da Davide D'Alessandro riceviamo e pubblichiamo
Prima il candidato a Sindaco, poi il Programma
La città, soprattutto dal 1992 (anno del ddl sull’elezione diretta) è il suo Sindaco! Politico vero e riconosciuto. Anzi, vero perché riconosciuto. Perché è riconosciuto? Perché è stato eletto direttamente dal popolo. Dal 1992, senza il Sindaco eletto si va a casa, si torna a votare. Il Sindaco manda a casa gli assessori, cambia le Giunte, come ha fatto più volte Lapenna.
Bene ha fatto “il Grillo” a lanciare l’iniziativa “Suggerisci il tuo Sindaco” e non “Suggerisci il tuo Programma”, perché il Programma, senza il Sindaco, senza l’uomo o donna che intende realizzarlo e che lo modella, attraverso la propria visione politica, il proprio disegno strategico, vale meno di niente. Basta anche con la retorica che i programmi si scrivono insieme ai cittadini. Avete mai letto un programma scritto insieme ai cittadini?
Il programma di Lapenna 2006 era un buon programma, ma bisognava realizzarlo. Il candidato, che si è rivelato inadeguato a svolgere le funzioni di Sindaco di una città complessa come Vasto, non l’ha realizzato. L’amico Nicola D’Adamo ha ricordato che da oltre vent’anni vengono riproposti programmi molto simili, senza mai realizzarli. In Italia, ha scritto Longanesi, non manca la libertà: mancano gli uomini liberi. A Vasto non mancano i programmi: manca un uomo o una donna in grado di realizzarli. Speriamo di individuarlo/a per il 2011. Prima il candidato a Sindaco, poi il programma. È la politica, bellezza! Since 1992.
Davide D’Alessandro
Direttore di Polis
1 commento:
I programmi sono sempre gli stessi perché gli stessi sono i problemi della città, che non vengono affrontati e rimangono appunto perenni, giunta dopo giunta.
Dire che il politico viene prima del programma equivale a sostenere che la confezione è più importante del contenuto. E se questo può essere vero per prodotti dell’effimero o per i piazzisti che vendono rimedi per i calli nelle fiere paesane, certamente non è vero per i bisogni della gente.
Che la gente non debba far parte dei programmi che la riguardano denota un concetto elitario della politica; come dire non capite niente lasciate fare a noi. E infatti si vede quello che sanno fare.
Amministrare un comune non è complicato come amministrare la Comunità Europea o l’Organizzazione delle Nazioni Unite; e Vasto non è Milano e nemmeno Londra.
Fosse per me, a metà mandato chiamerei la gente ad esprimersi di nuovo, sulla base di quanto l’amministrazione eletta è stata aderente al programma promesso.
Se non ha fatto almeno la parte prioritaria del programma promesso, se ne va a casa e con lui la squadra dei collaboratori e collaboranti.
Se uno è capace lo vedi già nei primi due anni.
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