Vasto, 2 aprile 2026
COMUNICATO STAMPA
Pioggia, frana ed Acquedotto Romano delle Luci
L’avevamo detto, l’abbiamo detto e lo affermiamo ancora con forza: il dissesto idrogeologico va gestito con intelligenza, non (solo) con il cemento.
Nella foto riportata da ilnuovoonline.it il 1 aprile, nell’ambito di un breve articolo sulle conseguenze delle recenti abbondanti piogge a Vasto, è evidente un consistente scivolamento di terreno fangoso dal margine superiore ai piedi della scarpata di via San Michele, a ridosso di alcuni edifici (foto 1). Ebbene, quello è proprio il punto in cui più di vent’anni fa, nel corso dei lavori di costruzione degli edifici più recenti, il pozzo dell’Acquedotto romano delle Luci denominato A.46, ed un tratto del sottostante condotto sono stati riempiti con calcinacci e rottami edili, tra i quali figurano evidenti pezzi di asfalto, come è possibile osservare nella foto 2, concessa dalla Parsifal Società Cooperativa di Vasto, che nel 2018 consegnò al Comune di Vasto una relazione circostanziata sulla criticità causate dall’occlusione del pozzo A.46 e del vicino pozzo A.45.Dopo due mostre allestite nel 2019 in occasione del bicentenario del
restauro dell’acquedotto romano istoniense, diverse conferenze e passeggiate
patrimoniali, sempre organizzate da Italia Nostra ed alle quali hanno talora
partecipato anche alcuni amministratori, nulla si è mosso, malgrado i
risultati delle indagini svolte dalla Parsifal e delle nostre richieste, ormai
stratificate nei decenni: non è stato modificato il vincolo archeologico,
che non tutela diversi tratti dell’acquedotto romano, non sono stati
svuotati i pozzi stupidamente riempiti ed i tratti di condotto tappati -
tra i quali A.46 e A.47 – non si è voluto indagare oltre l’ultimo pozzo
(A.49) accessibile all’interno della villa comunale. Infatti, è ignoto dove
da questo punto vada a finire l’enorme quantità d’acqua portata dall’acquedotto
e siamo a ridosso di piazza Marconi, ben nota per recenti smottamenti e piccole
frane.
Laddove l’acqua è bloccata, anche parzialmente, all’interno di un
condotto, la stessa cerca trova la sua strada nel sottosuolo in
maniera del tutto imprevedibile, come nel caso di via San Michele, dove la
fanghiglia scivolata giù dal costone denuncia in maniera evidente che in quel
punto sono disperse nel sottosuolo notevoli quantità d’acqua, che molto
probabilmente provengono dall’occlusione del condotto tra i pozzi A.46 e A.47.
I palazzi saranno anche ben aggrappati al sottosuolo con opere di
palificazione, ma a che cosa è aggrappato il sottosuolo al di sotto dei pali?
Italia Nostra chiede per l’ennesima volta che venga prima di tutto
sanata la causa del problema prima di procedere a spendere inutilmente
milioni di euro per soluzioni temporanee e che potrebbero, col passare del
tempo, persino peggiorare il quadro già critico.
I contenuti di questo comunicato saranno trasmessi anche al Comune di
Vasto ed alla Soprintendenza competente.
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