giovedì 14 gennaio 2010

NOTE PER CINZIA


Note per Cinzia

A noi che avremo

dei tuoi giorni mancati

il domani,
note e voci

a raccontare ci udrai
di tua infelice storia

nei giorni che verrano

per noi ancora


farfalle e cuore, labbra
e parole.

Batte, batte, ora danza

più forte per te il cuore

Corri, guarda, impara

sui passi alati d’Amélie

Corri, guarda, impara

dalle labbra rosa d’Amélie


Corri, guarda, balla

le note ultime di chi ti fu

compagna di vita breve

sventurata amica nostra,

amata Cinzia.

Negli occhi tondi, pulsante

forte il cuore d’Amélie

quel mondo che più non hai

ritroveremo ancora

il tuo viso che più non vediamo

tu che ora leggera cavalchi

di là da noi stelle e comete.

Corri, guarda, impara

sui passi in corsa d’Amélie

Corri, guarda, impara

dalle labbra rosa d’Amélie

Corri, guarda, ascolta

le note ultime di chi ti fu

compagna di vita breve

sventurata amica nostra

amata Cinzia.

Batte, batte,

ora danza

più forte per te il cuore,

più greve per noi la vita.

(gfp, 2010)

Una necessaria annotazione a “Note per Cinzia (Memmo)”

Francamente. Nei giorni scorsi ho solo meditato il vivo e indicibile dolore che avranno dentro il cuore gli amici di gioventù vastese Michele Memmo e Rita Ciavatta. Ritenevo che dovessi vietarmi, per giusta decenza e naturale afasia, dal poetare su tale disgrazia e vicenda. Comporre in tal caso versi mi era sembrato un gioco di parole futile e trastullante, in certo modo illusorio e persino alienante da quel che il funesto evento ha tracciato quale memoria futura a questi genitori che dei loro figli hanno fatto il loro miglior vanto...

Leggendo, nelle cronache dal web, il resoconto del funerale in Santa Maria del Vasto, ascoltando le note in piano-forte del “favoloso mondo d’Amélie” che i suoi amici ed amiche hanno voluto dedicare a Cinzia, evocando quella poesia della vita in cui Lei amava credere e sperare, non ho resistito all’impulso di prendere carta e penna. Così, seppure frammentariamente, ho cercato di evocare, traducendo per così dire “la valse” colonna sonora del film citato, il suo sogno infranto, coniugandolo con il nostro stupefatto dolore per la sua immatura scomparsa.

Si dirà che le note, più che le parole, possono essere la nostra salvezza, il miglior balsamo per i battiti troppo forti e affannosi del cuore, che le parole come la musica possono indirizzare verso il cielo, pur nel sentirci deboli cose, sperduti battiti di un cosmo profondo che da e toglie, misteriosamente, vita e morte.

Ho voluto, così, io dell’età matura, accompagnarmi nell’ad-Dio alle voci e alle note dei suoi coetanei amici.

Mi resterà dentro, con questo refrain musicale e con queste mie improvvisate parole, quel mondo di fantasia che Cinzia ha sognato e che mai più avrà, in terra, fra noi.

(Giuseppe F. Pollutri, 13 genn. 2010)


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