venerdì 26 ottobre 2012

Nel 1817 "l’Intendente ordinò la chiusura immediata di tutte le sepolture esistenti nelle chiese dell’abitato". Necessità del Cimitero esterno

La Tomba di Venceslao Mayo
dentro S. Maria Maggiore
Nei secoli passati i defunti venivano seppelliti nelle chiese oppure nelle immediate vicinanze di edifici sacri, dove erano presenti sia tombe private sia fosse comuni. Fuori dalle mura cittadine, ai piedi di alberi e piante sorgevano le sepolture dei pagani.
Il 30 luglio 1839 l’Intendenza di Chieti emanò una disposizione in merito alla costruzione dei cimiteri ed alla chiusura delle sepolture all’interno del centro abitato. Visto che ancora molti comuni si trovavano
indietro nell’adeguamento alle disposizioni della legge dell’11 marzo 1817, l’Intendente ordinò la chiusura immediata di tutte le sepolture esistenti nelle chiese dell’abitato e l’invio, entro il termine improrogabile di quindici giorni, della delibera decurionale con la scelta del sito per la costruzione del cimitero. Per disposizione del Ministro dell’Interno, Santangelo, le uniche eccezioni per la tumulazione nelle chiese all’interno del centro abitato erano per i Vescovi e le suore di clausura, le quali potevano essere tumulate nel chiostro delle rispettive chiese. Le sepolture nei camposanti dovevano avvenire per interramento. Alle famiglie più agiate si dette la possibilità di acquistare un pezzo di terreno “per ergervi un tumulo, e seppellirvi gl’individui delle stesse  potrà permettersi: chiuse però ermeticamente le sepolture a gesso tutte le volte che vi si seppellisce”. Nei comuni dove ancora non si erano intrapresi i lavori di costruzione del cimitero, le sepolture dovevano avvenire provvisoriamente presso una chiesa rurale, sempre a debita distanza dall’abitato, sino al compimento dello stesso.
Da una nota stilata dall’architetto Nicola Maria Pietrocola dell’8 agosto 1839, per determinare la spesa necessaria per chiudere le sepolture,  sappiamo che nelle chiese dentro le mura cittadine erano presenti in totale 61 fosse così suddivise: 17 a S. Pietro, 18 a S. Maria, 11 a S. Giuseppe, 3 nella chiesa del Carmine, 7 a S. Antonio di Padova e 5 a S. Francesco di Paola (Addolorata).
Il 10 settembre successivo, il sindaco vastese Luigi Cardone pubblicò un Avviso, annunciando l’avvenuta chiusura delle sepolture: “Il Sindaco di Vasto in conformità dell’articolo quinto della Legge degli undici Marzo 1817 fa conoscere che la chiusura delle sepolture delle diverse chiese di questo Comune si è eseguita a volte forte a gesso passandovisi il pavimento di mattoni.
Chiunque conoscesse che altre ne esistessero in altre chiese, o che si fossero occultate in quelle ove l’opera è stata terminata, è in obbligo venirle a rivelare a quest’Amministrazione, acciò si diano le disposizioni le più pronte per farle chiudere come si è pratticato per le altre. Coloro poi che si fossero permessi di tenerle celate saran puniti à termini de’ Regolamenti”.
L’ultima persona ad essere sepolta all’interno di una chiesa fu il quattro volte sindaco di Vasto Pietro Muzii, nel 1857, all’interno della chiesa di Sant’Onofrio.

Lino Spadaccini


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