domenica 27 giugno 2010

Il golfo dagli orti

una mia foto di ieri pomeriggio

5 commenti:

Francescopaolo D'Adamo ha detto...

Da ragazzo, osservavo dalla Loggia la collina su cui poggia il paese, non oso “più” dire città, digradare dolcemente al mare, ricoperta di ulivi e di ortaggi, che sembravano voler cingere mollemente di una verde fascia i fabbricati; e vedevo giù il mare, mitemente bello, sorridere di riflessi luminosi, e la curva che si allungava fino a Termoli a ricordare la curva di Posillipo. Ora dallo stesso luogo vedo solo case e costruzioni di ogni tipo. Non ultimi il porticciolo turistico di San Salvo e le barriere frangi flutto che “proteggono” la spiaggia di questo luogo ma che disturbano la visuale naturale dei luoghi. Presto, speriamo di no, avremo anche delle alte torri nel mare.
Ci stiamo abituando al brutto. Nessuno si pone problemi.

Unknown ha detto...

Sono d'accordo, realizziamo, costruiamo, facciamo crescere la città anche sul piano edilizio, ma facciamolo seguendo un canone estetico. Credo che tutto si possa realizzare, palazzi, parcheggi, recinzioni, quartieri, porti, perchè molteplici sono gli interessi della collettività ma tutto va realizzato in ossequio del bello.

Ciccosan ha detto...

Scivul, non è così semplice. A parole può sembrarlo, ma nei fatti è molto complicato.
La stessa facilità di certe Istituzioni politiche quando sermonano "coniugare le specificità nazionali con i superiori interessi dell'Europa".
E sul turismo lo è ancora di più quando, come da noi, non ci si può affidare che ad un turismo altamente stagionale, molto simile al mordi e fuggi.
Prenda la costa amalfitana, tra le più belle del Mediterraneo e osservi bene: tutto quello che non hanno fatto è perchè tecnicamente non era possibile realizzare. Per il resto hanno fatto di tutto.
Ho incontrato gente che c'è stata qualche giorno e sospira "che bel mare!" e non fa caso che lo sta ammirando dalla finestra di un albergo scavato nella roccia costiera.
Giorni fa' anche noi, invitati ad un pranzo di nozze in un noto locale su Montevecchio, esclamavamo "che bello qui! si vede tutta Vasto!" e ci trovavamo in un parcheggio in ghiaino realizzato estirpando centinaia di ulivi ed alberi di gelso.
Vicino, una bella villa per massimo una dozzina di abitanti, per far posto ai quali altri ulivi sono stati traslocati nei caminetti.
Quando questo fenomeno inizia è inarrestabile; tanto vale liberalizzare l'accesso a tutti, così almeno quei panorami se li godranno in molti e non i pochi privilegiati.
Facessero almeno una strada panoramica.
Montevecchio rappresentava l'ultimo baluardo, un simbolo come lo era stato il Piave; ma questa volta il nemico ha attraversato il fiume e sta tranquillamente montando le sue tende.

Francescopaolo D'Adamo ha detto...

Ma dopo Caporetto .....

Ciccosan ha detto...

Ieri, con una nota qui sopra, ho nominato la costa Amalfitana, come uno dei tanti luoghi in Italia dove ci si arrovella per coniugare sviluppo (sempre più vorace) con la tutela del territorio (sempre più debole).
Dicevo che hanno combinato di tutto, ognuno può verificare da solo.
Stamattina sul Corriere leggo dell'auditorium di Ravello, inaugurato a febbraio e ancora chiuso perchè intrappolato tra ripicche interne all'amministrazione comunale.
Cliccate "ravello auditorium" e tra articoli e filmati, notare con quanta disinvoltura se ne decanta la bellezza e fate caso a dove l'hanno costruito.
I nostri architetti ne saranno entusiasti, non foss'altro perchè è opera di Niemeyer, ma sono interessato a conoscere la risposta a questa domanda: l'avremmo realizzato su Montevecchio, luogo onestamente meno attraente di quello scorcio di Ravello?

Una curiosità: il Presidente della Fondazione, prima dei conflitti con l'amministrazione comunale, progettava di fare il primo congresso nel nuovo auditorium con l'Associazione Magistrati. Captatio benevolentiae? Mah!