Giuseppe
Antonio Rulli, che lo ridusse a residenza principesca, grazie al mirabile
intervento dell’architetto vastese Nicola Maria Pietrocola, il quale creò
splendide sale, alcune delle quali affrescate, ed un bel giardino, che ancora
oggi possiamo parzialmente vedere, con la presenza di alcune specie botaniche
molto rare.
| Il Barone Giuseppe Antonio Rulli |
Nel
1839, in
seguito alla visita dell’Arcivescovo di Chieti nella chiesa del convento che
trovò, con molto dolore, tutta divelta e ridotta quasi ad un ammasso di pietre,
si prodigò per far avvenire la cessione a D. Giuseppe Rulli con condizione di
doverla ricostruire e renderla di nuovo adatta al culto divino, tutto a proprie
spese.
Il
Barone cominciò a ricostruire la chiesa nel 1846 ancora su disegno
dell’architetto Pietrocola. Nel marzo del 1854 la chiesa venne intitolata a S.
Filomena Vergine e Martire.
Nel
1918 Luigi Genova, nipote del Barone Rulli, la restaurò e la decorò nel modo
che oggi la vediamo, aggiungendo anche il campanile.
L’interno
della chiesa è molto bello e suggestivo, soprattutto per la presenza del
colonnato che forma due piccole navate rialzate rispetto alla navata centrale.
La
giornata del 30 ottobre 1927, festa di Cristo Re, è stata una giornata
memorabile per la chiesa di S. Filomena, con la benedizione ed esposizione al culto
dei quadri del Redentore, di S. Lucia e di S. Giuseppe Benedetto Labre, opere
del pittore fiorentino Achille Carnevali. “Nel
primo, che sormonta l’altare maggiore”, si legge sulle pagine de Il Vastese d’Oltre Oceano, “S.Giovanni Battista addita il Redentore,
circondato da angioli, in un nimbo di luce, mentre ai piedi di Gesù sono in
adorazione S. Romualdo e S.Margherita Maria Alacoque; nel secondo, sul primo
altare a dritta, il pittore ha ritratto D. Giuseppe Antonio Rulli, che in
ginocchio implora da S. Lucia la grazia della guarigione da una grave infermità
agli occhi; nel terzo, sul primo altare a sinistra, che ci sembra il più bello
di tutti per concezione verità di colorito e per tecnica, S. Giuseppe Benedetto
Labre – che nei primi anni della seconda metà dello scorso secolo stette per
qualche giorno nel Vasto – è raffigurato nell’atto di ricevere elemosina da
alcuni contadini incontrati nella campagna vastese”.
Di
notevole interesse sono anche la
Madonna del Rosario, sempre del Carnevali, un crocifisso di
arte fiorentina, un mezzo busto ligneo dedicato a S. Vincenzo Ferreri, l’urna
con la statua in gesso di S. Filomena in posizione distesa, un bellissimo ed
espressivo Cristo incoronato di spine e la statua di S. Espedito Martire,
precedentemente custodita nella chiesa di S. Pietro fino alla sua demolizione.
Deceduto
il 10 luglio 1941, il barone Luigi Genova, con testamento olografo, ha espresso
la volontà di vedersi costituire un Orfanotrofio intitolato ai fratelli Alfonso
e Luigi Genova Rulli, per accogliere, assistere ed educare le orfanelle native
di Vasto, oppure, compatibilmente con i posti disponibili, dei paesi che fanno
parte della sua diocesi.
Nello
stesso testamento il benefattore ha disposto erede di tutti i beni immobili e
mobili l’arcivescovo Pro Tempore della Diocesi di Vasto, quale rappresentante
del Seminario di Vasto “affinché procede
alla riapertura di questo Istituto con l’obbligo di fornirlo delle scuole
ginnasiali e liceali richiesti degli attuali ordinanti governativi e di
ottenere al più presto il pareggiamento o parificazione che dir si voglia…”.
Tutto questo perché “mi sia concessa di
far tornare in fiore nella città di Vasto quelle tradizioni di classica cultura,
per le quali essa fu una volta giustamente stimata”.
Tra i beni donati, come ben sappiamo, sono
compresi anche il palazzo e la chiesa di S. Filomena. “Avendo lasciato al Seminario il mio palazzo di abitazione”, si
legge nel testamento, “rimane, come per
legge, a suo carico così la spesa della manutenzione della Chiesa di S.
Filomena ad esso annessa, come la spesa dell’officiatura della medesima chiesa,
facendo celebrare tutte le messe e funzioni sacre indicate in altro elenco che
si troverà del pari nell’involucro, che racchiude questo testamento. È mia
volontà che il rettore della summentovata chiesa, il mio compare canonico
Ernesto del Fra, rimanga in questo suo ufficio; cessato lui, la nomina del
nuovo rettore dovrà cadere su di un sacerdote nativo di Vasto”.
Ancora
oggi la chiesa è aperta al pubblico, per la celebrazione delle S. Messe, grazie
al cappellano don Michele Ronzitti, decano dei sacerdoti vastesi, che ancora
oggi è costretto ad alzare la voce per sensibilizzare l’amministrazione
comunale e l’opinione pubblica sullo stato di degrado e abbandono di questa
splendida struttura, un tempo fiore all’occhiello della nostra città,
successivamente adibito a Tribunale e ormai da tanti anni, al pari di altri
edifici storici, destinato al più misero abbandono.
Lino Spadaccini

2 commenti:
Mucha pena da el deterioro de las instalaciones que donará el ancestro de mi abuela Carolina Rulli de griguoli,qvera de salcito.
Mi abuela nació en salcito en 1887, vino a Argentina en 1905ya casada con Miguel Griguoli de Roccavivara
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