È il 4 ottobre. C’è qualcuno a ricordarci (solo lui può) che in fondo al tunnel ci aspetta la luce. Ma il cammino è lungo e impervio. Bisogna affrontarlo da persone libere, spoglie, leggere. E, possibilmente, senza scarpe firmate.
San Francesco e …San Diego
di Davide D’Alessandro
Anche Francesco d’Assisi, oggi, comprerebbe una pagina dei maggiori quotidiani italiani, a mo’ di Diego Della Valle, per redarguire la nostra classe politica? O, lui che pure i soldi li aveva, ricorrerebbe ancora una volta all’esempio, allo spogliarsi, al rinunciare, e non all’invettiva? Può il Patrono d’Italia, il più significativo dei Santi, rilanciare un messaggio, dopo circa otto secoli, che resti inciso nelle menti di chi ambisce a guidare un Paese, e non sulla carta stampata, buona, come ammoniva Luigi Pintor, per avvolgerci il pesce a poche ore dall’uscita?
Sono queste le domande che pongo e mi pongo, mentre vago per le stradine d’Assisi, mentre i poveri, non i “poverelli”, aumentano a dismisura, la precarietà dilaga, la grande crisi morde alle spalle coloro che avevano creduto in una festa infinita.
Eppure, la grande crisi, ha scritto Adriano Sofri, può essere una grande occasione. Per rifare un po’ i conti, per rivedere gli stili di vita, per riconsiderare il totem della crescita, della somma, dell’aggiungere, costretti come siamo alla decrescita, alla sottrazione, al togliere. Può essere momento alto di meditazione per fermare la macchina mondiale prima che scoppi, per aprire qualche cuore in più, non solo tra i nostri politici, ma anche tra i nostri imprenditori, i quali non sono esenti da colpe.
Il problema è che abbondano gli articoli e mancano gli esempi, proliferano i manifesti e scarseggiano i fatti; non c’è categoria che non indichi la strada per la guarigione, dimenticando di essere responsabile, in buona compagnia, della malattia.
Il 4 ottobre è il giorno per cambiare, per ridisegnare il nostro quadro, per eliminare quanto di inutile si è depositato al centro e, soprattutto, agli angoli. Dopo l’immenso imprenditore, dopo l’uomo che si è fatto da sé, dopo la rivoluzione liberale promessa e mai mantenuta, dopo vent’anni di miracoli annunciati e mai visti, non saranno altri imprenditori a salvarci. Siamo nel buio del postmoderno. Lo dice Bauman, non Della Valle. È tempo di aprire gli occhi. È il 4 ottobre. C’è qualcuno a ricordarci (solo lui può) che in fondo al tunnel ci aspetta la luce. Ma il cammino è lungo e impervio. Bisogna affrontarlo da persone libere, spoglie, leggere. E, possibilmente, senza scarpe firmate.
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