martedì 22 febbraio 2011

SPECIALE (2) La frana di Vasto del 1956: la terribile sciagura su tutta la stampa nazionale

22 febbraio 1956 ore 11,45: un vasto movimento franoso fa scivolare a valle buona parte del Muro delle Lame.
Una terribile sciagura che ha sconvolto l’intera città, suscitando notevole scalpore anche a livello nazionale. Oltre alla Settimana Incom, che ha dedicato un suggestivo servizio, con immagini davvero toccanti, anche la stampa nazionale ha dato ampio risalto alla tragedia, mettendo in prima pagine le immagini della frana, e approfondendo l’argomento con articoli scritti dagli inviati mandati direttamente sul posto, che hanno raccontato la situazione reale che ha vissuto la nostra città in quei tristi giorni.
Il quotidiano romano Il Messaggero, sabato 25 febbraio, pubblica in prima pagina una foto del costone orientale franato in prossimità della chiesa di San Pietro, con questa didascalia: “Il pauroso franamento della zona orientale della città di Vasto. La fotografia da una idea approssimativa del tremendo e oscuro flagello, che si estende fino al mare minacciando la strada statale e le comunicazioni ferroviarie tra il Nord e il Sud. Il pericolo continua ad incombere grave ed irreparabile”.
Ampio risalto all’evento viene dato dal quotidiano comunista l’Unità. Il 24 febbraio titola “110 famiglie senza tetto per la paurosa frana di Vasto”. “Un intero quartiere sta vivendo da ieri giornate di panico”, scrive l’inviato, “per la spaventosa frana che si è verificata in via Adriatica e che ha causato il crollo di 30 case di abitazione, mentre altre 60 sono state fortemente danneggiate. Sono anche crollati circa 100 metri del muraglione di protezione, una grossa roccia, che sostiene la parte orientale del quartiere sta per franare: incombe così la minaccia di altri paurosi crolli”. Nell’articolo viene fatto anche cenno a ciò che non è stato fatto per evitare la sciagura: “I primi sintomi della frana si verificarono un anno fa. Già allora furono sfrattate diverse famiglie. Per evitare la catastrofe occorreva provvedere immediatamente ad affrontare il problema nella sua interezza. Sì è provveduto, invece, solo a sistemare un tratto di strada rotabile, antistante la frana, che venne a costare 12 milioni di lire e che ora sono andati completamente perduti perché bisogna iniziare da capo”. E chiude: “I danni causati dalla frana sono ingentissimi ed a nulla varranno le misure di emergenza che hanno carattere di provvisorietà. Solo una legge speciale per Vasto potrà risolvere concretamente il problema. Occorre provvedere con tutta urgenza”.
Sempre l’Unità, il 26 febbraio torna a parlare di Vasto. Oltre la foto in prima pagina, un lungo e dettagliato articolo è presente a pagina 7 con il titolo “La frana di Vasto avanza 10 centimetri ogni ora”. Molto interessante il racconto di Riccardo Longone, con un’analisi a 360 gradi di tutta la situazione: “Un intero rione abitato da pescatori, che sorgeva intorno alla antica chiesa di S. Pietro, è scomparso inghiottito dalla voragine. Sono così completamente sparite 30 case, tra cui un edificio di quattro piani; un’altra sessantina di edifici sono gravemente lesionati e pericolanti; alcuni, con le volte crollate, anch’essi sono stati abbandonati”. Inevitabile il riferimento al Porto di Vasto in costruzione, opera fortemente voluta da Giuseppe Spataro, che ha tolto molte risorse che sarebbero potuto essere utili ai lavori di consolidamento del costone orientale. Inoltre, il cronista di sinistra, non si lascia scappare un’occasione ghiotta per mettere in cattiva luce il politico vastese: “Così la popolazione di Vasto sta vivendo ore di incubo miste a un profondo senso di rancore. Non fa quindi meraviglia scoprire che trova credito tra la gente la storia di Giuseppe Spataro che, dopo il suo arrivo, sarebbe stato addirittura preso a schiaffi, nel corso di una riunione, dal vecchio sacerdote don (Vincenzo) Pomponio, che lo avrebbe appunto accusato di essersi opposto, in passato alla esecuzione dei lavori, la cui necessità si fa ora sentire con così drammatica urgenza”.
Passiamo al quotidiano torinese La Stampa, che il 26 febbraio titola “Vasto sotto l’incubo d’una frana”, accompagnato da una foto che immortala l’abside della chiesa di S. Pietro e la didascalia che recita “se questa non si arresterà il primo edificio travolto sarà la chiesa”. Il 1° marzo, lo stesso quotidiano torinese titola “Vasto si sgretola lentamente demolita dalla frana gigantesca”. Un titolo drammatico che rispecchia la situazione reale di quei giorni: “Se la frana continuerà il suo inesorabile cammino, tra breve anche il centro della città rischia di essere inghiottito dalla voragine. Le transenne di limitazione installate per evitare l’accesso nella zona pericolosa dal 22 febbraio, vengono costantemente arretrate... La terrazza d’Abruzzo, così è sempre stata denominata la cittadina, va lentamente sgretolandosi di fronte agli sguardi impotenti dei suoi abitanti. Le strette vie della zona orientale, per buona parte travolte, sono alla mercé della frana che, simile a un mostro silenzioso, distrugge implacabilmente ciò che l’uomo, con l’aiuto di Dio, è riuscito a creare. Dove un giorno erano case, negozi, magazzini, ecc. oggi un cumulo di macerie sta a indicare l’entità del disastro. Persiane sgangherate, relitti di mobili, tracce inconfondibili di ciò che era Vasto, giovedì sera”. L’inviato de La Stampa continua a descrivere i danni alle strutture, le evacuazioni, con le persone fatte ricoverare provvisoriamente presso alcune scuole e istituti, e le iniziative in corso per allontanare le opere d’arte custodite all’interno della chiesa di San Pietro.

Lino Spadaccini








Nessun commento: