Oggi inizia anche il Carnevale come ci ricorda una bella poesia di metà '800 di Domenico De Luca
di Lino Spadaccini
Questa sera, vigilia della festa di Sant’Antonio Abate, viene portato in gito il tradizionale canto de “lu Sand’Andunie”.
Fino alla metà dell’Ottocento, nel giorno della festa del santo, il 17 gennaio, era solito svolgersi la benedizione dei cavalli. I quadrupedi con gualdrappe dai colori smaglianti e con le teste ornate di piume e di sonagliere, durante la mattinata facevano i soliti tre giri intorno alla chiesa. Ad ogni giro sostavano per un momento dinanzi la porta, dove il prete li benediva. Al terzo giro i padroni, dopo aver lasciato un’offerta, ricevevano dal comitato della festa, il “percellato”, cioè una ciambella di pane a forma di treccia. Grazie alla benedizione ricevuta, Sant’Antonio avrebbe preservato gli animali da qualsiasi disgrazia. A causa della chiusura della chiesa rurale, la tradizione proseguì per molti anni presso la chiesa della Madonna delle Grazie.
Con questa festa, con la mascherata del Sand’Andunie, si aprono i festeggiamenti del carnevale. E proprio in tal senso voglio proporvi una composizione molto interessante del poeta vastese Domenico De Luca, conservata manoscritta nell’Archivio Storico “G.Rossetti”. Priva di data, questa composizione in lingua, dal titolo “Il S. Antonio”, risale probabilmente intorno alla metà dell’Ottocento, ed è significativa perché al centro dell’attenzione non è tanto il dualismo tra il santo eremita e il demonio, quanto il divertimento dell’allegra compagnia, che c’introduce al periodo di carnevale. Il fine è lo stesso di quello legato ad altri canti della tradizione, ovvero quello di andare in giro per le case di amici o negozianti (Onde apriteci la porta, / Ché siam pochi, e senza scorta), per ricevere il giusto compenso, mangereccio naturalmente (Fuori cose di gran costo: / Pane, vino, ed un arrosto; / Ma di carne di maiale, / Per dir salve Carnevale), da consumare in una serata in allegria davanti ad un buon bicchiere di vino.
Il S. Antonio
Sia lodato Santo Antonio
Che ci salva dal Demonio.
Ei ci apporta l’esultanza
Dopo un anno di tardanza.
Visse ei pur per darsi spasso
Fuor del mondo e del fracasso;
Sì che noi non facciam male
Festeggiando Carnevale.
À ciascuno il suo malanno
Per cui soffre tutto l’anno;
E per fare un po’ di festa,
La stagione proprio è questa.
Chi sta sempre in male umore,
Poco vive, e presto muore:
Ma chi tiene in testa il sale,
Si diverte in Carnevale.
Canti e balli, giuochi e cene
Ci distraggon dalle pene.
Ci mantenga in allegria
Una grata compagnia.
Agli amici, se vien fatto
Di salsicce qualche ratto:
Qualche burla originale,
E godremo in Carnevale.
È una vecchia usanza antica,
Di pagarsi ogni fatica;
Onde apriteci la porta,
Ché siam pochi, e senza scorta.
Fuori cose di gran costo:
Pane, vino, ed un arrosto;
Ma di carne di maiale,
Per dir salve Carnevale.
Domenico De Luca

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