SIAMO ANCORA UN POPOLO DI EMIGRANTI!
“Fuga dei cervelli” in aumento: nel 2013 i vastesi iscritti all’AIRE erano 4.293, nel 2023 sono 5.388
In totale sono 5.800.000 gli italiani
all’estero, di cui circa un terzo di giovani per lo più laureati e
ricercatori. Ma in Italia si parla
sempre di migranti in arrivo, mai degli
italiani che vanno verso altri paesi, di questo “non si occupa proprio nessuno!”
Da oggi fino al 23 giugno Vasto ospita a Palazzo d’Avalos 120 studiosi di astrofisica provenienti da
tutto il mondo, per un conferenza internazionale. In programma anche un momento riservato al pubblico locale nella giornata di mercoledì in cui si parlerà di “Una nuova esplorazione dell’universo: l’astronomia multi-messaggera”.Una bella iniziativa che dà l’opportunità di capire
di cosa si parla nel mondo e del livello
raggiunto dalla ricerca a livello globale. Ricerca, si badi bene, a cui molti
giovani italiani che lavorano all’estero danno quotidianamente il loro valido
contributo.
Il ragionamento ci porta pari pari alla “fuga dei
cervelli” italiani verso l’estero e soprattutto all’amara constatazione che la
vera emergenza non riguarda gli sbarchi degli stranieri in Italia, ma gli
imbarchi degli italiani verso altri paesi , problema di cui non si occupa proprio
nessuno!
Questo è il nocciolo della questione.
Secondo gli ultimi dati, sono 5.800.000 italiani
iscritti all’AIRE (Anagrafe italiani residenti all’estero), di cui oltre un
terzo al di sotto di 34 anni.
Il dato di Vasto è allineato con quello nazionale: iscritti
all’AIRE sono oggi 5.388 unità, di cui più o meno un terzo (1.800 circa) al di sotto di 34 anni.
Il fenomeno è in costante crescita. Come blog “NoiVastesi”
ce ne occupammo nel 2013 e il dato era di 4.293 vastesi residenti all’estero. All’epoca
facemmo anche una serie di interviste ad una ventina di loro e venne fuori un
inaspettato affresco di brillanti giovani in carriera con tanto di laurea e
dottorato di ricerca in tasca conseguiti in Italia. Molti di loro si occupavano
a livello accademico di biotecnologie, chimica quantistica, fisica, chirurgia,
oncologia, farmacia, agronomia, veterinaria, professioni mediche; altri avevano
posti di responsabilità in aziende nei settori di Financial Control, marketing,
gestione clienti, relazioni internazionali; altri ancora si occupavano di
turismo, trasporto aereo, gastronomia. Se
provassimo oggi a rifare lo stesso giro di interviste, il risultato sarebbe
ancor più sorprendente.
Diciamo subito che con la globalizzazione la gente si
muove di più e che fare un’esperienza all’estero durante gli studi o nel primo
lavoro è una buona opportunità per un giovane e quasi una necessità per
arricchire il suo curriculum professionale. Ma se dopo gli studi, l’estero rappresenta la sola via di fuga, quella obbligata, questo non va bene e rappresenta un fallimento
per il nostro Paese.
Stiamo parlando di numeri abbastanza alti, perché sono
migliaia i laureati e dottori di ricerca ogni anno lasciano l’Italia! Di cui
buona parte dal centro-sud dove i posti sono pochi e di livello professionale
non adeguato.
In questo modo le nostre regioni si impoveriscono e la crescita risulta estremamente lenta.
Su questo argomento in questi anni si sono
moltiplicati gli studi. Esiste addirittura una correlazione tra emigrazione
italiana verso l’estero e la mancata nascita di nuove imprese. In una recente
ricerca accademica si legge che “Se pensiamo che ogni anno sono partiti 317
mila connazionali, si tratta di quasi 12 mila aziende in meno. Numero da
moltiplicare per sette anni: cioè oltre 80 mila imprese mancate”.
Dati che fanno impressione e su cui la politica
nazionale dovrebbe seriamente riflettere.
A livello locale poco possiamo fare, se non cercare di
capire chi sono i 5.388 vastesi che vivono all’estero, magari conoscerli
nell’ambito delle famose “Feste del Ritorno”; oppure chiedersi se in una qualche maniera possono
dare un contributo allo sviluppo della nostra città.
Non dimentichiamo che a livello regionale c’è il CRAM
(Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo) che mantiene i rapporti con le
comunità estere; a livello nazionale, il COMITES (Comitato Italiani all’Estero),
ma ambedue hanno il compito di assistere i connazionali in tutto il mondo, non
certamente quello di promuovere iniziative per rallentare la “fuga dei
cervelli”.
Questo è compito del Governo centrale che dovrebbe
predisporre un piano integrato con diverse misure per trattenere laureati e giovani in Italia, onde evitare il
depauperamento dei nostri territori.
Nicola D'Adamo
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