martedì 15 dicembre 2009

Francesco Ciccarone un deputato "d'altri tempi"


Il 15 dicembre 1938 muore Francesco Ciccarone.
Personaggio di spicco della vita politica vastese, come il padre, Silvio Ciccarone, già sindaco di Vasto e attivo sostenitore della candidatura di Silvio Spaventa, lo stesso Francesco, dopo due tentativi non riusciti, è stato eletto deputato del collegio di Vasto nel 1904. Viene eletto per altre due volte, per un totale di 16 anni di attività parlamentare.
Pochi mesi prima della morte, Francesco ha scritto un libro di memorie mai dato alle stampe. Solo nel 1998 Maria De Luca e Costantino Felice hanno rispolverato il manoscritto, conservato presso l’archivio di famiglia, pubblicando un interessantissimo libro (per chi non l’avesse fatto ne consiglio caldamente l’acquisto), per i tipi della Cannarsa Editore, intitolato semplicemente Ricordi, fondamentale per ricostruire uno spaccato di vita sociale e politica della nostra città tra Otto e Novecento.
Dal libro ho estrapolato alcuni brevi passaggi, dove Francesco Ciccarone descrive scene di vita quotidiana a Vasto tra il 1860 ed il 1870: “Le strade della città erano acciottolate e avevano quasi tutte nel centro un ruscelletto che, nella stagione delle grandi piogge, metteva a malpartito il viandante costretto a trovar la sua via tra la pozzanghera e lo stillicidio dei tetti. Sciami di monelli infestavano la via pubblica e ne facevano arena dei loro giuochi e delle loro risse, turbando i pacifici cittadini e molestando crudelmente i vecchi, i deformi e chiunque desse segno di alterazione mentale… Nelle vie razzolavano le galline, innanzi ai bassi spesso grugniva il maiale e tutti i mestieri si esercitavano all’aperto, quando il tempo lo permetteva. Il calzolaio vi teneva il desco, il falegname il bancone, il ferraio l’incudine, il pastaio vi esponeva al sole la pasta. Innanzi ai bassi abitati dai contadini, lunghi tavoloni coperti di fichi secchi e di conserva di pomodoro servivano di richiamo a miriadi di mosche. La città scarseggiava d’acqua e l’antico acquedotto romano, alimentato dalle acque piovane, spesse volte rimaneva a secco e dava appena un filo d’acqua disputato ferocemente, alla fontana pubblica, dalle donne che vi accorrevano con conche, secchie e recipienti d’ogni sorta. Così la piazza maggiore diventava teatro quotidiano di risse clamorose, di lotte frenetiche con largo getto di turpiloqui e d’imprecazioni…
Le scampagnate si facevano a S. Lorenzo e sulla via dell’Incoronata, dirette per lo più da gentili signore… Continuarono come prima le allegre scampagnate per il Pasquone, per la festa dell’Incoronata nell’aprile e per quella della Penna in maggio con tradizionale processione al mare. Purtroppo in queste feste cui si aggiunsero poi quelle di S. Nicola e della Maddalena, si verificarono ferimenti e omicidi… I giuochi d’azzardo favoriti erano lo zecchinetto e il faraone o bassetta; fra i giuochi così detti di commercio primeggiavano il tressette, il mediatore, la maniglia, il repertino e la preferenza, che si giocava solo a Vasto…”.
Lino Spadaccini

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