Dal poeta Fernando D'Annunzio riceviamo e pubblichiamo
Nicola D’Annunzio (Perth) racconta al fratello Fernando
Di tanto in tanto, ma sempre più spesso, la mattina
di buonora, squilla il telefono e dall’altra parte del cavo, anzi, del mondo,
dall’Australia, mi chiama mio fratello Nicola, anni 82, emigrato nel 1951....
...Fernando!?... gna štì?... ecc. ecc.... Jinnotte ... (ma parliamo in italiano)...
questa notte m’è tornato alla mente un ricordo dei tempi di guerra... C’era stato
da poco l’armistizio e a Vasto erano già arrivati gli inglesi, mentre in buona
parte dell’Italia, i tedeschi in ritirata rendevano la vita difficile. Tre
soldati settentrionali, forse veneti, con
i quali io e mio cugino Cesare Baccalà avevamo fatto amicizia e dei quali
ricordo ancora i nomi: Beniamino Veronese/i, Enea Mantovani e Cosimo (?...);
non se la sentivano di ripartire per i loro paesi, per paura dei tedeschi, e
chiesero di rendersi utili in attesa di poter raggiungere le loro famiglie.
Beniamino si offrì di aiutare la nostra famiglia nell’orto, Enea dava una mano
nell’orto di zio Nicola e Cosimo lavorò in una segheria e, poverino, durante il
lavoro perse la vista da un occhio a causa di una scheggia. Quando andavamo insieme
in giro per Vasto, capitava di incontrare parenti amici e compari e ci si rivolgeva
loro in dialetto; un giorno ci capitò di incontrare tra gli altri: compare
Paolo, compare Pietro e pure compare Peppe; e parlando veniva fuori: “mbuà Pâ’... mbuà Pì’... mbuà Pè’...” al che i tre soldati nostri amici, con accento
dialettale veneto: “Ma com’è che parlate voi altri? Ma cos’è questa lingua...
‘mbapà... ‘mbapì... ‘mbapè!?...”
Ogni zona d’Italia ha un dialetto e ad ognuno piace
prima di tutto il suo, ma di rado, parlandolo, ci rendiamo conto di quanto,
certe espressioni, possono suonare curiose agli estranei.
Fernando D’Annunzio

1 commento:
Sarà che piace prima di tutto il suo, forse perchè è semplicemente quello che gli riesce meglio senza pensarci sopra...
A me i dialetti mi hanno sempre affascinata e più che criticarne i suoni e le parole, li vorrei imparare tutti, almeno quelli dei luoghi dove ho vissuto e che ho frequentato di più, soprattutto se a sentirli, fanno scattare un bel sorriso...
Un saluto ai "compari" Pa' Pi' e Pe', anche da parte mia... :)
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