
Il Convento di S. Spirito e i celestiniani a Vasto
Tutto pronto per l’arrivo a Vasto nella giornata di lunedì dell’urna contenente le spoglie di papa Celestino V. Un appuntamento atteso non solo dal punto di vista religioso, ma anche storico in quanto, secondo la tradizione, fu proprio Pietro da Morrone a fondare il Convento di S.Spirito. Si tratta quindi di un ritorno nella nostra città dopo oltre sette secoli.
Di questo convento oggi non rimane più nulla: dopo la soppressione dell’ordine religioso dei Celestini, con real decreto del 13 febbraio 1807 promulgata da Giuseppe Napoleone, parte della chiesa
venne demolita per lasciar posto alla costruzione del Teatro Rossetti, mentre l’antico chiostro, tra il 1819 ed il 1832, con una spesa di oltre 7600 ducati venne trasformato in Carcere distrettuale. Come riferisce il Marchesani: “umanità, decenza e riguardo ne regolarono la struttura e lo scompartimento; religione, da cui le buone cose emanano, vi collocò Cappella servita da Cappellano”, infatti fu realizzata all’interno del carcere una cappella su disegno dell’architetto vastese Nicola Maria Pietrocola.
Le notizie storiche su questo convento sono piuttosto scarne. Nicola Alfonso Viti nelle sue Memorie dell’antichità del Vasto scriveva: “Da S. Pietro Celestino, e con molta ragione vogliono, che questa Chiesa habbia il suo principio, essendo in effetto molto antica, et in un Istrumento rogato dal Notar Mascio di Cola della Rocca di San Gio: nel 1362 si fa mentione di questo Monasterio onde già si raccoglie, che era abitato da Monaci nell’anno 68 doppo la morte di S. Pietro Celestino”. Ed in un altro documento possiamo leggere: “…prior monasterii S. Spiritus de Guasto Aymoni de ordine morronensium solvit pro ecclesia S. Spiritus de dicto loco in carlenis argenti, duobus per tarenum computatis, tor. unum…”
L’altro storico vastese Giuseppe de Benedictis nelle sue Memorie Istoriche del Vasto, afferma di aver letto presso la libreria del Monasterio di S. Pietro a Maiella a Napoli un manoscritto originale di D. Matteo Vecchi monaco della congregazione dei Celestini intitolato Sinopsis Celestinor. Priorato del Vasto fondato dal Beato Roberto da Salle e prosegue “Il Priorato di S. Spirito del Vasto Aimone fu edificato pochi anni dopo la morte di S.Pietro Celestino, come si ricava dalle scritture di quell’Archivio. Essendo stato il beato Roberto in tempo di S. Pietro Celestino, secondo il Padre Tellera, si deve credere alla tradizione che si fosse fondato il Monistero di S. Pietro Celestino, con averne dato la cura al Beato Roberto”.
Bruciato dai turchi di Piali Bassà nel 1566, il convento fu ricostruito secondo un disegno conservato nell’archivio dei Baroni Tambelli. Ma grazie ad un manoscritto di Benedetto Maria Betti, una delle menti più illuminate ed erudite della nostra città, sappiamo alcune notizie interessanti riguardanti l’interno della chiesa. Non molto grande, con una volta piuttosto bassa, la chiesa aveva tre cappelle sulla parete destra e tre su quella sinistra. Il Betti ricorda la cappella di S. Eligio, un’altra di patronato della famiglia Ba
ssano, con un quadro del Solimena con soggetto su S. Michele, la prima cappella dell’ala sinistra, di patronato della famiglia Anelli, baroni di Frittoli e Carpineto, intitolata ai SS. Cosma e Damiano, la seconda cappella intitolata a S. Biagio (secondo il Marchesani l’altare venne eretto nel 1573 sotto il Priore Placido di Manfredonia), dove era custodito un “grosso” osso del Santo, la terza era dedicata a S.Benedetto. Dentro il coro erano presenti tre quadri di grandi dimensioni sempre del Solimena, realizzati nel 1727: La presentazione delle chiavi e del camauro a papa Celestino V, la Pentecoste e l’Incoronazione a Pontefice. I primi due quadri oggi sono visibili sopra gli stalli in noce nel presbiterio della chiesa di S.Maria Maggiore.
La cupola della chiesa venne affrescata nel 1729 da un pittore della scuola del Solimena e dalla stessa scuola provengono i 12 quadri rappresentanti santi dell’ordine dei celestini. Erano presenti anche altri quadri con soggetti di caccia e animali, realizzati dal pittore Domenico Brandi, detto Micco Brandi (1683-1736), vissuto per alcuni anni a Vasto, chiamato da don Cesare Michelangelo d’Avalos. Lo stesso Marchese del Vasto nel 1742, aveva delle stanze dentro il convento.
Nel 1752 il convento di S.Spirito ottenne in enfiteusi perpetua, dal cardinale commendatario Pier Luigi Carafa, l’abbazia dei SS. Vito e Salvo (nel territorio di S.Salvo) con la grangia di S. Stefano di Tornareccio, ma solo tre anni più tardi (come riportato in uno studio di Ugo Paoli presso l’Archivio Vaticano), il 13 maggio 1755, il monastero di Vasto chiese ai definitori della Congregazione Celestina, di rinunciare alle entrate della badia dei SS. Vito e Salvo, essendo “insufficientissime a pagare i pesi forzosi che portano seco annualmente la detta badia”.
Dalla descrizione tramandataci dal Betti ne esce fuori una chiesa davvero ricca, ma oggi, ancora una volta, ci troviamo a parlare di un “tesoro” che non c’è più, che idealmente si va ad aggiungere al convento di Santa Chiara ed alla chiesa di S. Pietro.
Lino Spadaccini
Di questo convento oggi non rimane più nulla: dopo la soppressione dell’ordine religioso dei Celestini, con real decreto del 13 febbraio 1807 promulgata da Giuseppe Napoleone, parte della chiesa
Le notizie storiche su questo convento sono piuttosto scarne. Nicola Alfonso Viti nelle sue Memorie dell’antichità del Vasto scriveva: “Da S. Pietro Celestino, e con molta ragione vogliono, che questa Chiesa habbia il suo principio, essendo in effetto molto antica, et in un Istrumento rogato dal Notar Mascio di Cola della Rocca di San Gio: nel 1362 si fa mentione di questo Monasterio onde già si raccoglie, che era abitato da Monaci nell’anno 68 doppo la morte di S. Pietro Celestino”. Ed in un altro documento possiamo leggere: “…prior monasterii S. Spiritus de Guasto Aymoni de ordine morronensium solvit pro ecclesia S. Spiritus de dicto loco in carlenis argenti, duobus per tarenum computatis, tor. unum…”
L’altro storico vastese Giuseppe de Benedictis nelle sue Memorie Istoriche del Vasto, afferma di aver letto presso la libreria del Monasterio di S. Pietro a Maiella a Napoli un manoscritto originale di D. Matteo Vecchi monaco della congregazione dei Celestini intitolato Sinopsis Celestinor. Priorato del Vasto fondato dal Beato Roberto da Salle e prosegue “Il Priorato di S. Spirito del Vasto Aimone fu edificato pochi anni dopo la morte di S.Pietro Celestino, come si ricava dalle scritture di quell’Archivio. Essendo stato il beato Roberto in tempo di S. Pietro Celestino, secondo il Padre Tellera, si deve credere alla tradizione che si fosse fondato il Monistero di S. Pietro Celestino, con averne dato la cura al Beato Roberto”.
Bruciato dai turchi di Piali Bassà nel 1566, il convento fu ricostruito secondo un disegno conservato nell’archivio dei Baroni Tambelli. Ma grazie ad un manoscritto di Benedetto Maria Betti, una delle menti più illuminate ed erudite della nostra città, sappiamo alcune notizie interessanti riguardanti l’interno della chiesa. Non molto grande, con una volta piuttosto bassa, la chiesa aveva tre cappelle sulla parete destra e tre su quella sinistra. Il Betti ricorda la cappella di S. Eligio, un’altra di patronato della famiglia Ba
La cupola della chiesa venne affrescata nel 1729 da un pittore della scuola del Solimena e dalla stessa scuola provengono i 12 quadri rappresentanti santi dell’ordine dei celestini. Erano presenti anche altri quadri con soggetti di caccia e animali, realizzati dal pittore Domenico Brandi, detto Micco Brandi (1683-1736), vissuto per alcuni anni a Vasto, chiamato da don Cesare Michelangelo d’Avalos. Lo stesso Marchese del Vasto nel 1742, aveva delle stanze dentro il convento.
Nel 1752 il convento di S.Spirito ottenne in enfiteusi perpetua, dal cardinale commendatario Pier Luigi Carafa, l’abbazia dei SS. Vito e Salvo (nel territorio di S.Salvo) con la grangia di S. Stefano di Tornareccio, ma solo tre anni più tardi (come riportato in uno studio di Ugo Paoli presso l’Archivio Vaticano), il 13 maggio 1755, il monastero di Vasto chiese ai definitori della Congregazione Celestina, di rinunciare alle entrate della badia dei SS. Vito e Salvo, essendo “insufficientissime a pagare i pesi forzosi che portano seco annualmente la detta badia”.
Dalla descrizione tramandataci dal Betti ne esce fuori una chiesa davvero ricca, ma oggi, ancora una volta, ci troviamo a parlare di un “tesoro” che non c’è più, che idealmente si va ad aggiungere al convento di Santa Chiara ed alla chiesa di S. Pietro.
Lino Spadaccini
2 commenti:
Ciao sono interessato a trovare l'archivio dei Tambelli sai dove lo posso trovare?
il mio contatto è robertotambelli@yahoo.it
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