25 aprile: una riflessione dalla Società Vastese di Storia Patria Luigi Marchesani
Se è necessario ricordare e
ricordare ancora, perché la memoria non si perda, il 25 aprile, giorno in cui
la liberazione dalla dittatura nazifascista è divenuta realtà, e storia, è tra
le date più importanti da conservare e trasmettere.
I soci della Società Vastese di Storia Patria sono uniti nella volontà di non dimenticare,
convinti di come le inutili crudeltà, l’odio razziale, la tentazione di degradare i propri simili, siano sempre acquattati all’interno di questa nostra umanità, dove il dottor Jekyll e mister Hyde si agitano e la banalità del male è risorgente non appena l’essere umano si trova a far fronte a emergenze, assunzioni di responsabilità, richiesta del superamento di schieramenti egoistici.Il nostro ricordo va ai gruppi
di resistenti, di partigiani di tutta la nostra penisola, in particolare a
quelli che in Abruzzo, primi in Italia, operarono incuranti dei pericoli, della
vita, delle torture, per liberare il territorio dalla presenza nazifascista;
teniamo presente che la Linea Gustav passava sul territorio abruzzese e i primi eccidi sono stati subiti
dalla sua popolazione. Circa 50 formazioni
partigiane operarono in prevalenza in zone montuose, un’azione che non è stata
ancora sufficientemente valorizzata, e che invece ha avuto un forte impatto a favore
della lotta per il riscatto della nostra terra, divenuta teatro di lotte
feroci, di distruzioni, basti pensare alle lotte legate appunto alla linea
Gustav, a città rase al suolo come Ortona. Ha dimostrato una forza e un coraggio
incredibili, ha subìto torture disumane, basti un nome,Trentino La Barba.
Ma oltre alla lotta armata brilla l’Abruzzo
per quella che è stata definita Resistenza umanitaria. Tra gli storici che
hanno rivalutato l’azione di contrasto degli abruzzesi, ma anche la loro capacità
di accoglienza, sfidando consapevoli grandissimi pericoli, pagando con la
tortura e con la vita, c’è l’inglese Roger Absalom.
Scrive Absalom: “ “Il fenomeno
dell’assistenza spontanea era generalizzato in tutta la regione abruzzese, con
punte più alte nelle province di L’Aquila, Chieti, Pescara. Sulla base di statistiche desumibili dai documenti conservati negli
archivi nazionali di Washington, si può calcolare un coinvolgimento di decine di
migliaia di persone nell’assistenza, sempre rischiosa, agli ex prigionieri
alleati fuggiti dai campi di concentramento, dopo l’8 settembre. … (che) erano
probabilmente più di 10.000. Altri elementi non quantitativi fanno pensare che
la disponibilità a prestare tale assistenza fosse ancora più diffusa”. Particolarmente
interessanti sono le numerose testimonianze, dirette o indirette, lasciate
dagli ex-prigionieri in Abruzzo, tra essi Uys Krige, John Esmond Fox, Donald
Jones, Jack Goody, John Furman, William Simpson, John Verney, Sam Derry, J P.
Gallagher, Dan Kurzman, John Broad, Hans Catz, Tony Davies, Ronald Mann, Guy
Weymouth, Joseph Frelinghuysen, John Miller, Martin Schou, Stan Skinner, Gladys
Smith. Per questo, il fenomeno dell’aiuto ai prigionieri di guerra è stato
definito “epopea”. Una pagina di storia, piena di episodi drammatici e
toccanti. I partigiani morivano combattendo ma ci fu anche chi venne
imprigionato, condannato a morte, fucilato per aver dato assistenza e rifugio,
perfino un pezzo di pane. Una forma di resistenza, in cui le donne hanno
rivestito un ruolo fondamentale.
Qualche anno fa come Società di Storia Patria
abbiamo pubblicato un volume che oltre ad approfondimenti logistici e storici contiene
testimonianze dirette dell’ultimo anno del conflitto: “I fili della memoria:
anni di guerra1943/44. Testimonianze e approfondimenti” (2018). Oggi parecchi di
quelli che hanno partecipato non ci sono più, ma il loro racconto rimarrà, si
trasmetterà, spero, anche se in minima parte, alle generazioni future. Magari
uno solo ne sarà coinvolto, ma tant’è. Per dirla con Emily Dickinson “Se allevierò
il dolore di una vita / o aiuterò un pettirosso a rientrare nel nido / non avrò vissuto invano”. Esiste
anche un video che esplora vari aspetti dell’argomento attraverso il lavoro di
ricerca dei soci dott. Nicola D’Adamo, Gen. Gianfranco Rastelli, prof. Antonio
Mucciaccio, prof. Luigi Medea, e me. Sono piccole gocce. Ma di gocce è fatto il
mare. Se interessa si può guardare su YouTube.
Il 25 aprile, però, va oltre tutto questo; è
l’alba del giorno dopo, è il risveglio, è il fiore che nasce tra cumuli di macerie,
nonostante il dolore, le perdite, le violenze.
L’Italia ha saputo recuperare dignità e
forza, ha liberato città, grazie ai partigiani, prima degli alleati, o assieme
a essi com’è avvenuto per la Brigata Maiella.
Inizia ad assaporare sensazioni ormai desuete
come la libertà di parola e pensiero, recupera il valore dei diritti e dei
doveri, della giustizia sociale, della tolleranza. Si avvia verso innovazioni
che vedono nascere la Repubblica, definire il voto alle donne, la pacificazione
sociale, la ricostruzione e tutta una serie di proposte indispensabili per la
crescita collettiva.
Produce una Costituzione, tra le migliori al
mondo, e che il mondo ci invidia. Per anni abbiamo vissuto con l’idea di un
traguardo acquisito, inossidabile, indiscutibile. Forse non abbiamo compreso a
sufficienza che, come per l’amore fra coniugi che non è mai un dato di fatto,
ma si ripropone ogni giorno indipendentemente dalle ragioni che l’hanno fatto
nascere, così la democrazia, i valori a essa connessi, i traguardi raggiunti,
vanno tutelati e riproposti, continuamente.Siamo in un momento difficile in cui
la tentazione involutiva si fa sempre più pressante; nel caos di questo tempo
prendono corpo aspirazioni autarchiche.
Bisogna vigilare, bisogna dialogare e non
odiare, essere sempre all’erta, perché l’intolleranza, la fame di potere e di
denaro corrompono l’essere umano; e la voglia di vendersi al miglior offerente
cresce in momenti di instabilità politica. Ci si vende per un piatto di
lenticchie come Esaù, rinunciando alla propria autonomia, come lui rinunciò
alla primogenitura che all’epoca significava acquisire il maggior grado di
autorità. Se salvezza c’è è prevalentemente nell’etica e nella conoscenza;
baluardi irrinunciabili.
Vi saluto con gli straordinari
versi che Bertolt Brecht, a conclusione dell’opera teatrale La resistibile ascesa di Arturo Ui, ci lascia, come attualissima riflessione: E voi, imparate che occorre vedere /e non guardare in
aria;/ occorre agire / e non parlare. / Questo mostro stava, una volta,/ per
governare il mondo!/ I popoli lo spensero,/ ma ora non cantiamo vittoria troppo
presto: / il grembo da cui nacque è ancor fecondo.
GABRIELLA
IZZI BENEDETTI
Presidente della Società Vastese di Storia
Patria Luigi Marchesani

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