venerdì 26 marzo 2010

Anche quest'anno Vasto conferma la grande devozione verso la Sacra Spina

Grande la partecipazione dei fedeli alla processione lungo le vie della città
Anche questa sera, come ogni anno si è ripetuto il “miracolo” della Sacra Spina, non tanto per la fioritura della Spina, che avviene tra l’ora sesta e l’ora nona del Venerdì Santo, quanto per la tantissima gente assiepata in chiesa e lungo le strade, che ancora oggi, dopo cinquecento anni, mantiene viva questa festa, questa tradizione e la grande devozione verso questa Sacra Reliquia.
E forte è anche l’emozione che si prova quando il canto dell’Ave Spina riecheggia in tutta la sua potenza e struggente solennità tra le mura della Chiesa di S. Maria Maggiore: Ave Spina, quae cospersa / Es Divino Sanguine; / Quaeque ex dumis es conversa / In Diadema Domini: / Te precamur, ut adversa / Cuncta a nobis abigas.
Dopo la Quintena di preparazione alla festa, iniziata domenica a sera con le riflessioni di mons. Decio D’Angelo, mons. Pietro Santoro, vescovo di Avezzano, mons. Giancarlo Maria Brigantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano, mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo e don Antonio Bevilacqua, questa sera la Messa solenne è stata presieduta da mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, con il parroco di S.Maria Maggiore don Andrea Sciascia, e gran parte del clero vastese.
Ma la novità di quest’anno è stata la presenza di tante confraternite: oltre a quelle vastesi erano presenti quelle di Casalanguida, Agnone, Marina di S. Vito, Castelfrentano, Atessa, Francavilla al Mare e quella del SS. Sacramento di Fossa. Un saluto particolare, prima dell’inizio della S. Messa, è andata proprio a quest’ultima confraternita proveniente da uno dei paesi più duramente colpiti dal sisma del 6 aprile scorso.
Intensa come sempre l’Omelia del mons. Bruno Forte che ha messo in relazione il roveto ardente di Mosè e la corona di spine di Gesù: “Questa mattina mentre meditavo sulla corona di spine, mi sono accorto che c’è una relazione fra la corona di spine di Gesù e il roveto ardente di Mosè. Mentre Mosè sta pascolando su monte Sinai, vede un cespuglio di spine, appunto il roveto, che arde e non si consuma. E Gesù è il nuovo roveto ardente che arde e non si consuma”.
Alla fine dell’omelia mons. Forte ha rivolto un breve cenno alla campagna mediatica che sta investendo in questi giorni la chiesa e che ha prodotto una ondata di accuse e giudizi negativi nei confronti del Papa e dei Vescovi.
Al termine della S. Messa la lunga processione si è snodata tra le vie del centro storico, attraverso due ali di folla.

Lino Spadaccini

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