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| La Tomba di Venceslao Mayo dentro S. Maria Maggiore |
Il 30 luglio 1839 l’Intendenza di
Chieti emanò una disposizione in merito alla costruzione dei cimiteri ed alla
chiusura delle sepolture all’interno del centro abitato. Visto che ancora molti
comuni si trovavano
indietro nell’adeguamento alle disposizioni
della legge dell’11 marzo 1817, l’Intendente ordinò la chiusura immediata di
tutte le sepolture esistenti nelle chiese dell’abitato e l’invio, entro il
termine improrogabile di quindici giorni, della delibera decurionale con la
scelta del sito per la costruzione del cimitero. Per disposizione del Ministro
dell’Interno, Santangelo, le uniche eccezioni per la tumulazione nelle chiese
all’interno del centro abitato erano per i Vescovi e le suore di clausura, le
quali potevano essere tumulate nel chiostro delle rispettive chiese. Le
sepolture nei camposanti dovevano avvenire per interramento. Alle famiglie più
agiate si dette la possibilità di acquistare un pezzo di terreno “per ergervi un tumulo, e
seppellirvi gl’individui delle stesse
potrà permettersi: chiuse però ermeticamente le sepolture a gesso tutte
le volte che vi si seppellisce”. Nei comuni dove ancora non si
erano intrapresi i lavori di costruzione del cimitero, le sepolture dovevano
avvenire provvisoriamente presso una chiesa rurale, sempre a debita distanza
dall’abitato, sino al compimento dello stesso.
Da una nota stilata
dall’architetto Nicola Maria Pietrocola dell’8 agosto 1839, per determinare la
spesa necessaria per chiudere le sepolture,
sappiamo che nelle chiese dentro le mura cittadine erano presenti in
totale 61 fosse così suddivise: 17
a S. Pietro, 18 a S. Maria, 11 a S. Giuseppe, 3 nella
chiesa del Carmine, 7 a
S. Antonio di Padova e 5 a
S. Francesco di Paola (Addolorata).
Il 10 settembre successivo,
il sindaco vastese Luigi Cardone pubblicò un Avviso, annunciando l’avvenuta chiusura delle sepolture: “Il Sindaco di Vasto in conformità
dell’articolo quinto della Legge degli undici Marzo 1817 fa conoscere che la
chiusura delle sepolture delle diverse chiese di questo Comune si è eseguita a
volte forte a gesso passandovisi il pavimento di mattoni.
Chiunque conoscesse che altre ne esistessero in altre chiese, o che si
fossero occultate in quelle ove l’opera è stata terminata, è in obbligo venirle
a rivelare a quest’Amministrazione, acciò si diano le disposizioni le più
pronte per farle chiudere come si è pratticato per le altre. Coloro poi che si
fossero permessi di tenerle celate saran puniti à termini de’ Regolamenti”.
L’ultima persona ad essere
sepolta all’interno di una chiesa fu il quattro volte sindaco di Vasto Pietro
Muzii, nel 1857, all’interno della chiesa di Sant’Onofrio.
Lino Spadaccini

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