| Due cannoni borbonici all'ingresso dei giardini d'avalos a Vasto |
di REMO PETROCELLI
Bernardo Tanucci (1698–1783) foto, è stato un influente giurista e statista, figura cardine dell'assolutismo illuminato nel Regno di Napoli durante i regni di Carlo di Borbone e Ferdinando IV.
Come primo ministro e segretario di Stato (1754-1776), ha modernizzato lo Stato, limitato il potere ecclesiastico e feudale, promosso importanti riforme economiche. Secondo parecchie fonti, Tanucci, “riconosciuto per la sua incorruttibilità, ha governato con austerità, concentrandosi sulla razionalizzazione dello Stato piuttosto che sull'arricchimento personale”..
Lo statista ha lasciato molti scritti, tra cui un ricco “EPISTOLARIO” in cui si scoprono tanti episodi inediti sulla vita nel Regno di Napoli. Curiosamente due lettere inedite estratte dall’epistolario del 1776 riguardano la nostra città. Ecco il testo.
1) 30 settembre - Un tumulto popolare è scoppiato a Vasto: “Per impedire l'uscita ai grani ivi contrattati per l'annona di Napoli. Hanno lacerato editti, cacciati li subalterni dell'udienza, disotterrato, e montato un cannone di ferro. Si mandano due compagnie di Real Napoli, che sta in Pescara, e un poco di cavalleria, che garantisca la giustizia, che l'udienza va a farvi per mezzo d'un auditore". Il governatore della Dogana di Foggia, e alcuni auditori della Puglia e dell'Abruzzo continuano a 'avvertire, che copiosamente escono li grani in contrabando; Goyzueta dice, che sono estrazioni per tratte date fin dal mese di marzo”.
2) “La popolazione di Vasto, che aveva tumultuato per impedire « l'estrazione per Napoli di grani esistenti in quel luogo per paura della carestia, e non aver fatta l'annona sua”, è stata ricondotta a « penitenza, sommissione e disciplina » dall'avvicinarsi della truppa e della cavalleria. La disobbedienza era stata alle provvisioni della Camera, a quella dell'udienza, ed a un suo subalterno, che fu obbligato a fuggirsene. Era stata lacerazione di un editto dell'udienza, e di aver montato un cannone di ferro, che stava in terra per servirsene contro chi volesse estrarre li grani anche colla forza della giustizia Con questa occasione si è saputo, che in quel luogo sospetto da gran tempo, erano cannoni di bronzo, che V.M. fece trasportare a Napoli per rifondersi; e sono presentemente altri cannoni di ferro, e oltre a ciò una gran quantità di fucili e spade. Proposi che venisse un inventario di tutto colla ragione di non convenire ad alcun barone una quantità di armi, che potesse fornire una specie di truppa, ma solamente potersi permettere una modesta quantità per armare un centinajo al più di persone o per caccia, o per garantir la giustizia in qualche forte avvenimento, o finalmente per difesa del luogo dai Mori “.
Per inquadrare meglio la situazione e le ragioni del malcontento dei cittadini ed agricoltori del periodo storico, è elemento chiarificatore il seguente passo dello storico Macry:
“Per tutto il Settecento, le quotazioni cerealicole interne, non [sono] necessariamente di auto-sussistenza, ma anzi collegate con importanti strutture portuali (Taranto, Crotone, i caricatoi del Fortore, Termoli, Vasto, Ortona), risultano costantemente depresse, e tali da garantire al commercio d'incetta vasti margini di profitto sulle differenze di prezzo. Ciò che significa, in altri termini, la possibilità di accaparrarsi una grossa fetta di lavoro contadino e di tenere in vita un sistema di centralizzazione mercantile e di sottoconsumo interno. Per fare un esempio, nel 1746, un tomolo di frumento costa carlini 6,5 nelle piane costiere degli Abruzzi; carlini 7 a Termoli e nel suo retroterra; carl. 7 in tutta la fascia delle Murge; cari. 6 nel materano e nel retroterra di Taranto, sulla costa ionica; cari. 7,2 presso la dogana di Foggia. A fronte della «campagna», i prezzi della costa e di Napoli vedono variazioni dal 50% ad oltre il 100%! Un tomolo di frumento, sulla costa settentrionale pugliese (da Barletta a Mola di Bari), si vende alla voce a carlini 10, fino ai carlini 12 di Monopoli; ma anche a Manfredonia, pochi chilometri a est di Foggia, il prezzo si è fissato a carlini 9. A Napoli, per finire, il grano si vende a carlini 14,1!”
Remo Petrocelli
Lo statista ha lasciato molti scritti, tra cui un ricco “EPISTOLARIO” in cui si scoprono tanti episodi inediti sulla vita nel Regno di Napoli. Curiosamente due lettere inedite estratte dall’epistolario del 1776 riguardano la nostra città. Ecco il testo.
1) 30 settembre - Un tumulto popolare è scoppiato a Vasto: “Per impedire l'uscita ai grani ivi contrattati per l'annona di Napoli. Hanno lacerato editti, cacciati li subalterni dell'udienza, disotterrato, e montato un cannone di ferro. Si mandano due compagnie di Real Napoli, che sta in Pescara, e un poco di cavalleria, che garantisca la giustizia, che l'udienza va a farvi per mezzo d'un auditore". Il governatore della Dogana di Foggia, e alcuni auditori della Puglia e dell'Abruzzo continuano a 'avvertire, che copiosamente escono li grani in contrabando; Goyzueta dice, che sono estrazioni per tratte date fin dal mese di marzo”.
2) “La popolazione di Vasto, che aveva tumultuato per impedire « l'estrazione per Napoli di grani esistenti in quel luogo per paura della carestia, e non aver fatta l'annona sua”, è stata ricondotta a « penitenza, sommissione e disciplina » dall'avvicinarsi della truppa e della cavalleria. La disobbedienza era stata alle provvisioni della Camera, a quella dell'udienza, ed a un suo subalterno, che fu obbligato a fuggirsene. Era stata lacerazione di un editto dell'udienza, e di aver montato un cannone di ferro, che stava in terra per servirsene contro chi volesse estrarre li grani anche colla forza della giustizia Con questa occasione si è saputo, che in quel luogo sospetto da gran tempo, erano cannoni di bronzo, che V.M. fece trasportare a Napoli per rifondersi; e sono presentemente altri cannoni di ferro, e oltre a ciò una gran quantità di fucili e spade. Proposi che venisse un inventario di tutto colla ragione di non convenire ad alcun barone una quantità di armi, che potesse fornire una specie di truppa, ma solamente potersi permettere una modesta quantità per armare un centinajo al più di persone o per caccia, o per garantir la giustizia in qualche forte avvenimento, o finalmente per difesa del luogo dai Mori “.
Per inquadrare meglio la situazione e le ragioni del malcontento dei cittadini ed agricoltori del periodo storico, è elemento chiarificatore il seguente passo dello storico Macry:
“Per tutto il Settecento, le quotazioni cerealicole interne, non [sono] necessariamente di auto-sussistenza, ma anzi collegate con importanti strutture portuali (Taranto, Crotone, i caricatoi del Fortore, Termoli, Vasto, Ortona), risultano costantemente depresse, e tali da garantire al commercio d'incetta vasti margini di profitto sulle differenze di prezzo. Ciò che significa, in altri termini, la possibilità di accaparrarsi una grossa fetta di lavoro contadino e di tenere in vita un sistema di centralizzazione mercantile e di sottoconsumo interno. Per fare un esempio, nel 1746, un tomolo di frumento costa carlini 6,5 nelle piane costiere degli Abruzzi; carlini 7 a Termoli e nel suo retroterra; carl. 7 in tutta la fascia delle Murge; cari. 6 nel materano e nel retroterra di Taranto, sulla costa ionica; cari. 7,2 presso la dogana di Foggia. A fronte della «campagna», i prezzi della costa e di Napoli vedono variazioni dal 50% ad oltre il 100%! Un tomolo di frumento, sulla costa settentrionale pugliese (da Barletta a Mola di Bari), si vende alla voce a carlini 10, fino ai carlini 12 di Monopoli; ma anche a Manfredonia, pochi chilometri a est di Foggia, il prezzo si è fissato a carlini 9. A Napoli, per finire, il grano si vende a carlini 14,1!”
Remo Petrocelli


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