Ieri sera, presso
La serata organizzata dal Lions Club Vasto Host, dal Lions Club Vittoria Colonna e dalla famiglia Pietrocola è stata ancora una volta l’occasione per ricordare la figura di Peppino Pietrocola, uno stimato professionista, uno studioso di memorie patrie, un musicologo ed anche un giornalista. Un esempio fulgido di vastese a disposizione della sua città, un grande uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla cultura e per far crescere la cultura nella nostra città.
Il Premio Pietrocola, nato nel 2003 per iniziativa della moglie Marussia e dei suoi figli Filippo, Annarita e Francesco, è giunto ormai alla settima edizione. Negli anni precedenti gli assegnatari dei premi sono stati Don Stellerino D’Anniballe (2003),
Hanno premiato Pino Jubatti, oltre a Filippo Pietrocola, in rappresentanza della famiglia, il presidente del Lions Club Vasto Host Giuseppe Argirò, e il Vice Presidente del Lions Club Vittoria Colonna Giovanna Di Gaetano. Dopo un breve saluto di Pino Jubatti, ha preso la parola Giuseppe Catania, presidente dell’Assostampa, che ha ricordato la figura di Giuseppe Pietrocola ed ha tracciato un breve profilo del premiato.
Ha concluso la serata Vittorio Emanuele Russo, ultimo discendente della famiglia Anelli, che ha brillantemente ricordato alcuni aspetti inediti del poeta vastese Luigi Anelli, di cui solo pochi giorni fa e caduto il 150° dalla nascita. “Devo innanzitutto ringraziare i Lions”, ha esordito, “perché 41 anni fa durante una serata danzante organizzata proprio dai Lions, ho conosciuto mia moglie e dopo quattro mesi ci siamo sposati. Devo molto alla famiglia Pietrocola. Franco Mariani era mio compagno d’infanzia e il nostro luogo preferito non era casa mia o casa sua, ma la casa di Giuseppe Pietrocola perché lì si mangiava bene. Luigi Anelli”, ha proseguito Vittorio Russo, “ebbe due mogli: la prima moglie gli diede tre figli, zia Marina che sposò il farmacista Giovine, Ersilia che visse con noi a Genova e zio Peppino Anelli, che intraprese la carriera militare. La seconda moglie era una donna acida che gli diede cinque figli tra cui Vittorio, che ad un certo punto cambiò il cognome in d’Anelli. Per tutti i nipoti zio Luigino è stato un punto di riferimento. Aveva un carattere duro, ma non si è mai piegato”. Ed ha ricordato ancora altri coloriti aneddoti con simpatici cenni alla bella parlatura vastese ed anche quando si oppose ad una ulteriore deturpazione del Castello Caldoresco di proprietà della famiglia Palmieri. Davanti il castello, dove oggi vediamo il fossato, c’erano botteghe e laboratori di artigiani. Filoteo Palmieri desiderava aumentare la cubatura degli edifici, ma Luigi Anelli vi si oppose energicamente e alla fine si dimise dalla carica di Sovrintendente per gli Scavi ed i Monumenti.
Lino Spadaccini
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