giovedì 24 settembre 2026

VASTO 1947 – Due giovani arrestati per pesca con una bomba a mano di Alessandro CIANCI

 VASTO 1947 – Due giovani arrestati per pesca con una bomba a mano

di Alessandro CIANCI

 Vasto, novembre 1947. Due giovani vastesi, M.N. e P.L. entrambi poco più che ventenni, vengono arrestati mentre pescano in mare utilizzando una bomba a mano.

L’episodio, che emerge dagli archivi del Tribunale di Vasto, racconta una vicenda oggi sorprendente, ma perfettamente calata nella realtà del dopoguerra. Una realtà fatta di povertà, difficoltà e scarsità di risorse, nella quale soprattutto i più giovani si ingegnavano come potevano per procurarsi qualcosa da mangiare o qualche soldo.

È il pomeriggio del 3 novembre 1947. Una pattuglia della Guardia di Finanza sta perlustrando la costa in località Punta d’Erce, quando all’improvviso i finanzieri sentono una forte esplosione e vedono levarsi dal mare, a circa 300 metri dalla riva, una colonna d’acqua.

(NB    IMMAGINE ELABORATA CON L'AI )

Poco dopo scorgono una piccola barca a remi. I due giovani stanno raccogliendo il pesce rimasto ucciso o tramortito dall’esplosione.

Le guardie si nascondono dietro un cespuglio e aspettano il ritorno della barca. Quando i due arrivano a riva, nel fondo dell’imbarcazione vengono trovati 35 chili di pesce, pescato utilizzando materiale esplosivo.

Interrogati, i due giovani raccontano che qualche giorno prima, mentre si trovavano nel bosco comunale di Vasto alla ricerca di funghi, avevano trovato per caso una bomba a mano che, a loro giudizio, sembrava essere di fabbricazione tedesca.

La bomba, invece di essere consegnata alle autorità, rimane in loro possesso.

Il 3 novembre, verso le due del pomeriggio, i due raggiungono la spiaggia e ottengono in prestito da un certo S. una barca. L'intenzione iniziale è quella di prendere il largo, verificare se vi sia del pesce e poi tornare a prendere le reti.

Ma, una volta al largo, avvistano un grosso branco di pesci. Temendo che, tornando a terra per recuperare le reti, il branco possa spostarsi e non essere più trovato, decidono di utilizzare proprio quella bomba che avevano rinvenuto nel bosco.

La fanno esplodere in acqua.

L'esplosione porta in superficie il pesce ucciso o tramortito e i due iniziano a raccoglierlo. Ma, senza saperlo, sono ormai sotto gli occhi della Guardia di Finanza.

Il Tribunale di Vasto, con sentenza del 26 novembre 1947, ricostruisce nei dettagli la vicenda e considera entrambi responsabili sia della detenzione abusiva della bomba a mano, sia della pesca effettuata mediante materiale esplosivo.

I giudici dedicano particolare attenzione proprio alla questione della bomba. I ragazzi sostengono che il possesso sia durato pochissimo e che l'ordigno fosse stato trovato soltanto poche ore prima dell'utilizzo. Il Tribunale non accoglie questa versione: anche se la bomba fosse stata rinvenuta soltanto il 3 novembre, i due avrebbero comunque avuto la possibilità di abbandonarla o consegnarla alle autorità.

Invece scelgono di utilizzarla.

Per il Tribunale, è proprio questo passaggio a trasformare quello che poteva essere un ritrovamento occasionale in una vera e propria detenzione abusiva.

Nella sentenza emerge anche un particolare curioso: la difesa cerca di sostenere che la norma violata parlasse di «bombe» al plurale e che quindi non potesse applicarsi a chi avesse detenuto una sola bomba a mano. Il Collegio respinge l'argomento.

Alla fine i due giovani vengono condannati. Per la detenzione abusiva dell'ordigno viene inflitta a ciascuno la pena di un anno e quattro mesi di reclusione e mille lire di ammenda, con il riconoscimento delle attenuanti generiche, anche in considerazione della loro giovane età e della condotta incensurata. Per la pesca con la bomba viene stabilita inoltre una pena di mille lire di ammenda.

Il Tribunale concede loro la libertà provvisoria.

La vicenda, però, non finisce qui.

Nel 1953 arriva la decisione della Corte d'Appello dell'Aquila. Per il reato relativo alla pesca abusiva viene dichiarato il non doversi procedere per amnistia, mentre la pena relativa alla detenzione abusiva della bomba viene ridotta a otto mesi di reclusione. La pena viene inoltre successivamente indicata come condonata.

È una piccola storia giudiziaria, ma dentro quelle poche pagine di un vecchio fascicolo c'è molto più di un processo.

C'è una Vasto che non esiste più: quella che nel fascicolo viene indicata come Punta d'Erce, l'odierna Punta Aderci, oggi è una delle zone più conosciute e frequentate della città; nel 1947 era invece un tratto di costa molto più isolato, dove due giovani potevano uscire in barca e pescare lontano dagli occhi della città o almeno così credevano. E poi l'esistenza di un “bosco comunale”, forse in località San Lorenzo, dove si andava anche alla ricerca di funghi.

E soprattutto c'è una generazione che aveva attraversato la guerra e si ritrovava ora in un Paese segnato da devastazione, fame e ristrettezze. Due giovani che rinvengono una bomba e, qualche giorno dopo, decidono di utilizzarla per pescare. Oggi la storia può suscitare un sorriso per l'incredibile singolarità dell'impresa. Ma nel 1947, dietro quella bomba, quei 35 chili di pesce e quella piccola barca presa in prestito, c'era anche la necessità di arrangiarsi in un Paese che stava ancora cercando di rialzarsi dalle macerie.

Chissà se i due avranno mai raccontato questa storia ai propri figli o nipoti. Chissà se, molti anni dopo, ricordando quei giorni difficili, avranno finito per sorridere anche loro davanti all'incredibile avventura della pesca con una bomba a mano.

A volte sono proprio queste piccole vicende, rimaste nascoste per decenni nei fascicoli di un tribunale, a restituirci l'immagine più vera di una città e della vita quotidiana di chi l'ha abitata.

Alessandro  Cianci

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