
1814: duemila briganti cingono d’assedio la città
Tra il 1809 e 1810 giustiziati 125 briganti a Vasto e Lanciano
di Lino Spadaccini
Agli inizi dell’Ottocento, durante il governo francese, particolarmente dura e spietata fu la repressione contro i briganti che imperversavano nella nostra regione, basti pensare che solo tra il 1809 ed il 1810 nei distretti di Vasto e Lanciano furono giustiziati 125 briganti e altri 166 imprigionati.
Nonostante la linea dura adottata per sconfiggere questa triste piaga, le incursioni e gli attacchi da parte dei briganti si susseguirono con ritmo incessante nel corso degli anni ai danni dell’inerme popolo vastese.
Il 12 e 13 aprile del 1814, sette bande di briganti capeggiati da Fulvio Quici, Pasquale Prassete e Basso Tomeo detto Vassariello, provenienti da Puglia, Molise e Basilicata, cinsero d’assedio le mura di Vasto, minacciando saccheggi e stragi.
Ma questa volta, stanchi delle continue scorribande nemiche, i cittadini vastesi risposero con forza alla violenta aggressione da parte dei briganti. Gli aggressori non ebbero vita facile perché s’imbatterono in un uomo tenace, il barone Durini, primo Sottintendente vastese, che vincendo la resistenza di quelli che volevano raggiungere un accordo con gli assalitori, convinse tutti a prendere le armi per respingerli. Fece chiudere le porte della città e dall’alto delle mura, e dai bastioni del Castello rispose con decisione al fuoco nemico.
L’azione dei coraggiosi uomini vastesi si mostrò vincente, costringendo i briganti a tentare di entrare in città verso S. Spirito; ma anche da quella parte furono messi alle strette e costretti a ritirarsi all’interno della cappella di S. Giacomo. Il barone Durini, con abilità tattica, dispose i suoi migliori tiratori sopra la Torre Diamante, proprio di fronte la cappella dove si erano rintanati gli assalitori, sparando raffiche di fuoco ad ogni tentativo di fuga. Per mettersi in salvo i briganti furono costretti ad aprirsi un varco nella porta situata sul lato opposto a quello d’ingresso.
La resistenza di vastesi durò fino alle 17 del giorno successivo, quando la notizia dell’arrivo imminente dei soccorsi mise in fuga gli oltre duemila briganti.
Durante l’assedio i banditi provocarono molti danni, facendo man bassa di tutto quello che capitava sotto le loro mani: abbatterono il telegrafo ad asta dalle parti dell’Aragona, danneggiarono l’acquedotto della fontana pubblica, s’impadronirono delle farine indirizzate alla città, divelsero le canne di piombo dell’organo di S. Onofrio per fonderle in palle di archibugio.
Per i meriti conseguiti, il 24 aprile successivo, con approvazione unanime del Consiglio dei Decurioni, il Sindaco Pietro Muzii attribuì la cittadinanza onoraria al barone Durini.
Agli inizi dell’Ottocento, durante il governo francese, particolarmente dura e spietata fu la repressione contro i briganti che imperversavano nella nostra regione, basti pensare che solo tra il 1809 ed il 1810 nei distretti di Vasto e Lanciano furono giustiziati 125 briganti e altri 166 imprigionati.
Nonostante la linea dura adottata per sconfiggere questa triste piaga, le incursioni e gli attacchi da parte dei briganti si susseguirono con ritmo incessante nel corso degli anni ai danni dell’inerme popolo vastese.
Il 12 e 13 aprile del 1814, sette bande di briganti capeggiati da Fulvio Quici, Pasquale Prassete e Basso Tomeo detto Vassariello, provenienti da Puglia, Molise e Basilicata, cinsero d’assedio le mura di Vasto, minacciando saccheggi e stragi.
Ma questa volta, stanchi delle continue scorribande nemiche, i cittadini vastesi risposero con forza alla violenta aggressione da parte dei briganti. Gli aggressori non ebbero vita facile perché s’imbatterono in un uomo tenace, il barone Durini, primo Sottintendente vastese, che vincendo la resistenza di quelli che volevano raggiungere un accordo con gli assalitori, convinse tutti a prendere le armi per respingerli. Fece chiudere le porte della città e dall’alto delle mura, e dai bastioni del Castello rispose con decisione al fuoco nemico.
L’azione dei coraggiosi uomini vastesi si mostrò vincente, costringendo i briganti a tentare di entrare in città verso S. Spirito; ma anche da quella parte furono messi alle strette e costretti a ritirarsi all’interno della cappella di S. Giacomo. Il barone Durini, con abilità tattica, dispose i suoi migliori tiratori sopra la Torre Diamante, proprio di fronte la cappella dove si erano rintanati gli assalitori, sparando raffiche di fuoco ad ogni tentativo di fuga. Per mettersi in salvo i briganti furono costretti ad aprirsi un varco nella porta situata sul lato opposto a quello d’ingresso.
La resistenza di vastesi durò fino alle 17 del giorno successivo, quando la notizia dell’arrivo imminente dei soccorsi mise in fuga gli oltre duemila briganti.
Durante l’assedio i banditi provocarono molti danni, facendo man bassa di tutto quello che capitava sotto le loro mani: abbatterono il telegrafo ad asta dalle parti dell’Aragona, danneggiarono l’acquedotto della fontana pubblica, s’impadronirono delle farine indirizzate alla città, divelsero le canne di piombo dell’organo di S. Onofrio per fonderle in palle di archibugio.
Per i meriti conseguiti, il 24 aprile successivo, con approvazione unanime del Consiglio dei Decurioni, il Sindaco Pietro Muzii attribuì la cittadinanza onoraria al barone Durini.
2 commenti:
prova
Lino
Questa è la fase del primo brigantaggio. Quella, cioè, che si sviluppò all'indomani della cacciata dei Borbone e sul trono del Regno di Napoli, Napoleone Bonaparte sistemò il cognato Gioacchino Murat.
Davanti a questa narrazione degli eventi, non va trascurato un fatto importante: il cambio di "gestione" del Regno generò una schiera di oppositori interni. Questi oppositori al dominio francese, a loro modo, un po' scomposto o disordinato, combattevano contro i francesi per restituire alla loro patria una libertà perduta. Ma i francesi, per screditarli politicamente e militarmente li definivano BRIGANTS, ovvero, briganti, delinquenti, malviventi, un "marchio" che ancora oggi, li fa apparire come figure profondamente negative. Diversamente dai partigiani della seconda guerra mondiale che, in sostanza facevano una cosa analoga.
La differenza tra i briganti e i partigiani fu che i briganti persero la loro guerra e i partigiani la vinsero.
E chi vince, la scrive come gli pare, la storia.
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