Ecco la storiella raccontata da Anelli per spiegare il detto : “Aviss' ava' la sarte di lu quane di Palmire! (Dovessi avere la sorte del cane di Pamieri!)
Se qualche volta vi accade di imbattervi in un prepotente, che con le sue soverchierie ottiene ciò che altri non otterrebbe con le buone maniere, non vi fate illusioni: quell'individuo che a tutti s'impone, che è temuto da tutti, un giorno o l'altro è destinato a finir male.
E come se, ad avvalorare questa tesi, non bastassero i tanti esempi che nel corso della loro vita offrono gli uomini, da quanto andremo qui narrando si vedrà che anche le bestie, appena le loro forze lo consentono, non tollerano da altre loro simili di venir sopraffatte.
Verso il 1840, la famiglia Palmieri aveva un cagnaccio che era il terrore di tutti i cani del paese. Bastava che incontrasse un altro cane, per dargli subito addosso senza motivo alcuno; e, perché era molto grosso e robusto, facilmente gli riusciva di far strazio del malcapitato animale.
Ma un giorno, con grande meraviglia dei passanti, si vide riunita nel cortile del palazzo marchesale una moltitudine di cani; e quando dì lì a poco comparve nella piazza il cagnaccio di Palmieri uno di loro, il più piccolo, si staccò dal gruppo e coraggiosamente lo affrontò. Come era da prevedersi, il provocatore ebbe ben presto la peggio; ma la vittoria del cagnaccio fu di breve durata, dapoiché improvvisamente tutti gli altri cani che stavano in disparte gli si avventarono furiosamente contro, e dopo breve lotta addirittura lo finirono.
Per questo fatto, di cui garantiamo l'esattezza storica, a chi ha intenzione di sopraffare qualcuno, s'usa dire: “Aviss' avà' la sarte di lu quane di Palmire!” LUIGI ANELLI
Idea della t-shirt: Gianlorenzo Molino Designer: Riccardo Bruni



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