martedì 3 novembre 2009

1867 - GIUSEPPE RICCI CADE EROICAMENTE A MENTANA


Il 3 novembre del 1867, nella tragica battaglia di Mentana, moriva il vastese Giuseppe Ricci.
Nato a Vasto il 17 marzo 1844, dalla nobile ed agiata famiglia dei Conti Ricci, Giuseppe di trasferì in giovane età a Napoli, per proseguire gli studi letterari e filosofici, presso l’Università partenopea.
Fin da giovane, mostrò il suo pensiero liberale attraverso la poesia. A quindici anni scrisse un Canto agli uomini illustri d’Italia dove vedeva l’unità della nostra penisola sotto Vittorio Emanuele. Nel 1860, ispirato dalle imprese di Giuseppe Garibaldi, scrisse un INNO DI GUERRA che così recita:
Sorgiamo, o fratelli: - dall’Alpi ai tre mari.
Su, tutti frementi – snudiamo gli acciari;
Su, tutti animosi – corriamo al Po.
Sia fine al selvaggio – di Marco il Lione,
Oppresso e non domo – dal fiero Teutòne,
Tremendo ruggito – dal petto mandò.
A l’armi, o fratelli – giuriamo pugnar;
Divampi la guerra – per terra e per mar!
Scrisse anche un Carme a Gabriele Rossetti, per il quale il Ricci era un fedele ammiratore e, in un opuscolo stampato, invitava i suoi concittadini ad erigere un monumento alla sua memoria.
Nei primi mesi del 1865 si trasferì a Firenze e collaborò come giornalista nel Diritto e nella Riforma. Sul primo, pubblicò tre lettere, successivamente ristampate sotto forma di opuscolo, nella quale il Ricci trattò della questione del potere temporale dei papi.
Arruolatosi nei garibaldini per la campagna romana del 1867, fece parte della colonna del Frigesy. A Monterotondo combattè valorosamente insieme ai suoi compagni, rendendosi protagonista della vittoria, come racconta Quirico Filopanti nel Resto del Carlino del 21 novembre 1891: “… Il generale Garibaldi mi disse: Filopanti, minate il castello. Mentre io mi stillavo il cerebro per superare la grave difficoltà della mancanza di polvere, il capitano Agapo Ridolfi, mio amico ed ora dimorante in Bologna, ebbe la felice ispirazione di dare ordine a Giuseppe Ricci (vastese), suo milite, di mettere il fuoco ad un carro di fieno in prossimità delle scuderie del castello.
Quel principio d’incendio determinò il colonnello comandante la legione d’Antibo, ad esporre dalle finestre la bandiera bianca”.
In una lettera indirizzata alla madre, tre giorni prima della battaglia di Mentana, Giuseppe così le scrive: “…Ho preso parte all’attacco di Monterotondo e un colpo di mitraglia à ucciso due ufficiali al mio fianco. Siamo rimasti due giorni senza mangiare; la sete poi la soffriamo spessissimo. Ora siamo a cinque miglia da Roma, e dalla terrazza ove sono scorgiamo gli avamposti nemici e la cupola di san Pietro, che giganteggia in mezzo ai superbi edifici romani. In questo momento giunge l’ordine di tornare a Monterotondo per riorganizzarci e rimpannucciarci. Scrivetemi li, e la lettera mi giungerà senza fallo”.
Il 3 novembre 1867, nella tragica battaglia di Mentana, il Ricci fu uno dei primi a cadere sotto i colpi dei francesi. E così svanì il suo forte desiderio, per il quale aveva combattuto, quello di vedere tutta l’Italia riunita.
Lino Spadaccini

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