Aiutò Vasto a sconfiggere 7 bande di briganti ed a superare la frana del 1816 e il colera con 2.500 vittime.
Il 24 aprile 1814, con approvazione unanime del Consiglio dei Decurioni, il Sindaco Pietro Muzii attribuì la cittadinanza onoraria al barone Durini, primo Sottintendente vastese, per aver respinto l’assedio dei banditi.
Nato a Chieti il 17 marzo 1765, il Durini ricoprì la stessa carica a Penne e successivamente quella di Intendente a Teramo. Stanco delle cariche pubbliche, si ritirò a vita privata a Napoli dove pubblicò vari scritti sugli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, sul Giornale Abruzzese di scienze, lettere e arti e su Il Progresso, con argomenti di sicuro interesse quasi sempre incentrati sul territorio abruzzese.
Pasquale Borrelli nell’elogio funebre pronunciato nell’ottobre del 1845 disse del Durini: “Antepose abitualmente alla eleganza maniera la proprietà, la chiarezza: ed effigiò nel suo stile il candore della sua anima, la semplicità de’ suoi costumi”, e ancora, “Allorché gli fu commessa una picciola parte delle amministrazioni dello stato, ei la condusse in maniera, che addimostrossi capace di assai più alte incombenze: e la memoria del suo zelo, della dolcezza de’ suoi modi, e della sua intelligenza rimase ne’ luoghi ch’egli aveva diretti, come nell’orizzonte rimane il crepuscolo di un bel giorno di estate”.
Nel 1811 il barone Durini fu inviato nella nostra città, dove vi rimase fino al 1820, a ricoprire la carica di Sottintendente. Possiamo dire che grazie anche a questo straordinario uomo Vasto ha potuto superare dei momenti terribili quali l’assalto di sette bande di briganti (1814) capeggiati da Fulvio Quici, Pasquale Prassete e Basso Tomeo detto Vassariello, la frana del 1816 e il colera scoppiato nel marzo del 1817, che causò la morte di 2500 vastesi.
“Parmi, o Signori vederlo tutto coraggio in quei tempi difficili brandire le armi, e di persona resistere alle invasioni di nemiche masnade, che turbavano la pace della città, ed obbligavano l’agricoltore ad abbandonare a mezzo il solco l’aratro”, scriveva nel giugno del 1847 Francesco Briganti, “O qual caro pegno di riconoscenza ne ricevette da’ Vastesi! Eglino unanimemente segnarono il diploma di cittadinanza, che dal Durini con cortesia fu accettato… Ma chi potrà esprimere la carità, la sapienza, l’energia da lui spiegata nelle funestissime scene di quei giorni, che durante il breve giro del 1816 e 1817 segnarono l’epoca più trista del territorio Vastese! Terribile scoscendimento rovina buona parte della città e delle circostanti campagne; squallida carestia infievolisce le forze, e predispone le macchine ai morbi; pestifera febbre mena di mezzo al popolo lo spavento, la desolazione”.
Per i meriti conseguiti, nella seduta consigliare del 24 aprile 1814, il sindaco Pietro Muzii, offrì la cittadinanza onoraria al Durini: “Ecco dunque l’Eroe il Difensore della Patria, e’l nostro Cittadino. A tante lodevoli, e virtuose azioni altro compenso non trovo, che di umiliare a Sua Maestà a nome dell’intera Cittadinanza l’attaccamento, e lo zelo, di cui un sì degno Magistrato à fatto pompa in quel tristo avvenimento, nonché la prudenza, e le virtù che lo adornano. E simultaneamente segnare il suo nome nell’Albo de’ Cittadini, acciò sia di gloria a se stesso, ed alla Patria. Questo picciolo tributo è solo, che la Città del Vasto affettuosamente suol presentare nelle attuali sue circostanze; e che la bontà di un sì benemerito Personaggio possa accettarlo di buon grado”.
Per l’occasione fu coniato un medaglione del diametro di quaranta centimetri, con l’effigie del barone Durini, realizzato dallo scultore vastese Florindo Naglieri e donato al Comune di Vasto dai figli di Vittorio d’Anelli dopo la scomparsa del padre.
Lino Spadaccini
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