domenica 5 settembre 2010

Nè il piano regolatore nè il "piano casa" prevedono norme per la salvaguardia di edifici "storici" non vincolati

UNA RIFLESSIONE A TUTTO CAMPO DELL'ARCH. FRANCESCOPAOLO D'ADAMO
riceviamo e poubblichiamo
La vicenda di questi giorni, inerente l’abbattimento della Centrale del Latte di Pescara, sta appassionando molti. La demolizione dell’edificio, memoria della “città Dannunziana”, è stato, come al solito tardivamente, difeso da cittadini, associazioni e partiti politici. Alla testa di questi ultimi PRC col suo leader Maurizio Acerbo.
Purtroppo la distruzione delle opere ritenute “secondarie” o “insignificanti” avviene ormai sistematicamente. Non ultima quella della prima Centrale Elettrica d’Abruzzo, demolita qui a Vasto, su corso Garibaldi, per far posto ad una palazzina per uso residenziale, in stile “parigino”.
Nessuno ha alzato un dito per salvare quella memoria, ricordata solo da qualche rara cartolina d’epoca, mentre per l’albero cresciuto davanti a questo “storico” edificio e che con questo formava un armonioso angolo urbano, si è mobilitata gran parte della città. L’albero è stato salvato, ma il risultato è che a molti ora, sembra che quest’albero cozzi figurativamente e funzionalmente con la palazzina retrostante, per cui sembra errato tenerlo ancora in “vita”.
La speculazione e l’ignoranza battono abbondantemente, oserei dire per distacco, il gusto estetico e la cultura. Da tempo ormai siamo disabituati al bello e all’armonia.
Il piano casa approvato a Vasto non prevede, così come il piano regolatore vigente, alcuna norma inerente la salvaguardia di questi edifici “storici” ma non vincolati e così, come nel caso della Centrale del Latte a Pescara, a latte versato, è proprio il caso di dirlo, forse qualcuno si muoverà, cercando di salvare il salvabile.
Successe anni addietro anche a Vasto quando si intervenne “contro” i lavori di ristrutturazione dei Palazzi Scolastici di corso Italia, solamente quando apparvero di colore celeste. Ed ancora oggi una “fantomatica” commissione d’inchiesta sta operando alla ricerca di un qualcosa di cui nemmeno i componenti di questa commissione comprendono il “vero” senso.
Il Piano Casa di Vasto, è stato approvato previo lavoro di un “manipolo di under trentacinquenni” (così gli stessi si sono autodefiniti su un blog locale) e questo “manipolo”, che fa capo a PRC, lo difende in tutte le maniere e con tutte le forze. Da qui la domanda: “quando ci si troverà davanti all’abbattimento di un opera “difendibile” come la Centrale del Latte di Pescara o come una palazzina ottocentesca di Vasto, come si comporterà Maurizio Acerbo? Verrà a Vasto in difesa di questa, così come è venuto per la “guerra” alle recinzioni sulla spiaggia della Marina?
Arch. FP D’ADAMO

4 commenti:

davide ha detto...

Non sono Architetto,ma l'architettura e strutture,sono state e sono per me fonte di interesse sempre piu' crescente. L'epoca fascista ha lasciato all'Italia molti edifici e anche Vasto non e' da meno.I Palazzi Scolastici,il Cinema Ruzzi,Piazza Rossetti,la Fontana di Piazza Rossetti,il fascio littore sui nomi delle strade e addirittura sui tombini di Piazza Del Popolo.Mia Nonna mi raccontava che nel 1956 tra le case che franarono,c'era la Casa del fascio .Penso doveva essere una struttura pensata per dare servizi tipo la tessera del pane.Lo stile fascista lo si riconosce anche a Fossacesia(Scuola),Lanciano(Municipio),Ortona(Teatro Vittoria),Casoli(Cineteatro).Ad esempio anche la Villa Comunale di Lanciano deve essere stata costruita in epoca fascista perche' l'ingresso ha degli inconfondibili Fasci Littori tipo quelli della Fontana in Piazza Rossetti anche se da un'altra prospettiva.Insomma se a Pescara hanno sbagliato a buttare a terra questo edificio di quell'epoca,a Vasto ad esempio non penso ci sia qualcuno che acquisti il Cinema Ruzzi ,buttarlo a terra e costruirci i palazzi perche' poi ci sarebbe una sollevazione popolare.L'esempio dell'edificio Enel di Vasto non aveva delle grandi pregevolezze estetiche,ma pensare che dove c'era quell'edificio ad un solo livello o al massimo due e adesso c'e' un palazzone di 5 e passa piani fa un certo effetto.Effettivamente adesso l'albero sembra essere ...di troppo e toglie luce a chi abita o abitera' in quelle abitazioni di pregio.Che fine fara'?

Ciccosan ha detto...

Ci sono in giro molte opere di pregio disegnate e progettate considerando sia la destinazione che l'estetica.
Nel settore industriale ci sono opere meravigliose ma anche orribili mostri.
Sono pregevoli costruzioni architettoniche le antiche fabbriche tessili, le lanerie, le seterie, le centrali idroelettriche; cioè quelle indutrie manufatturiere che non avevano bisogno di torri d'accaio, gassificatori, capannoni di metallo, ecc.
Oggi ce ne sono di pregevolmente recuperate e riqualificate a moderne destinazioni, comprese le abitazioni.
Ma in moltissimi altri casi non è così facile.
Le vecchie costruzioni sono prive di quelle norme di sicurezza che oggi sono indispensabili; sono realizzati con materiali pericolosi, deteriorabili, non permeabilizzati, con calcoli ingegneristici superati.
Senza contare l'assenza, perchè all'epoca non usava, di criteri di isolamento, economicità nella gestione, razionalità dei volumi, vie di fuga, criteri antincendio, scale d'emergenza, impianti di alimentazione adeguati, ecc.
Pensiamo solo all'altezza dei solai, alle finestrature ridotte.
Adeguare un edificio degli anni '20 ai moderni criteri di abitabilità costa quanto realizzarlo nuovo. Per questo spesso rimangono monumenti di se stessi e, privi di qualsiasi manutenzione, finiscono per essere ricettacolo di sporcizia e di erbacce.
Ancora una volta bisogna ricordare che "senza quatrìne 'nzì cànde la Mèsse".
Specialmente quando di quattrini ce ne sono meno di quelli che servono.
L'ENEL di Vasto era una scatola di scarpe, architettonicamente parlando, funzionale a quello che era il suo compito. Quale fosse questo affetto dei vastesi per quell'edificio, francamente mi sfugge.
Circa l'albero, a me sembra una battaglia ideologica. Sono convinto che se quell'albero potesse parlare chiederebbe l'eutanasia piuttosto che stare lì in mezzo ad una delle strade più trafficate della città, nemmeno tra le più belle e da solo.
Resta lì nell'indifferenza generale, come quelle vacche di Nuova Dheli che si sdraiano per strada.
Prima o poi le sue radici raggiungeranno qualche cavidotto interrato, del gas della luce dell'acqua, oppure sfonderanno qualche interrato e allora bisognerà intervenire.
Oppure si abbatterà da solo, quando l'asimmetria della sua crescita, un forte temporale o qualche malattia lo avranno spezzato.
Questa sorte è capitata di recente all'ippocastano di Anna Frank in Amsterdam.

Francescopaolo D'Adamo ha detto...

Ciccosan ... e allora?

Ciccosan ha detto...

Mi chiede un "allora?", lei, che ha le sue note farcite di punti interrogativi, puntini sospensivi, frasi allusive e di “tu sai che io so”?
Ma le rispondo lo stesso, anche se potrebbe sforzarsi di capire da solo.
Le rispondo con una storiella al cimitero; si, lo stesso della vecchina equilibrista.
Commentavo dispiaciuto una tomba abbandonata e malmessa; di lì passa un signore. Mi aveva sentito e mi disse: Po' èsse ca li vèive stànne pèggie.
Saggia considerazione che equivale a dire che nei momenti difficili il coraggio si misura nella capacità di scegliere le priorità.
Riguardo all'albero, lo taglierei domattina e mi preoccuperei degli ettari di uliveti che stanno scomparendo nell'indifferenza generale, invece di qualche pino capitozzato.