venerdì 30 aprile 2010

Per la valorizzazione della cultura Vastese si fa molto poco

In questi giorni che la comunità vastese si chiede se la nostra sia o meno una città di cultura e se c’è voglia di cultura, in realtà bisogna riscontrare un certo “assopimento culturale” voluto dall’attuale amministrazione comunale. Io parlo di una cultura più spicciola, diciamo pure “terra terra”, quella legata al nostro territorio, alle nostre origini, ai personaggi che hanno fatto e dato tanto per la nostra città, e naturalmente ai nostri tesori d’arte (pittura e archeologia) e dei tanti palazzi e monumenti in genere sparsi nel nostro territorio.
Non è possibile che i Musei di Palazzo d’Avalos rimangano aperti solo nel week-end, perché a detta dell’Assessore alla Cultura, “in alcuni giorni le presenze erano pressoché pari a zero”. Allora piuttosto che trovare soluzioni o proporre iniziative per rivitalizzare i nostri Musei, è più facile e sicuramente più economico tenerli chiusi. Non mi meraviglierei se un giorno a qualcuno venisse in mente di limitare anche l’apertura dell’Archivio Storico presso Casa Rossetti, dove c’è un patrimonio storico inestimabile, visto che la presenza di utenti è pressoché vicina allo zero durante tutta la settimana.
In sostanza con la solita scusa della crisi e della mancanza di fondi a Vasto la cultura è stata abbandonata (amministrativamente parlando) e demandata alle sole (e poche) iniziative di associazioni private. Basti pensare che per il 150° della nascita di Luigi Anelli o per il 300° della Città del Vasto, solo per citare due ricorrenze recenti, non è stato fatto assolutamente nulla.
Non è una questione di soldi, è solo una questione di scarsa sensibilità. Se continuiamo così la vastesità morirà.
Lino Spadaccini

2 commenti:

Francescopaolo D'Adamo ha detto...

bravò!bravò!

Alessandro ha detto...

A Vasto invece si fa più cultura "oggi" che "ieri", un esempio su tutti è la rinascita del Teatro Rossetti affidato a Bellafronte. La coperta è corta e i soldi vanno ben spesi. Non è spenderli bene tenendo aperto tutti i giorni un museo in una città che non ha una presenza turistica costante.