giovedì 28 maggio 2026

"E' tembe di crisomme!!!!


E’ tempo di albicocche e forse è utile soffermarsi un po’ sulla storia di questo frutto e sui suoi curiosi nomi dialettali.
Innanzitutto l'albicocco non è una pianta originaria dell’Italia, ma viene dalla Cina nordorientale. La sua presenza risale a più di 5000 anni fa. Da lì si estese lentamente verso ovest attraverso l'Asia centrale sino ad arrivare in Armenia (da cui prese anche il nome scientifico Prunus armeniaca)
I Romani lo introdussero in Italia e in Grecia nel 70-60 a.C., ma la sua diffusione nel bacino del Mediterraneo fu consolidata dagli arabi: infatti "albicocco" deriva dall'incontro tra la parola latina praecoquum (precoce) con la parola araba "al-barqūq".
L’albicocco oggi viene coltivato in 60 paesi e l’Italia, in termini di produzione, figura al quinto posto: 1) Turchia 750.000 tonnellate all’anno; 2) Uzbekistan 493.842; 3) Iran 342.479; 4) Algeria 242.243; 5) Italia 229.020; poi gli altri.

A Vasto fino agli anni ’70 le albicocche venivano prodotte in buona quantità dai numerosi ortolani della zona.  I nomi dialettali erano tre:
li crisomme (nel Chietino “crisommele”) che viene dal greco “crysòmelon”, latinizzato “chris melum”, cioè frutto d’oro;
Virlingocche, varietà più piccola molto e gustosa, etimologia incerta;
li bàrgine, albicocca grande di qualità pregiata. Alcuni linguisti vogliono far risalire il termine al francese antico “alberge”, che indicava appunto l’albicocca.
Comunque tutte le varietà sono buone.
…Buona spesa!
NDA

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