giovedì 9 luglio 2009

storia: 1817 epidemia a Vasto, 2500 morti!


Epidemie. Apertura di una strada vicino la Torre di Bassano.
Nella prima metà del secolo diciannovesimo Vasto venne colpita da tremende epidemie che decimarono la popolazione. Particolarmente grave, per le perdite subite, risultò la febbre petecchiale, scoppiata in città nel marzo del 1817 e protrattasi fino al gennaio dell’anno successivo, che costò la vita a ben 2500 persone, circa un quarto della popolazione.
Verso la fine del 1836 il colera scoppiato nella vicina Rodi minacciava il contagio anche nel territorio del Vasto: il popolo vastese, che aveva ancora negli occhi le scene strazianti di ciò che era accaduto solo vent’anni prima, cominciò a pregare ed a premunirsi per evitare il male. Nel dicembre successivo, il Sottintendente Coletti ordinò un triduo di ringraziamento a S. Michele, affinché preservasse la città dal colera. In ricordo venne coniato un medaglione d’argento con su inciso: La fedelissima città di Vasto al glorioso protettore S. Michele Arcangelo, a’ 31 Dicembre 1836.
Passarono solo pochi mesi e di nuovo il temibile cholera morbus si riaffacciò alle porte della città. Agli inizi del luglio 1837 risultarono particolarmente colpiti gli abitanti di Portocannone, nel vicino Molise. Il 13 luglio venne riscontrato il primo caso di contagio. Fortunatamente la malattia colpì solo di sfuggita le nostre terre e, fino al 22 settembre dello stesso anno, si contarono solo 16 contagi, dei quali 15 seguiti da morte. Anche questa volta i devoti vastesi ringraziarono il loro protettore per averli preservati da un bilancio più pesante. Venne effettuata anche una raccolta di fondi per restaurare la statua del Santo: venne sostituita la spada in legno con altra d’argento lavorata a Vasto, si pose sul simulacro un nuovo elmo d'argento fatto arrivare da Napoli e un nuovo ricco mantello.
Sull’architrave della cantoria della chiesa di S. Michele, alcuni anni più tardi venne murata un’iscrizione dettata dal canonico Giacomo Tommasi, nella quale si ricorda la grazia elargita dal Santo protettore:

DIVO MICHÆLI ARCHANGELO
AB HISTONIO 1837 MORBUM CHOLERAM
VIX EXORTUM PROFLIGANTI
SIMULACRUM
ARGENTEIS HONESTATUM INSIGNIBUS
ÆDES SACRA
SUFFULTA AUCTA DECORATA 1852

Viste le numerose epidemie verificatesi nel corso degli anni, nell’agosto del 1849 Pietro Muzii denunciò lo stato indecente del centro storico a causa soprattutto delle case ammassate una sull’altra, tanto da non permettere un adeguato ricircolo di aria e da provocare proprio in queste zone lo svilupparsi di gravi malattie.
“Signori. Non tanto per la decenza civica, quanto per la pubblica salute l’interno della nostra città esige urgentemente un miglioramento nella parte superiore che contiene gli opachi rioni dietro le carceri vecchie al Portone de’ chiodi sino allo Sportello, estendendosi al pianetto Amblingh, ed a quello di Sant’Anna. Le strade ivi sono anguste, e nella più parte lunghe non più di quattro palmi, convallate e lorde…
L’isola di case lunghissima di palmi 850, la quale chiude ad occidente i primi rioni succitati, che si presentano in una condizione pur troppo affliggente, e che nel suo fianco esterno guarda l’ennesimo suborgo del bel piano del Castello, è sempre dominata da malattie epidemiche, convenendo per ora aprirsi ivi perciò una strada di comunicazione al detto piano, prossimamente alla Torre Bassani. Questo nuovo adito spezzerebbe la continuazione della suddetta isola; aprendovi un veicolo alla ventilazione, ossia alla frequente rinnovazione dell'aria. Ci rattrista il pensiero di essersi in tutt’i tempi di pubblica calamità per epidemiche influenze veduto sorgerne il primo scoppio nella suddetta parte della Città, che ricorda le tante catastrofi, le di cui successive ricorrenze è nostro obbligo il prevenire per evitarle potentemente”.
Lino Spadaccini

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