UNA RIFLESSIONE DI ENZO LA VERGHETTA
“Credo che per essere realistici
dovremmo ribaltare l’attuale approccio nei confronti della ricerca del
lavoro. Ci dovremmo domandare: Quale
professionalità, intesa come conoscenze scolastiche ed altro, posso io offrire
al mercato del lavoro? Dov’è presente questa richiesta? Se le
risposte non sono soddisfacenti e le possibilità
reali sono tendenti a zero, occorre ripartire con il successivo quesito: come mi posso riciclare? Quali nuove
prospettive di lavoro poi mi si aprono? Questo esercizio deve essere ripetuto
fino al raggiungimento di una soluzione che risponde ad entrambe le domande e
non solo ad una. Facendo il tutto in fretta, prima che lo scenario cambi. E’ la
dura realtà! Tutto il resto “non porta pane a casa”, sono chiacchiere da
conferenze che lasciano il tempo che trovano e creano illusioni” .>>>>
Un nuovo slogan giovanile:
offresi professionalità!
di Enzo La Verghetta
Desidero approfondire e rispondere
al commento di Maria , anche se si è rivolta principalmente all’amico
Nicolangelo. Mi riferisco al mio articolo “Creare posti di lavoro” di alcuni
giorni addietro.
Maria, sarà perché sono già
pensionato e non sono più a stretto contatto con i giovani vastesi e non, ma
non ho capito la sua frase: “I giovani scappano non solo perchè manca il
lavoro, ma soprattutto perchè non hanno opportunità di sfogo e di opinione se
non sempre e solo attraverso i modelli da "voi" proposti...” Quali
sono i vecchi modelli di sfogo e di opinione che rifiutate e cosa vorreste
vivere in modo innovativo? Lo steso dicasi per:” stressati da modelli
irrealizzabili per molti di loro”; quali sono questi modelli? Dove sono
reperibili?
Certo il modello meritocratico è
ancora un sogno specialmente da noi, e questo lo stiamo pagando amaramente sia
a livello giovanile che a livello Italia.
Per esperienza so cosa vuol dire
stare senza lavoro per mesi e mesi, perché non hai “i calci in culo”, ma
occorre prendere atto che spesso chi predica bene poi razzola male e questo è
frustrante per tutti anche per i pensionati che sperano ancora per il futuro,
anche se meno lungo. Io ho iniziato la mia esperienza lavorativa a Catanzaro
Lido, nel 1969 per arrivarci occorreva lo stesso tempo necessario oggi
per raggiunge New York ed ero anche consapevole che non avevo il biglietto di
ritorno per Vasto. E come me tanti altri sono dovuti uscire fuori da Vasto per
cercare un lavoro. E’ una storia che ha già sentito ma non possiamo
dimenticarcene. Per un approccio più pragmatico, dobbiamo accettare questo
concetto, per alcuni innovativo. Si abbiamo tutti diritto al lavoro ma anche il
dovere di prepararci professionalmente per rispondere a quella che è l’offerta
del mercato o se preferisci delle aziende. Ma non è detto che esiste solo il
lavoro in azienda c’è anche l’iniziativa privata, certo è una scelta di
“precarietà a vita” ma il posto fisso, non dimentichiamolo, è sulla strada del
tramonto. Certo con una laurea umanistica finalizzata all’insegnamento
sarà difficile rimanere a Vasto, forse è meno tragica di come dice Morandi “uno
su mille ce la fà”, si vede che sono datato. Credo che per essere realistici
dovremmo ribaltare l’attuale approccio nei confronti della ricerca del
lavoro. Ci dovremmo domandare: Quale professionalità, intesa come conoscenze
scolastiche ed altro, posso offrire al mercato del lavoro? Dov’è presente
questa richiesta? Se le risposte non sono soddisfacenti e le possibilità
reali sono tendenti a zero, occorre ripartire con il successivo quesito: come
mi posso riciclare? Quali nuove prospettive di lavoro poi mi si aprono? Questo
esercizio deve essere ripetuto fino al raggiungimento di una soluzione che
risponde ad entrambe le domande e non solo ad una. Facendo il tutto in fretta,
prima che lo scenario cambi. E’ la dura realtà! Tutto il resto “non porta pane
a casa”, sono chiacchiere da conferenze che lasciano il tempo che trovano e
creano illusioni .
In bocca al lupo
Enzo La Verghetta

4 commenti:
Innanzi tutto, vorrei cominciare dicendo che, io anche, non sono più giovane, ma lo sono stata come chiunque altro, e condivido il suo slogan.
Non è di me (maria) che parlavo nel commento del precedente post ... forse, di una ipotetica maria giovane e senza “calci nel sedere”, ma anche di un ipotetico mario ovviamente.
Veniamo alle domande da lei postemi:
1)I vecchi modelli di sfogo…
I modelli sono sempre gli stessi, da molti decenni; cambiano sono in età e qualche piccola variante che è dovuta al cambiamento naturale dello stile di vita!
Ci sono da sempre i modelli proposti a gran forza: quelli che appunto hanno una meritocrazia privilegiata magari dal nome, da ciò che realmente hanno costruito in passato i propri avi, oppure da parentela!
Ci sono una marea di indignati per ogni tipologia di cose: perchè non essere indignati (anche nel piccolo della propria città o territorio) del fatto che taluni personaggi nella loro “banalità” (prendo in prestito questa espressione da una scena del film “un genio ribelle”) dell'esser nati e vissuti a Vasto, (potrebbe essere anche la cifricornia) qualcuno invecchiato e qualcun altro invecchierà in questa città, dove, (taluni appunto) hanno avuto un lavoro fisso appena finiti gli studi; un lavoro certo, dovutogli per credenziali, per questa loro, chiamiamola fortuna che molti identificano in bravura e meritocrazia all'italiana; e poi, li si propongono come modelli, si cerca in loro delle opinioni e le si piazzano come dovute ed uniche, evitando e rifiutando, in linea di massima ed alcune volte di principio, ogni tipologia di pensiero diverso… perché non è concepibile essere di opinione differente da una proposta dall'"alto", a meno che non si appartenga o non si favorisca una altra figura uguale ma antagonista, senza rischiare di essere mandati a quel paese e/o presi per deliranti, o tagliati fuori da un ipotetico mondo del lavoro sul posto: quelle di quei personaggi sono le opinioni, e da quelle è giusto partire… ( si pretende una omologazione nel gruppo, anche con le opinioni personali)
Il tutto, di questa indignazione, non perché ed affinchè tutti abbiano il posticino, possibilmente fisso, vicino mammà e papà, ma perché la si smetta con questi modelli e si cerchino ANCHE altrove se proprio bisogna avere dei modelli di riferimento!
Ci si è indignati per la figura della donna e della meritocrazia fasulla che certe donne hanno ottenuto: si è certi che solo per la figura femminile è così?
Forse perché se si parla di donne, viene spesso in mente il sesso con le sue prestazioni… ma non sempre c’è di mezzo il sesso e non sempre la meritocrazia fasulla appartiene solo ed esclusivamente ad una certa figura femminile.
2) quali sono questi modelli? Dove sono reperibili?
Tra i giovani con un posto fisso o quasi certo, in aziende famigliari o abilità famigliari, tipo in politica, e del loro anche esporre di come si sono fatti strada da soli senza chiedere nulla a nessuno... (al di fuori delle potenzialità famigliari) non ho nulla contro questi giovani, bensì, mi lamento del loro essere presi, come detto sopra, come esempio da talune figure che hanno peso e spicco in società, creando questi modelli irrealizzabili per molti altri giovani.
Quanti giovani, pur di imitare questi modelli che, a loro detta, amano tanto e col cuore la propria città, si sono lasciati trascinare dall’idea del posto fisso, e per averlo, hanno e si sono lasciati condizionare dall’idea che solo una certa politica tra ideologie e raccomandazioni potevano offrirgliela? Io direi tanti, forse troppi… ed ora che tante o le stesse opportunità non ci sono più, ecco che il senso di smarrimento, nella maggior parte dei giovani e non solo, cresce a dismisura…
Credo che molto dipenda anche da questo: dalla differenza di credere in ideali piuttosto che in ideologie... (forse è questo che ci distingue da chi, magari, era giovane dopo la crisi economica portata dalla seconda guerra mondiale, dove molti hanno saputo cavarsela senza grandi privilegi…) ci si potrebbe anche riflettere su questo, non crede?
Mi scusi, non mi sono accorta della lunghezza prodotta...
da Enzo La Verghetta riceviamo e pubblichiamo una risposta per la sig.ra Maria
Maria, concordo con te che appena ti siedi per un posto di lavoro la prima domanda è : “di chi sei figlio”, ma è altrettanto vero che prima del colloquio il possibile datore di lavoro ha avuto una richiesta di “aiutino” da parte di un politico o un personaggio che conta. Poi vince la sfida chi ha l’impronta della scarpa più grande. Purtroppo, anche chi propugna la meritocrazia direttamente o indirettamente cerca di presentarsi con referenze extra professionali, non nascondiamoci dietro un dito. E’ giusto indignarsi per tutto questo, ma se non c’è un cambio di cultura, e tutti si autopromuovono solo attraverso la propria professionalità non si va avanti. Se non ci si scolla da dosso la cultura “dell’aiutino”, le proteste sono solo auto giustificazione e autocommiserazione, supportati da lamenti, che saranno pure validi, ma inutili. In Irpinia e i Friuli il terremoto ha procurato grossi danni, entrambi hanno avuto sovvenzioni, ma i primi sono ancora nei container o alloggi similari gli altri hanno ricostruito. Da cosa dipende la differenza? Banalizzando i primi sono ancora in attesa della manna da Roma i secondi si sono rimboccati le maniche è sono ripartiti alla grande. Questo è uno dei tanti esempi contrapposti, di chi sceglie di dipendere dall’assistenzialismo e di chi ha voglia di costruire il proprio futuro con le proprie mani e tanti sacrifici. Solo se aumenteranno coloro che si danno da fare mettendosi in gioco, affrontando rischi , inventandosi il lavoro ecc; sconfiggeremo il clientelismo. Perché è inutile che ti indigni per questo sistema di “padrini” tanto nessuno “ti nazzica”, al massimo guadagni qualche cenno di consenso ,e poi ti senti come dicono a Roma “coionata”.Perchè tutto resta come prima. Maria, noi che “non siamo più giovani” sponsorizziamo questo approccio meritocratico ce ne avvantaggeremo tutti: dai singoli cittadini all’intera nazione. Sei d’accordo?
Le invio un link dove potrà, con calma e quando vuole, leggere ogni considerazione in merito a come la penso, e qualcosa anche sulle mie attese ed aspettative... passate e future... a questo, andrebbero aggiunti anche altri miei interventi sul tema, tra i vari altri blog e face book, ma mi è difficile raggrupparli tutti in un link.
La ringrazio della risposta, e soprattutto, una grande meraviglia: non si è unito al coro dei "stai zitta" o dei "non è così" senza aggiunta di spiegazioni in merito o con spiegazioni abbastanza limitate.
P.S. a me, comunque, non mi si è mai nazzicato nessuno e raramente ho avuto consensi... è evidente che non ho abbastanza credenziali manco pe esse nazzicata... :) Ma concordo con lei.
IL LINK
Per quanto riguarda la ricostruzione in Irpinia: il mio papà è irpino, sto leggendo e trovo molto critiche e molto realistiche, le considerazioni di Franco Armino "paesologo" magari, avremo modo di riparlarne in altri tempi.
La ringrazio nuovamente dell'attenzione e la saluto cordialmente.
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