di LINO SPADACCINI
Agli inizi del 1927 scoppia un piccolo battibecco, ben
documentato sulle pagine de Il Vastese
d’Oltre Oceano, tra le città di Soragna e Vasto. In data 8 marzo, il dottor
Carlo Turba, nativo della cittadina emiliana, ma residente a Groscavallo (TO),
indirizza una lettera di protesta al sindaco di Vasto, dopo aver appreso dalla
Guida d’Italia del Touring Club, che Vasto ha dedicato una via a Riccio de
Parma, vastese, uno dei 13 campioni della disfida di Barletta: “Il campione in parola”, scrive il medico
chirurgo, “non è di Vasto, né si chiama
De Parma; è successo un qui pro quo che del sito di nascita ne fece il cognome.
Riccio è nativo di Soragna provincia di Parma e
si chiama Riccio Marenghi,
familia che è conosciutissima nel detto paese e di cui vivono ancora parecchi
membri. Un dotto professore di storia e di lettere potè trovare i documenti
nella borgata che confermano esse Riccio di cognome Marenghi e nato in Soragna,
Quivi infatti venne eretta, sulla facciata di casa Marenghi, una grandiosa
lapide a ricordo del prode campione, figlio della borgata parmigiana”. E
chiude invitando i vastesi “di voler far
togliere, sulla Via di Vasto, quell’anacronismo che è Riccio de Parma”.
A Luigi Anelli, illustre storico vastese, il compito di
rispondere, attraverso il suo giornale, con dati storici “inoppugnabili”. “Non è dunque errore ben madornale, Signor
Dottore, chiamar Riccio de Parma gloria vastese; sarebbe invece sproposito
madornalissimo affermare il contrario, come è provato dagl’inoppugnabili
documenti che qui sopra ho avuto l’onore di trascriverle. E se poi essi, come
mi auguro, saranno bastevoli per convincerla che Riccio de Parma è nato nel
Vasto e non già in Soragna, per la verità e per mettere le cose a posto, Ella
dovrebbe sentire ora il dovere di girare la sua preghiera, rivolta prima al
Sindaco del Vasto, al Podestà del suo Comune natio, affinché faccia togliere dalla
facciata della casa Marenghi ̶ cognome che secondo Lei, è «corruttela (!) di da
Parma» ̶ quell’anacronismo di grandiosa lapide eretta
(!) in onore di Riccio de Parma, per farla sostituire con altra che meglio può
essere dedicata al nome di Verdi o di Ponchielli, glorie italiane che possono
trovar posto degno dovunque”. Quest’ultimo messaggio respinge al mittente
quanto chiesto in precedenza dallo stesso Dott. Turba.
Ricevuta la copia del giornale, il medico emiliano, accusa
il colpo e scrive nuovamente a Luigi Anelli, affermando di aver trasmesso i
documenti al sindaco di Soragna e, inoltre, “Non potrei ora lì per lì, mostrarle i documenti soragnesi, il che, se
mai, farà quel Sindaco”.
Lo storico vastese non aspettava altro e controbatte
duramente: “Questo Sig. Dottor Turba
Carlo, che, sceso in campo armato di tutto punto, rivolge al Sindaco di una
città che ha tre millenni di storia l’intimazione…, quasi che la patria di
Pudente, dei Rossetti, dei Palizzi, dei Laccetti, di Smargiassi, ecc. avesse
bisogno d’importare dalla provincia di Parma nomi di uomini illustri per
intitolare ad essi le sue strade. Questo Sig. Dott. Turba Carlo, che quando si
avvede che nel combattimento da lui stesso con tanta leggerezza provocato, le
prende ben sode, invece di darle, batte prudentemente in ritirata… Questo Sig. Dott. Turba Carlo, infine, che
accorgendosi che la storia non è il suo forte, maliziosamente gira per
competenza la pratica al suo Sindaco, perché se la pigli lui, se mai, questa
gatta da pelare; dà di sé in questa polemica un così compassionevole
spettacolo, che mi disarma e mi fa pensare che forse non valeva la pena di
prenderlo sul serio e di perdere il tempo per dargli una risposta”.
Ogni città, per proprio orgoglio, rimarrà nelle sue posizioni
e allora anche noi godiamoci il nostro eroe, con l’epigrafe scritta nel 1878,
dal medico e letterato Giacinto Barbarotta:
A
RICCIO DE PARMA
NELLA CELEBRE SFIDA DI BARLETTA
VALOROSISSIMO
ISTORICI DOCUMENTI
NUOVI IRREFRANGIBILI
LUI
ILLUSTRE CITTADINO VASTESE
PROCLAMANO:
OH! LA NOBILE GLORIA NOSTRA
RICONQUISTATA

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