mercoledì 8 luglio 2026

Francesco uomo del medioevo – chiesa, eresie e crociate: una rigorosa ricerca storica di don Erminio Gallo

 San Francesco nella prospettiva storica di Erminio Gallo nel libro Francesco uomo del medioevo – chiesa, eresie e crociate 

Il Pozzo di Giacobbe, 2026

 di Rodrigo Cieri

«San Francesco non condannava la ricchezza in sé, ma la sete della ricchezza» è la risposta che diedi, nei primi anni 60, all'Università di Roma, durante un esame di Storia del Cristianesimo con padre Ilarino da Milano. Era il cuore del problema. A distanza di oltre sessant'anni, leggendo il libro di Erminio Gallo Francesco uomo del Medioevo, mi sono tornate alla mente quelle parolee ne comprendo fino in fondo la portata. E ho capitoquanto sia difficile comprendere Francesco se lo si separa dal suo tempo.


Mi torna in mente l'espressione "homo filius loci", attribuita a Benedetto Croce, che richiama l'idea che ogni uomo sia figlio del proprio ambiente storico e culturale.

Francesco è figlio del suo tempo, della storia universale, radicato nella sua terra e con un profilo originale e fortemente incisivo. Il concetto crociano è questo: nessun grande personaggio può essere compreso fuori dalla storia che lo ha generato.


Gallo mostra come Francesco attraversi tutti gli elementi che caratterizzano il XIII secolo: coltiva gli ideali cavallereschi, segue la nascita della civiltà comunale con i conflitti tra forze che ricercano il potere e perseguono lo sviluppo economico, le tensioni tra i comuni, le trasformazioni sociali e l’ascesa della borghesia mercantile,si inserisce tra movimenti pauperistici dando identità precisa alla comunitàdi frati da lui creata, ben distinta dai movimenti eretici (catari, patarini, umiliati e valdesi), partecipa alla V Crociata, vive il grande potere della Chiesa sostenuto dai papi Innocenzo III e Onorio III. Francesco è radicato nella sua terra umbra e nella storia del suo tempo, ma l’originalità e la grandezza stanno nell’interpretare fino in fondo le tensioni, nel dare una risposta nuovatutta evangelica.

Da giovanissimo è pervaso dall’ideale cavalleresco e aspira alla gloria, ma raggiungerà la dignità cavalleresca dopo la conversione celeste raggiunta a seguito del dolore umano provato con l’abbraccio ai lebbrosi. Conosce bene gli ideali dei poemi cavallereschi e i suoi cavalieri saranno i suoi frati minori.

Francesco è pienamente medievale e, proprio per questo, universale, nel senso che ha impresso alla vicenda umana un orientamento nuovo e lasciato un'impronta che attraversa i secoli. È un uomo immerso nelle vicende del suo tempo.

Il titolo del libro di Gallo: Francesco uomo del Medioevo suggerisce che solo comprendendo il Medioevo si comprende la novità di Francesco.

La rigorosa ricerca storica, a cui Erminio Gallo, storico della Chiesa, parroco e cancelliere presso la Curia della diocesi di Trivento (Cb), già ci ha abituati nei suoi numerosi libri, mette il lettore in condizione di toccare con mano il vissuto concreto e vivo di Francesco e la sua sofferta evoluzione verso una spiritualità, umanità, santità e vita evangelica che ne fanno uno dei volti più alti del Medioevo.

L’autore agevola il lettore presentandogli quattro nuclei del libro: il cavaliere che diventa "minore";Francesco e la Chiesa; Francesco ed eresie;Francesco e le crociate.

Quella che presenta Erminio non è una immagine "romantica" di Francesco, ma un uomo vero, storico, grande per questo e universale e risponde alle tensioni del suo tempocon una scelta evangelica rimanendo sempre all'interno della Chiesa e ad essa fedele.

L’autore, infatti, rileva come Francesco non fa polemica con gli eretici, ma propone il vangelo vissuto. Al pessimismo dei catari risponde lodando e cantando la bellezza della creazione e dando al suo movimento pauperistico un'identità ecclesiale, fondata sulla povertà evangelica vissuta in piena comunione con la Chiesa.Non contestazione della chiesa ma difesa e ubbidienza.

Quella lezione di padre Ilarino da Milano, impressa nella mia memoria, che mi ha fatto sempre riflettere sul rapporto tra il nostro cuore e le cose, mi ha fatto comprendere la portata del libro di Gallo quando spiega la motivazione della scelta di Francesco di considerarsi e chiamarsi Minore: povertà come valore assoluto e interpretazione autentica del vangelo e non desiderare alcun elemento virtuoso, o il minimo senso di potere, che gli permetta di sentirsi un gradino superiore a un altro. Ecco il Minore.

Ciò che lo preoccupa è l'attaccamento ai beni, l'avidità che rende il cuore schiavo delpossesso che diventa dominio sull'uomo e ostacolo alla libertà evangelica. La sua scelta della povertà è anzitutto una forma di sequela di Cristo, non una condanna morale di chi possiede; infatti non rompe con i ricchi né li considera automaticamente colpevoli. In fondo riconosce la funzione sociale della ricchezza.La questione non è quanto si possiede, ma quanto si è posseduti da ciò che si possiede.

Una novità da rimarcare è l’incontro voluto fino al pericolo di vita, del martirio, con il sultano al-Malik al-Kāmilcome partecipazione alla crociata non per combattere, ma per annunciare il vangelo: fu unostraordinario esempio di dialogo e di pace.

Ecco come Erminio Gallo ci fa entrare nel secolo di Francesco per capirlo (cavalieri, papi, movimenti pauperistici, eresie e crociate) e lo fa con la chiarezza del rigore storico, senza un minimo cenno di romanticizzare.

La vera rivoluzione di Francesco è interiore. Cambia il cuore dell'uomo prima ancora delle strutture. Per questo il suo messaggio resta attuale in ogni epocae non va letto in chiave politica, economica o ambientalista.

Un punto mi preme citare: l’attenzione e l’amore per le periferie, proprio quelle a cui teneva tanto papa Francesco.

Quanto raccomanda nel testamento è perentorio: povertà, amore tra i frati, ubbidienza alla chiesa, rapporto con il creato, pace.

Oggi Francesco viene spesso presentato come un contestatore della Chiesa, invece Gallo mostra esattamente il contrario.Francesco riforma la Chiesa dall'interno, non contro di essa.

Quella risposta data tanti anni fa a padre Ilarino da Milano continua ancora oggi a interrogarmi. Il libro di Erminio Gallo mi ha confermato che Francesco non può essere ridotto a un'icona romantica, né trasformato nel precursore delle sensibilità contemporanee. Egli rimane uomo del Medioevo e, proprio per questo, uomo di ogni tempo, perché la vera rivoluzione che propone non nasce dall'economia o dalla politica, ma dalla conversione del cuore.lnoltre la storia non va vista come uno sfondo, ma come la chiave per comprendere gli uomini.

Quel senso della storia in Benedetto Croce e Erminio Gallo è diventato poesia e memoria universale in Dante Alighieri: nel canto XI del Paradiso (vv. 55-57), Tommaso D’Aquino così presenta san Francesco:

«Non era ancor molto lontan da l'orto
ch'el cominciò a far sentir la terra
de la sua gran virtute alcun conforto.»

 

Vasto, 6 luglio 2026

Rodrigo Cieri

 

 

 

 

 

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