RAPPORTO REGIONALE PMI 2023- Sintesi Stampa
In crescita nel 2022 fatturato e valore aggiunto, pesa l’aumento del costo del debito
Il Rapporto RegionalePMI
2023, realizzato da Confindustria e Cerved in collaborazione con UniCredit, approfondisce
la struttura e l’evoluzione dello stato di salute delle piccole e medie imprese
italiane da una prospettiva territoriale.Il rapporto analizza i conti economici
delle circa 160mila PMI italiane, basandosi sui dati di consuntivo del bilancio
2021 e offrendo stime per il 2022,attraverso i modelli predittivi
economico-finanziari di Cerved.
I dati mettono in
evidenzai diversi impatti sui sistemi di PMI territoriali degli shock
sequenziali che negli ultimi anni hanno colpito il nostro sistema economico.Sul
fronte dei conti economici si stima una sostanziale tenuta di fatturato (+2,4%),
valore aggiunto (+1,4%) e MOL (+2,9%), che recuperano i livelli del 2019(rispettivamente
+9,1%, +8,7% e +14,9%)..Questi indicatori sono accompagnati da evidenze meno
incoraggianti, che suggeriscono una possibile inversione di tendenza nel
prossimo biennio. I segnali dirallentamentosonopiù significativinelle
zone del Centro-Sud e lasciano ipotizzare un incremento del divario strutturale
tra sistema produttivo settentrionale e meridionale.
I primi effetti
dell’inflazione e dell’aumento del costo del debitofanno contrarre la
redditività netta e gli utili delle PMI.Nel 2022 si stima infatti un calo del ROE dello 0,6%
(dal 12% all’11,4%). La riduzione della redditività è più marcata nel Centro (dall’11,4%
del 2021 al 10,4% del 2022) e nel Mezzogiorno (dal 13% del 2021 al 12,2% del
2022), con il Nord-Est e il Nord-Ovest che soffrono di meno (dal 12,5% del 2021
al 12,1% del 2022 per il Nord-Est e dall’11,5% all’11,1% per il Nord-Ovest). In
parallelo, la quota di PMI in perdita passa dal 12,2% del 2021 al 27,9%
del 2022, con effetti più significativi nel Centro (+16,4%; dal 13,4% al 29,8%).
Il peggioramento
della congiunturagenera impatti anche sulle abitudini di pagamento delle PMI: i mancati
pagamenti sono attesi in rialzo del 4,3% a livello nazionale (sono il 29,4%
delle fatture nel dicembre 2022 contro il 25,1% del dicembre 2021). I valori
più elevati si toccano tuttavia nel Mezzogiorno (39,6%; +5,8% su base annuale)
e nel Centro (32%; +2,9% sull’anno). Più contenuti i mancati pagamenti nel
Nord-Est (22,7%; +3,5%) e nel Nord-Ovest (27,2%, +4,6% sull’anno).Segnali di
un’inversione di tendenza si intravedono anche tra gli indicatori di stabilità
finanziaria.
Il rapporto
monitora, inoltre, l’evoluzione dell’uscita dal mercato delle PMI. Le stime del
2022 confermano la prosecuzione del congelamento delle chiusure che si osserva
dal 2019; i fallimenti calano del 34,7% su base annua (661 nel 2022 vs 1013 nel
2021) e le procedure non fallimentari del 49,4% (da 330 nel 2021 a 167 nel
2022). Il calo dei fallimenti è particolarmente marcato nel Mezzogiorno (-45,2%,
da 230 a 126) e nel Nord-Ovest (-42,2% da 341 a 197), mentre le procedure non
fallimentari si riducono particolarmente nel Nord-Est (-60,2%) e nel Centro
(-55,3%).
Il Rapporto viene
presentato in un momento complicato per le PMI italiane: il persistere
dell’inflazione ben oltre i propri obiettivi di mandato sta spingendo la BCE a
un continuo e deciso rialzo dei tassi, che si ripercuote sul costo dei
finanziamenti alle imprese e, indirettamente, sul credito richiesto e su quello
concesso, così come sugli investimenti. Dopo quasi otto anni di tassi di
interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali inferiori o pari a
0,25 punti, in un anno (da luglio 2022) si sono raggiunti oggi 4,00 punti. I
processi di ristrutturazione aziendale degli ultimi dieci anni, ancorché
incompleti e differenziati tra settori e territori, avevano reso più solido il
tessuto produttivo italiano. La crisi che ha caratterizzato - ed è seguita
- ai periodi di lockdown ha però fatto fare alle imprese un passo indietro di 4
anni nel processo di rafforzamento dei bilanci osservato nei 10 anni
pre-pandemia. Questo ha riguardato in particolare le PMI.
A fronte di queste
difficoltà, aumentano anche le sfide per il futuro. La duplice transizione,
ormai ineludibile, richiede ingenti investimenti a tutti i livelli della
filiera, così come competenze adeguate agli obiettivi. Tanto il mercato
quanto regole sempre più stringenti impongono anche alle PMI un cambio nei
propri processi, che a loro volta richiede più managerializzazione, più
formazione e più investimenti.
In questo
contesto, per aiutare le imprese a crescere è necessario un disegno di politica
economica e industriale coerentee di medio-lungo periodo, che agisca in primis correggendo le criticità strutturali
con cui devono fare i conti le PMI e mediante incentivi mirati che risolvano o
attutiscano i principali deficit.
Per raggiungere
questi obiettivi e superare le criticità che frenano la competitività delle
imprese, il PNRR è un’opportunità storica. La prima azione che il PNRR deve
sostenere è l’implementazione delle riforme: del lavoro, che includa le
politiche attive; del sistema scolastico, del sistema giudiziario e del fisco. Oltre
alle riforme, il PNRR gioca un ruolo centrale per la realizzazione degli
investimenti a sostegno della competitività, non solo del sistema
imprenditoriale, ma di tutto il territorio.Sia riforme che investimenti hanno ora
bisogno di una decisa spinta verso l’attuazione. Sul fronte degli investimenti,
oltre ai ritardi strutturali, si registra una situazione di incertezza, legata
soprattutto al tema delle “rimodulazioni”.
La prima occasione di aggiornamento del
Piano è rappresentata da REPowerEu. La priorità dovrebbe essere focalizzata
su interventi da attuare con strumenti automatici, che possano, da un lato,
sostenere le imprese ad affrontare i costi della trasformazione greene,
dall’altro lato, favorire le condizioni di contesto a supporto di questo
processo, tra cui gli investimenti nel digitale e sulle competenze
necessarie in quest’ottica.
Quanto alla
digitalizzazione, è necessaria una revisione e un potenziamento degli strumenti
a supporto della trasformazione digitale delle imprese, tenendo conto dei
mutati obiettivi in ottica di Industria 5.0 e facendo tesoro dell’esperienza dei piani relativi al 4.0. Inoltre,
per le PMI rimane di fondamentale valore il cosiddetto “network
dell’innovazione 4.0”, composto da Competence center e Digital Innovation Hub,
capaci di affiancare le imprese di minori dimensioni nell’analisi dei loro
bisogni e nell’individuazione e applicazione delle tecnologie digitali più
adatte.
Un’altra linea di
azioneattiene agli ambiti della ricerca e dell’innovazione. Le PMI affrontano
sfide significative quando si tratta di sostenere i costi delle attività di
ricerca e sviluppo. D’altro canto, grazie alla loro struttura flessibile, sono
in grado di assorbire più facilmente le innovazioni di processo e di prodotto,
anche se queste sono state sviluppate altrove. In tal senso, è
particolarmente apprezzabile il “credito d’imposta per investimenti in ricerca
e sviluppo”, incentivo nazionale che prevede una maggiorazione per le imprese
localizzate al Sud.
Sotto il profilo
finanziario, il rialzo dei tassi di interesse sta oggi determinando una
riduzione della domanda di prestiti da parte delle imprese e condizioni di
accesso al credito decisamente più restrittive. Questo crea una serie
tensioni finanziarie sulle imprese, che hanno contratto finanziamenti a tasso
variabile e si sono indebitate per far fronte alla crisi degli ultimi tre anni.
In tale contesto, è necessario intervenire per assicurare la sostenibilità
del debito in essere delle imprese, favorendo operazioni di rinegoziazione e
allungamento dei finanziamenti, incluse moratorie. A tal fine, sono
tuttavia necessarie modifiche alle regole bancarie europee (in particolare
della definizione di default), che scoraggiano tali operazioni. Occorre poi
rivedere le regole temporanee europee sugli aiuti per consentire un
allungamento della durata dei finanziamenti garantiti dallo Stato, sia in
essere sia nuovi.
Vanno poi
rafforzate le garanzie pubbliche. In particolare, per quanto riguarda il Fondo di Garanzia per le
PMI, occorre intervenire per prevedere la gratuità di accesso per tutte le
operazioni finanziarie, elevare le coperture di garanzia e innalzare l’importo
massimo garantito.Le condizioni del credito in peggioramento rafforzano la
necessità per le PMI di ricorrere maggiormente a strumenti di finanza
alternativa, aprendo il proprio capitale a investitori esterni. Per questo,
serve un set integrato di misure, in grado di raggiungere le diverse tipologie
e classi dimensionali di imprese e di attivare sempre più il risparmio privato.
Per farlo, è necessario che le imprese sviluppino maggiori capacità di
comunicare al mercato e una governance adeguata, cui è possibile tendere, anche
in questo caso, rafforzando il proprio livello di managerializzazione.
Infine, la
revisione del sistema nazionale degli incentivi, avviata dal Governo, è
condivisibile nella sua ratio di fondo: reimpostare il sistema
utilizzando pochi strumenti e semplici, facendo leva quegli schemi agevolativi
che, nella pratica, hanno già dimostrato di funzionare in maniera efficace (es.
Fondo di Garanzia per le PMI, Nuova Sabatini, FRI), adattandoli, anche con il
supporto delle Regioni, alle diverse e specifiche strategie ed esigenze.
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