giovedì 15 ottobre 2009

Liti per motivi "futili e banali" tra i parrocchiani di S.Maria e S. Pietro


Entrando nella chiesa di S.Maria Maggiore, sopra la porta laterale è collocata un’iscrizione dedicata al pontefice Innocenzo XIII, che con lettera apostolica del 15 ottobre 1723 “eresse a collegiata insigne questa Chiesa Madre del Vasto”. Questa iscrizione fa tornare alla memoria le accese liti con il capitolo di S.Pietro, acerrima nemica sin dal XVII secolo.
I motivi delle discordie sono sicuramente futili e banali, accese soprattutto dalla forte gelosia e dalla voglia di supremazia dell’uno sull’altro, come ad esempio la preminenza nelle processioni religiose, nel suonare le campane, o altre sciocchezze del genere.
Il 26 marzo del 1626, Marsilio Peruzio, il primo degli arcivescovi teatini ad esercitare la giurisdizione spirituale su Vasto, per placare gli animi accesi dei Mariani e dei Petroni, concesse l’alternativa sul primo squillo delle campane nel Sabato Santo, cominciando quell’anno da S. Maria.
Nel 1656 il clero di S. Pietro, davanti alla sacra Congregazione dei Riti, tentò negare l’esistenza dei capitoli Peruziani, ma ne ricavò l’emissione di 14 decreti confermati il 10 maggio 1692 da papa Innocenzo XII che impose anche il silenzio perpetuo al clero petronio.
Per rendere l’idea della situazione tesa trai i due capitoli, riportiamo un episodio avvenuto il 6 aprile 1703, raccontato dal Canonico D. Diego Maciano nel suo “Diario”: “Giovedì Santo toccò la Passione a S. Pietro conforme al solito a farsi misteri et altre cose, la sera ci fu gran fracasso tra li preti, et altri aiutanti, contro li Misterj, con voler entrare prima di tutti alla chiesa. E così quella sera si scambò la morte il sig. D. Domenico Di Fano, seu di Croce, e fu il sig. Abate Sabelli, con dargli una libbardata, essendo lui il capo di tutti”.
Luigi Anelli nel suo libro “Origine di alcuni modi di dire popolari nel dialetto” vastese, riporta un episodio accaduto nel 1798 durante la processione di S. Marco:
“…allorchè la solita processione arrivò nei pressi della chiesa di S. Pietro, fu accolta con sassi e tegoli, lanciati dal campanile e dai tetti delle case vicine; tanto che, con molti feriti, fu obbligata a retrocedere disordinatamente.
Fra coloro che per ciò vennero arrestati, vi fu pure una donna, certa Agata De Nicolis, convinta di aver gettato da una finestra olio bollente sopra colui che nella processione portava il Cristo; ed al giudice, che la rimproverava dell’atto sacrilego, per sua giustificazione rispondeva: Nin ere lu Creste nostre qualle, ere lu Creste di Sanda Marèjje, lu Creste nummèiche!”.
(nemico)
Con bolla del 18 agosto 1727, emesso da Papa Benedetto XIII, si stabilì che “…la sola chiesa di S. Maria, per essere maggiore, superiore, e più degna, desse il primo segno della resurrezione: che nelle processioni l’intero clero di S. Pietro e la sua croce precedessero clero e croce di S. Maria, dalla quale chiesa il canto delle preci e ‘l suono delle campane per queste funzioni incominciassero: che il clero di S. Pietro uscisse di chiesa a ricevere onorevolmente quello di S. Maria nella processione di S. Marco, e ‘l più degno luogo del Coro gli cedesse: (…) che le aste del Baldacchino nella processione del Corpus Domini si portassero da otto Mansionarii di S. Maria sino alla porta della chiesa, e dalla porta per la città da otto nobili cittadini: che l’intero clero secolare e regolare si riunisse in S. Maria, e di là uscisse ad incontrare l’Arcivescovo in visita, al quale in detta chiesa la obbedienza si presentasse…”.
I problemi e l’astio non cessarono e si giunse alla soppressione dei due capitoli con Real decreto del 13 gennaio 1808, emanato da Giuseppe Napoleone, a vantaggio dell’unico capitolo di S. Giuseppe.

Lino Spadaccini

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