domenica 10 gennaio 2010

Riflessione in versi sul divieto dei cortei funebri

Preghiera in gennaio

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Quel giorno ultimo della mia vita,
Oh Signore, ch’io abbia preci,

Sii Tu compagno al mio tragitto
Dalla mia chiesa al cimitero.

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Nella trafficata via del Vasto

Dio assistimi con la tua mano,

Fammi raggiungere presto il luogo

Dove il domani non vede il sole.
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Se più non m’è compagno un prete

Con l’acqua santa e l’astile croce,

Che possa andarci piuttosto da solo

All’ultima mia silente dimora.

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Tu che “moderno” tolleri il mondo

Che indulgenza hai per chi non sa,

Concedi al Sindaco il perdono,

Per insipienza, quest’anno ancora.

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Giuseppe F. Pollutri
(alla maniera di Dylan Thomas in
“Under Milk Wood”)

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Non avrei voluto – nel clamore suscitato dall’Ordinanza del Sindaco a divieto “per traffico automobilistico” dei cortei funebri in città – inserire anche la mia voce. Poi, come spesso succede in natura, per un seme che vola, si posa poi germoglia, la lettura di pagine del poeta gallese da me sopra citato mi ha dettato questi miei versi. Insieme di burla e di preghiera, autentica e spontanea.

Non mi sarei aspettato di aprire l’anno con tali sentimenti e con simili argomenti, ma – come apprendiamo dal funesto evento che ha colpito Michele Memmo e famiglia, seppure ce ne fossimo dimenticati – la vita e la morte, il principio e la fine, sono le strette sponde di un mare che a noi spesso appare immenso da navigare, e non lo è.

Nell’errore e nell’improvviso disinganno, forse occorre trovare motivo di indulgenza – pur sempre libera e dignitosa che sia - verso gli altri e talvolta persino verso se stessi. Almeno per ...quest’anno ancora! GFP

2 commenti:

NICOLA D'ADAMO ha detto...

DA DAVIDE DELLE DONNE ABBIAMO RICEVUTO QUESTO COMMENTO CHE VOLENTIERI QUI PUBBLICHIAMO
Stamattina (ieri) ho chiesto un permesso dal lavoro per partecipare alla prematura scomparsa di una Cugina di mia moglie di 55 anni. E’ stato straziante. Al Funerale ho visto tanto tanto tanto affetto di parenti,amici e conoscenti ...tante lacrime. E forse ripensando ai fatti nostrani (vedi Corteo vietato) ho pensato che in questi momenti forse il Comune dovrebbe lasciare in pace su una cosa tra le piu' intime dell'uomo e cioe' la perdita di una persona cara e quindi di fare o non fare il corteo. Il dolore,l'emotivita' dei figli,del marito,della mamma e di tutti,se un Ente (il Comune) mette il bastone in mezzo alle ruote,non ci fa una gran bella figura. Anche se il traffico rallenta, penso che davanti alla morte di un congiunto,il corteo diventa un modo per accompagnare verso l'ultimo viaggio una persona cara. Il Corteo a piedi se vietato e imposto creera' un giusto risentimento. Vasto e' una Citta' moderna,ma che vuol dire?Un po' mi torna in mente quel signore che davanti al corpo esamine di quell'uomo ucciso ,siccome non ha tempo da perdere gli passa sopra e va via in tutta fretta. E' essere moderni oppure menefreghisti? Ma allora davanti a che cosa ci si puo' fermare ? Ma allora ci possiamo ancora chiamare Cristiani e Cattolici se poi non abbiamo piu' la cosa che ci distingue dagli animali e cioe' ...la Pieta'! Una madre che ha in braccio il proprio figlio strappato prematuramente alla vita.
Cordiali Saluti da Davide Delle Donne

Unknown ha detto...

Probabilmente il sindaco di Vasto non conosce la "pietas",valore fondamentale per i Romani e sentimento elevatissimo di cui sono espressione capolavori di Scultori e Pittori ,vanto e espressione massima della nostra cultura; a me la sorte ha riservato l'impensabile:quel dolore dei genitori che perdono il loro figlio...dolore che ancora osservo e non riesco a lenire in mia madre.. Forse a costui che come un feudatario firma ordinanze manca proprio quella capacità tipicamente umana di provare pietas che significa ,rispetto per i suoi simili!!!!!!!!!!