sabato 20 giugno 2009

Alla scoperta dei tesori nascosti di Vasto: SANT'ONOFRIO




Le origini della fondazione del Convento risalgono al 1406, quando venne chiesto al B. Giovanni di Stroncone, allora Vicario Generale degli Osservanti, di costruire un convento di frati minori, come aveva già fatto nel territorio di Campobasso da cui proveniva, S. Nazario nelle adiacenze del Morrone e S. Onofrio nelle vicinanze di Casacalenda.
Accolto con entusiasmo dai cittadini e con la benedizione di Mons. Arcivescovo di Chieti, gli fu assegnato un luogo, non lontano dalla città, abbastanza selvatico e con un foltissimo bosco.
In questo colle esisteva una piccola chiesa , la cui più antica menzione risale tra il 1131 ed il 1136, che la citano cum omnibus suis pertinentis, dedicato all’eremita S. Onofrio. Qui i frati cominciarono ad abitare ed a costruire piccole capanne con rami di alberi e loto.
Dopo la morte di fr. Giovanni da Stroncone, si abbatterono le precedenti opere realizzate e s’iniziò la costruzione del convento, a spese dell’Università del Vasto, da parte di fr. Nicolò da Osimo, Governatore della Provincia Francescana di S. Angelo, e fu portata a termine nel 1440.
Per l’amenità del luogo e la salubrità dell’aria, il convento fu destinato ad infermeria per i frati infermi o di età avanzata. Agli inizi erano presenti dieci religiosi, ma nel 1732, come riferisce P. Arcangelo da Montesarchio nella sua Cronistoria, erano “...quasi venti, non mancandovi mai lo Studio di Filosofia, o di Teologia con due Lettori, e sei Studenti”. Mentre, il Marchesani, nella Storia di Vasto, riferisce che nel 1840 “...ci sono nel convento appena: il lettore, il guardiano, quattro frati sacerdoti, due frati laici e 4 frati cercatori”. I frati cercatori erano coloro che andavano in giro per le case e per le botteghe per chiedere le elemosine.
P. Arcangelo da Montesarchio così descrive il luogo: “Contiene uno spazioso, e dilizioso Giardino, assai ricco di Piante, che producono ottime frutta. Attaccato al detto Giardino, il quale è tutto murato, si osserva un piacevole, e spazioso Boschetto, guardato parimente da buone mura; dove si ammirano grosse Quercie, ed altri Alberi, che lo rendono vistosamente intricato, ma con bella positura diviso da larghi viali. Quasi di continovo vi si mantengono Cignali, Caprii, Cervi, ed altri Animali per dilettevole ricreamento di quel Signor Marchese, quando vuole privatamente diliziarsi alla Caccia”.
L’interno della chiesa è lungo 22 metri e largo 9, ed è formato da un’ampia navata centrale, e da una navata ribassata sulla destra di quella principale, caratteristica di molte chiese con annessi conventi francescani.
Entrando in chiesa la prima cosa che salta all’occhio è il ricco altare barocco in legno intagliato e dorato opera di Tommaso Cefalo da Vasto, risalente al 1710. Sulla parete di sinistra sono collocate le statue di S. Pasquale Baylon, non molto bella per la testa troppo piccola rispetto al corpo, la statua di S. Francesco d’Assisi e l’altare del Crocifisso, un suggestivo gruppo ligneo, risalente alla fine Seicento (il Maciano scrive nel 1703 “...poco tempo che l’havevano fatto”), con S. Onofrio in adorazione ai piedi del Crocifisso, circondato da angeli piangenti.
Il Crocifisso della chiesa di Sant’Onofrio, nel Settecento, era una delle immagini votive ritenute più miracolose dai vastesi, insieme al trittico di Cona di Mare e della statua della Madonna di Punta Penna. In alcuni casi veniva portato in processione affinché facesse la grazia di far piovere per salvare il raccolto dalla siccità, ed una volta, anche per far guarire il Marchese da un’infermità (1711).
Intorno all’altare dedicato al Santo Eremita, agli inizi degli anni ottanta sono stati riportati alla luce un ciclo di affreschi, formato da sedici riquadri, molto elementari, probabilmente da un frate stesso dimorante nel Convento, che narrano la vita di S. Onofrio.
Lino Spadaccini

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