I Patroni (non in cielo, ma sulla terra) ci mancano
di Giuseppe F. Pollutri
San Michele, certo, non ce lo toglie nessuno, anche se lo abbiamo in condivisione di fede con altri luoghi, non solo d’Italia. Ma i Santi stanno in Cielo, si sa, e a loro ci si affida e ci si raccomanda nell’intimo per sentirci confortati e protetti soprattutto nell’anima I Santi, anche se “patroni” della città, non si occupano di amministrazione pubblica, di gestione del territorio e tanto meno di posti di lavoro. Perciò, lasciato il nostro angelo-protettore nella sua dimora e alla sua funzione, occupandoci di cose terrene dovremmo cercare di individuare Patroni tra noi.
Vasto, ormai da tempo, è rimasta come orfana e abbandonata. I suoi referenti politici non hanno “aura”, e - dal Governo alla Regione, alla Provincia – neppure “potere” (di persuasione e di decisione). Passati “a miglior vita” don Peppino Spataro nostro e Lello Artese per San Salvo, e ormai a riposo Remo Gaspari, noi non troviamo più chi possa realmente proteggerci e assisterci.
Nessuno oggi può pensare ai politici semplicemente come chi “in alto” o “colà dove si puote” ci debba far ottenere sovvenzioni e investimenti. E’ vero non meno che la città e il territorio vivano con pena il presente e senza una prospettiva di futuro se non ha politici che abbiano, oltre a capacità e sincera voglia di dedicarsi al “bene comune”, una “visione” per la loro terra, un “colpo d’ala” nel loro fare; uomini pubblici che ottengano per loro un giusto consenso e credito, e per i propri concittadini o corregionali opportunità di progresso e sviluppo.
Di recente in città qualcuno si è inventato un “Premio Giovani”. Si vuole, come leggo, richiamare l’attenzione sul fatto che i giovani di queste parti, per farsi valere e poter sviluppare i propri “talenti” debbano “andare fuori”. In parallelo un foglio locale ha portato avanti on-line un sondaggio per sapere se “sia giusto” che un giovane vastese per proseguire studio e carriera lasci la città, e sia costretto dunque ...“a emigrare”. Una questione complessa e non definibile in questi semplici termini. E’ stato facile da parte di un blog nostrano sorriderne, facendo rilevare che da sempre e fisiologicamente un luogo “di provincia” come il nostro e come altri non può fornire mezzi e opportunità, di studio e di lavoro, che altrove si può trovare. Sappiamo che i Palizzi avevano casa e studio a Napoli, e altri (come Mattioli) a Roma o altrove. Li avremmo detto “emigrati” o, quali sono: vastesi comunque e al contempo cittadini del mondo? Diversa cosa è preoccuparci e occuparci del che cosa è possibile fare e come per dare ai nostri giovani e non solo (e non soltanto a quelli di particolare doti artistiche) maggiori opportunità di studio e di lavoro sul posto. Un qualcosa che sta alla politica, a politici attenti e capaci di “inventare” e di ottenere.
Per questo parlo di (politicamente santi) Patroni in terra, che più non abbiamo, “e – aggiunge l’amico Giovanni, passeggiando per un deserto Corso De Parma - ...si vede”!
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