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Con una sentita e partecipata cerimonia, alla presenza di autorità militari e civili, veniva inaugurato il cippo che ormai da quarantatre anni giace su Via Adriatica, una delle più belle e suggestive strade panoramiche di Vasto, con lo sguardo rivolto verso quel mare dove tanti vastesi sono caduti nell’adempimento del proprio dovere. “Essa infatti”, ricordava il Ministro Natali per l’occasione, “intende onorare coloro, che esprimendo sino all’estrema vetta quanto di generoso, di nobile, di puro vi è nell’anima, hanno dato, sul mare la vita per la patria: sulle navi da guerra, i cui equipaggi hanno scritto pagine di eroismo e di gloria indimenticabili, come sulle navi mercantili, i cui uomini, specialmente nell’ultimo conflitto, hanno pagato un tributo di sacrificio tanto pesante e generoso, da meritare alla bandiera della marina mercantile la medaglia d’oro al valor militare”.
Nata da un’idea della locale ANMI, di cui presidente era il compianto Giuseppe Muzii, l’opera in pietra bianca è stata realizzata dai fratelli Masselli di Apricena, mentre la messa in opera è stata effettuata dall’Impresa Giuseppe Baiocco di Vasto. Il cippo realizzato è stato scelto tra sei progetti presentati alla Commissione Edilizia del Comune di Vasto. Alla fine è stata scelta la strada della semplicità, attraverso l’utilizzo di un simbolo che ricordasse i caduti del mare: l’ancora.
Proveniente dalla Marinarsen di Taranto, l’ancora è quella del sommergibile “Tazzoli”, ed è stata scovata dal Col. G. N. Ing. Giandomenico Lombardi, che ne ha segnalato la reperibilità al presidente Muzii, il quale ha avviato le pratiche necessarie per il rilascio del nulla osta e la sua cessione.
Per l’occasione il generale Vittorio Giovine ha telegrafato al presidente dell’ANMI Muzii, il seguente messaggio: “Dalla calma serena del mare, come dal suo palpito sublime, sembra oggi trasparire più che altrove auspicato splendore della pace, nella libertà e nel progresso civile che la divina giustizia pone a finalità della vita. Onoriamo dunque gli eroi del mare come essi si attendono, cioè, perseguendo noi stessi le virtù fondamentali che la nostra civiltà attraverso eventi tristi e lieti ha superbamente affermato”.
Lino Spadaccini
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