lunedì 14 febbraio 2022

BITRITTO SULLA SS16: IL TERRENO DEL PREVISTO TRACCIATO E' QUELLO DI UNA "PALEOFRANA"

Il Geologo spiega che, dopo la rovinosa frana del 1816  da Loggia Amblingh a San Michele, il terreno della zona è rimasto comunque instabile, in stato di paleofrana. Vale a dire tuttora fragile,  perchè costituito da una massa composta di materiale incoerente. sciolto,  scivolato più a valle oltre 200 anni fa.

La Circonvallazione
di ELIO BITRITTO

Già parlare di Circonvallazione potrebbe far capire a chi di dovere che si "dovrebbe" essere in presenza di una strada che "circonda" un'altra struttura, una città: questa invece la spezza in due quindi si potrebbe definire una intersezione: ma lasciamo stare i giochi di parola e torniamo a parlare di questo "alleggerimento del traffico" sulla SS 16. Chiaro che il traffico sulla SS 16 verrebbe alleggerito ma a prezzo di ...?

Credo che ai progettisti della cosiddetta variante interna, quella dei viadotti, potrebbe essere utile una lettura della pubblicazione di Erasmo Colapietro che descrive in maniera egregia l'evento franoso che nel 1816 sconvolse Vasto. Nella rielaborazione che ne feci qualche anno fa viene descritta in modo particolare l'area investita dalla Frana, riconoscibile se solo si osservasse il mammellone del detrito di frana che appare ancora oggi evidente e che coincide in gran parte con l'area in cui è prevista la famosa variante.

Tralasciando l'aspetto "estetico" e molto probabilmente dell'inquinamento acustico, non si potrà prescindere dalle vibrazioni che il passaggio di mezzi pesanti indurranno sulle fondazioni e dunque sul terreno stesso che, ripeto, è quello di una paleofrana. In un qualsiasi testo di geologia si rileva che una paleofrana è costituita da sedimenti provenienti da "altro posto" quindi materiale sciolto che, benché siano passati oltre 200 anni dall'evento, non può considerarsi "stabile", soprattutto in considerazione del fatto che si tratta non solo di materiale sciolto ma di pessimo materiale dal punto di vista geotecnico. E non finiscono qui le "osservazioni" dato che si tratta comunque di sedimenti soggetti alla percolazione delle acque provenienti dalle innumerevoli, per quanto poco consistenti, sorgenti che di falda e di "perdite acquedottistiche" che permeano l'intero territorio vastese:, testimoniate dalle coltivazioni degli ortolani, dalle peschiere, dalle fonti esistenti e passate, dato che, ad una certa profondità, dai sondaggi eseguiti da innumerevoli enti e privati, si incontra l'argilla grigia impermeabile per cui queste acque, prima o poi, affiorano al punto che io (ed altri) da ragazzini ci recavamo sulla spiaggia, presso le emergenze delle acque che scorrevano nei pressi dell'ex hotel Molino per prenderla e giocarci modellandola. Credo dunque che la scelta di realizzare una variante così come prospettata sulla stampa nei giorni scorsi, vale a dire a mezza costa tra Vasto Alta e Vasto Marina sia una scelta esteticamente e geologicamente infelice. 
Elio Bitrittto

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