venerdì 9 novembre 2012

Complesso Genova Rulli a Porta Nuova: cinque secoli di tormentata storia

ANTICO CONVENTO DELL'ORDINE DI SAN DOMENICO, DISTRUTTO DA PIALI' PASCIA' NEL 1566. PASSAGGIO AL REGIO DEMANIO, CON NAPOLEONE. ACQUISTO DA PARTE DEI GENOVA RULLI. RISTRUTTURAZIONI VARIE. DONAZIONE ALLA CURIA NEL 1941.

In questi giorni che è tornata alla ribalta delle cronache le vicende del Palazzo Genova Rulli, cogliamo l’occasione per riproporre un breve quadro storico del Complesso Genova Rulli, dalle origini, quando esisteva il convento dedicato a S. Domenico, fino alla donazione fatta a favore della Curia Arcivescovile, dal Barone Luigi Genova.
Per risalire alle origini, bisogna tornare indietro fino al 1520 quando a Vasto venne a predicare il
P. frà Giovan Battista da Chieti che colpì tanto D. Rodrigo d’Avalos ed il popolo vastese che si deliberò dargli un luogo per introdurre nella terra del Vasto l’Ordine di S. Domenico. Così, tre anni più tardi, d. Alfonso d’Avalos donò l’ospedale dell’Annunziata al frate il quale trasformò l’edificio in convento con sei celle. La consacrazione del Convento avvenne nel 1543, ma solo pochi anni più tardi, nell’agosto del 1566, i turchi, guidati da Pialì Pascià, incendiarono e devastarono l’edificio: il tetto, gli altari e l’organo furono bruciati, mentre fu rubata tutta l’argenteria e le campane. L’anno dopo, a spese della Congrega dell’Annunziata, che officiava nella chiesa del convento stesso, venne ricostruito.
Nel 1576 fu priore Fra Serafino Razzi, che nelle sue memorie così descrisse il convento: “Il convento nostro detto la Nunziata, tiene un chiostro solo con una ottima cisterna. Un dormitorio di dieci celle, con bella loggia, in vista della marina; ha un poco di orticello, cantina, refettorio e cucina, ma non capitolo, né hospizio, né infermeria, né scuola…”.
Nel 1809, per decreto napoleonico, il convento fu soppresso e incamerato dal regio demanio. In seguito, l’intero complesso venne acquistato dal Barone Giuseppe Antonio Rulli, che lo ridusse a residenza principesca, grazie al mirabile intervento dell’architetto vastese Nicola Maria Pietrocola, il quale creò splendide sale, alcune delle quali affrescate, ed un bel giardino, che ancora oggi possiamo parzialmente vedere, con la presenza di alcune specie botaniche molto rare.
Il Barone Giuseppe Antonio Rulli
Nel 1839, in seguito alla visita dell’Arcivescovo di Chieti nella chiesa del convento che trovò, con molto dolore, tutta divelta e ridotta quasi ad un ammasso di pietre, si prodigò per far avvenire la cessione a D. Giuseppe Rulli con condizione di doverla ricostruire e renderla di nuovo adatta al culto divino, tutto a proprie spese.
Il Barone cominciò a ricostruire la chiesa nel 1846 ancora su disegno dell’architetto Pietrocola. Nel marzo del 1854 la chiesa venne intitolata a S. Filomena Vergine e Martire.
Nel 1918 Luigi Genova, nipote del Barone Rulli, la restaurò e la decorò nel modo che oggi la vediamo, aggiungendo anche il campanile.
L’interno della chiesa è molto bello e suggestivo, soprattutto per la presenza del colonnato che forma due piccole navate rialzate rispetto alla navata centrale.
La giornata del 30 ottobre 1927, festa di Cristo Re, è stata una giornata memorabile per la chiesa di S. Filomena, con la benedizione ed esposizione al culto dei quadri del Redentore, di S. Lucia e di S. Giuseppe Benedetto Labre, opere del pittore fiorentino Achille Carnevali. “Nel primo, che sormonta l’altare maggiore”, si legge sulle pagine de Il Vastese d’Oltre Oceano, “S.Giovanni Battista addita il Redentore, circondato da angioli, in un nimbo di luce, mentre ai piedi di Gesù sono in adorazione S. Romualdo e S.Margherita Maria Alacoque; nel secondo, sul primo altare a dritta, il pittore ha ritratto D. Giuseppe Antonio Rulli, che in ginocchio implora da S. Lucia la grazia della guarigione da una grave infermità agli occhi; nel terzo, sul primo altare a sinistra, che ci sembra il più bello di tutti per concezione verità di colorito e per tecnica, S. Giuseppe Benedetto Labre – che nei primi anni della seconda metà dello scorso secolo stette per qualche giorno nel Vasto – è raffigurato nell’atto di ricevere elemosina da alcuni contadini incontrati nella campagna vastese”.
Di notevole interesse sono anche la Madonna del Rosario, sempre del Carnevali, un crocifisso di arte fiorentina, un mezzo busto ligneo dedicato a S. Vincenzo Ferreri, l’urna con la statua in gesso di S. Filomena in posizione distesa, un bellissimo ed espressivo Cristo incoronato di spine e la statua di S. Espedito Martire, precedentemente custodita nella chiesa di S. Pietro fino alla sua demolizione.
Deceduto il 10 luglio 1941, il barone Luigi Genova, con testamento olografo, ha espresso la volontà di vedersi costituire un Orfanotrofio intitolato ai fratelli Alfonso e Luigi Genova Rulli, per accogliere, assistere ed educare le orfanelle native di Vasto, oppure, compatibilmente con i posti disponibili, dei paesi che fanno parte della sua diocesi.
Nello stesso testamento il benefattore ha disposto erede di tutti i beni immobili e mobili l’arcivescovo Pro Tempore della Diocesi di Vasto, quale rappresentante del Seminario di Vasto “affinché procede alla riapertura di questo Istituto con l’obbligo di fornirlo delle scuole ginnasiali e liceali richiesti degli attuali ordinanti governativi e di ottenere al più presto il pareggiamento o parificazione che dir si voglia…”. Tutto questo perché “mi sia concessa di far tornare in fiore nella città di Vasto quelle tradizioni di classica cultura, per le quali essa fu una volta giustamente stimata”.
 Tra i beni donati, come ben sappiamo, sono compresi anche il palazzo e la chiesa di S. Filomena. “Avendo lasciato al Seminario il mio palazzo di abitazione”, si legge nel testamento, “rimane, come per legge, a suo carico così la spesa della manutenzione della Chiesa di S. Filomena ad esso annessa, come la spesa dell’officiatura della medesima chiesa, facendo celebrare tutte le messe e funzioni sacre indicate in altro elenco che si troverà del pari nell’involucro, che racchiude questo testamento. È mia volontà che il rettore della summentovata chiesa, il mio compare canonico Ernesto del Fra, rimanga in questo suo ufficio; cessato lui, la nomina del nuovo rettore dovrà cadere su di un sacerdote nativo di Vasto”.
Ancora oggi la chiesa è aperta al pubblico, per la celebrazione delle S. Messe, grazie al cappellano don Michele Ronzitti, decano dei sacerdoti vastesi, che ancora oggi è costretto ad alzare la voce per sensibilizzare l’amministrazione comunale e l’opinione pubblica sullo stato di degrado e abbandono di questa splendida struttura, un tempo fiore all’occhiello della nostra città, successivamente adibito a Tribunale e ormai da tanti anni, al pari di altri edifici storici, destinato al più misero abbandono.

Lino Spadaccini

2 commenti:

Unknown ha detto...

Mucha pena da el deterioro de las instalaciones que donará el ancestro de mi abuela Carolina Rulli de griguoli,qvera de salcito.

Unknown ha detto...

Mi abuela nació en salcito en 1887, vino a Argentina en 1905ya casada con Miguel Griguoli de Roccavivara