venerdì 3 settembre 2010

Pietro Palumbo ufficiale dei Vigili Urbani con la passione della poesia e del teatro


Pensieri Nascosti – Poesie di Pietro Palumbo

Come sempre nei tempi, molti si dilettano e si esercitano nella scrittura in versi. Assai pochi in realtà “sono poeti” e nella nostra società d’oggi, poi, a proporsi in tale veste si appare strani: fuori dal tempo, dalle sue quotidianità il cui carattere precipuo è divenuto quello della economicità e del consumo materialistico.
Eppure i poeti sono ancora fra noi. La poesia (il coraggio di pubblicare a cuore nudo i propri sentimenti) la scopri magari nel vicino di casa, nel conoscente, …nel “pensionato”. Poi con lui parli, scambi opinioni, impressioni, e capisci di trovarti di fronte a una “persona”: un uomo che ha vita interiore oltre la ‘maschera’ sociale, che nutre nel suo intimo sentimenti delicati e nobili e che, nel cimentarsi con sue composizioni scritte, sa comunicare ad altri questi suoi momenti di stupefazione fronte alla vita, agli altri e al luogo in cui si vive o si è condotto, magari per un tempo, la propria esistenza terrena. In brevi frasi descrittive, con frammenti di eloquio intimo ma non solitario, ci si rapporta e talora si narra delle persone care che ci hanno accompagnato o ci sono ancora prossimi nella vita (ivi compresa la presenza sacrale di una Madonna in processione), o lunghi i giorni di un percorso esistenziale che, com’è successo anche a poeti letterariamente importanti, ci vede applicati e impegnati in attività che parrebbero estranee al poetare.
Con questa premessa ho già in parte descritto, per quel che mi è possibile, l’uomo e il poeta Pietro Palumbo. Me lo hanno di recente presentato come Ufficiale dei Vigili Urbani, oggi a riposo. M’è parso subito persona schiva, d’eloquio breve e conciso, nell’aspetto “una persona tutta d’un pezzo”. Pensi “…naturale, è stato uomo d’ordine, …in fondo un militare!”. Poi capisci che la sua ritrosia a svelarsi sta proprio nella sua natura poetica, tenuta nel riserbo personale, nell’esercizio di scrittura tutta privata sebbene appassionata. Mi accenna a un suo “libricino”, ma dapprincipio non me lo mostra e neppure me ne parla esplicitamente. Me lo ha fatto avere, poi, discretamente, e ora me lo trovo fra le mani. L’ho letto tutto, con calma, libera-mente.
E’ indubbio, il suo versificare è lontano dalla “cifra letteraria”, quella che, dall’ermetismo superbo e fiero di Ungaretti alle lacerazioni per immagini straniate di Alda Merini, è inevitabilmente diventata la veste verbale e sintattica moderna con cui comunicare a se stessi, e agli altri, emozioni, visioni e sentimenti. Pietro Palumbo appare estraneo a tali frequentazioni letterarie e si esprime con semplicità, senza condizionamenti stilistici di sorta, riscoprendo l’originaria preziosità di parole-prime che ci comunicano poesia: lo stupefarsi degli uomini innanzi alle cose del mondo, a un vestito candido, all’azzurro del cielo, a una notte stellata, a una città scintillante di luci, ai verdi filari delle viti …ai “cinquant’anni passati / e che scappano via…”. Immagini semplici, scrittura piana, perfettamente in chiaro il suo dire, ma non semplicistico. Il suo verso parrebbe ingenuo ed è invece autentico, simpatetico, comunicativo per tutti.
Ciò ammesso e accettato, il lettore legge e rilegge i suoi “Pensieri nascosti” (Cannarsa, 2003) e riesce non solo ad apprezzare i sentimenti intimi, celebrativi e affabulanti di quest’uomo, ma a percepirne poi anche una capacità di versificazione che dapprima non ti aspetti, e come detto lineare ma nella composizione per nulla stilisticamente ingenua o banale.
Per chiudere questa mia breve post-lettura cito in tal senso la composizione “Sipario”. Non molti versi che nascono da una sua passione per la rappresentazione di scena, metafora della Commedia umana: rappresentazione e interpretazione sulla scena della vita di quel ch
e dentro ci anima e fra gli altri ci fa essere e divenire, uomini fra gli uomini. E in questo e di questo, ’semplicemente’, Pietro Palumbo è sicuramente un buon autore e interprete.
Giuseppe Franco Pollutri
Sipario

Sipario! Cosa nascondi
Dietro la tua calma apparente?Le luci si spengono,
le funi scorrono veloci.
Un applauso caloroso, poi…
Silenzio.

Ti apri come prezioso scrigno,
palpitante mostri i tuoi gioielli.
La scena si anima,
le mille sfaccettature dei tuoi diamanti
ardono di fuoco vivo,
in un intrecciarsi di emozioni:amore, gelosia, tormento, passione.
E’ la commedia della vita.

L’ultimo palco è vuoto,
ritorna la solitudine.
Ti ricomponi come mosaico.
Conservi nel tuo cuore il calore
dell’ultimo applauso.
La tua gioia è grande
Per quel sorriso che hai donato.

Pietro Palumbo
(da “Pensieri nascosti- poesie”, Cannarsa 2003)

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