Un
poliziotto, uno studioso, un artista e un mago del travestimento. Un uomo
integerrimo e poliedrico che fu internato
dal regime fascista e che, dopo la guerra, fu addirittura l'ideatore
dell'Interpol italiana. Da una delle sue inchieste del 1927 fu tratto il film "Girolimoni. il mostro di Roma" con Nino Manfredi.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
GIUSEPPE DOSI, L'ARTISTA POLIZIOTTO
di Antonino Orlando
di Antonino Orlando
Manifestò subito un grande interesse per il
teatro e il cinema. Nel 1912 si fece scritturare come attore nella Compagnia
drammatica del teatro Argentina a Roma. Nello stesso periodo si interessò di
letteratura poliziesca e scrisse a riguardo anche dei piccoli testi.
Sempre nel 1912 fece domanda per essere assunto
come agente di Polizia dello Stato. Le sue indagini si caratterizzarono sempre
come “fregolismo detectivistico”. Infatti nelle sue indagini poliziesche
utilizzava spesso i travestimenti per scovare i truffatori e i criminali. Dopo
diversi servizi svolti in giro per l’ Italia, nel 1918 fece ritorno a Roma come
Commissario di Pubblica sicurezza.
Nella sua attività di investigatore fu
incaricato di svolgere delle indagini sul famoso “Volo dell’ Angelo” in cui fu
coinvolto Gabriele d’Annunzio, avvenuto il 13 agosto del 1922 alle h. 23 al
Vittoriale. In questa circostanza il Commissario Dosi si travestì da un artista
esule cecolsovacco, Karl Kradokwill. Fu un travestimento riuscitissimo che
ingannò il Vate e tutta la sua “corte”.
Tuttavia la vera indagine che trasformò la vita
di Dosi fu il caso del “Mostro di Roma” da cui il regista Damiano Damiani
trasse il film “Girolimoni. Il Mostro di Roma” con Nino Manfredi. Dal 1924 al
1927 Roma fu insanguinata da una serie di delitti a sfondo sessuale perpetrati
su alcune giovani ragazzine. Di questi delitti fu accusato Gino Girolimoni. Il
caso sembrava chiuso con la soddisfazione del Regime e dei cittadini ma il
Commissario Dosi, che aveva indagato sui delitti, non credeva alla colpevolezza
del Girolimoni. Mentre svolgeva le indagini aveva individuato un’altra pista
che portava nell’ambiente anglosassone di Roma e del Vaticano. Nel
frattempo Girolimoni fu scagionato e i delitti rimasero senza un colpevole
perché le indagini che stava portando avanti Dosi su un cittadino importante
Canadese furono bloccate per ragioni diplomatiche e politiche.
Per questa
ragione il Commissario fu allontanato da Roma e iniziò per lui una lunga
peregrinazione in giro per l’Italia con lo scopo di emarginarlo. Ormai per i
suoi superiori e per il regime la presenza di Dosi a Roma era diventata
scomoda. L’ultima tappa prima dell’arresto e del ricovero
nel manicomio criminale di Roma fu in provincia di Chieti. Infatti nel gennaio
del 1936 fu nominato Commissario prefettizio di Istonio (l’attuale Vasto) e di
alcuni altri comuni dell’entroterra vastese, tra questi Roccaspinalveti.
| LA PERMANENZA DI DOSI A ROCCASPINALVETI |
Della sua presenza a Roccaspinalveti vi è una
lunga testimonianza fotografica e documentaria nel suo archivio privato
conservato presso il Museo della Liberazione in via Tasso, a Roma.
Durante la sua permanenza in Abruzzo, tra gli
altri impegni, prese a cuore le condizioni di vita degli abitanti di
Roccaspinalveti e, come documentato, si adoperò fattivamente per risolvere
alcuni dei problemi più importanti. Infatti il paese, dopo il trasferimento nel
nuovo sito, avvenuto tra la fine dell’ ‘800 e i primi anni del ‘900
versava in uno stato di abbandono. La chiesa parrocchiale era
rimasta incompiuta, le strade principali del nuovo borgo erano dissestate e
impraticabili durante i mesi invernali, l’acquedotto era carente e non
raggiungeva le numerose contrade presenti sul territorio comunale.
Con grande senso di servizio nei tre anni di
permanenza in Provincia di Chieti si impegnò concretamente per dare un po’ di
sollievo ai cittadini di Roccaspinalveti. Nel 1937, il 31 agosto e il I
settembre, durante le feste patronali, alla presenza delle autorità civili e
religiose e con gran concorso di popolo fu inaugurato al centro della piazza il
monumento ai caduti delle Grande guerra, la nuova facciata della chiesa, la
pavimentazione della piazza (che proprio in quella occasione prese il nome di
Piazza Roma) e di Corso Umberto I.
In quella occasione, alla presenza di Don
Vincenzo Pomponio di Vasto, fu presentata ai cittadini la croce processionale
attribuita a Nicola da Guardiagrele, ritrovata
abbandonata durante i lavori di sistemazione della chiesa. Fu un grande
successo del Commissario Dosi che raccolse i favori di buona parte della cittadinanza.
Al termine del servizio come Commissario
Prefettizio tornò a Roma. Durante i tre anni di permanenza in Provincia di
Chieti scrisse un memoriale che accusava di inettitudine esplicitamente i
vertici della polizia e addirittura Mussolini. La pubblicazione delle memorie
d’accusa non mancò di suscitare risentimento e una severa punizione. Infatti fu
dispensato dal servizio, arrestato e rinchiuso nella sezione dei politici nel
carcere di Regina Coeli. La punizione non doveva finire così. Il 21 settembre
del 1939 fu rinchiuso nel Manicomio criminale e vi rimase fino al gennaio del
1941.
Nel frattempo la famiglia si era trasferita a Roccaspinalveti per
sfuggire alle rappresaglie tedesche e per trovare un po’ di pace tra persone accoglienti e amiche.
Dopo l’8 settembre 1943, a Roma, la situazione
si era fatta complicata. Nel frattempo le truppe Alleate risalivano la Penisola
e si avvicinavano alla Capitale. Il 2 giugno del 1944 le truppe Anglo Americane
sferrarono un attacco su Roma e Kesserling ordinò la ritirata verso nord. Così
il Commissario Dosi vide fuggire le truppe tedesche da Roma e da via Tasso dove
era stato sistemato il comando. Intuendo che li vi erano conservate carte
importanti vi entrò e portò via buona parte dell’Archivio delle SS che stava
per essere distrutto.
Nel 1946 fu riammesso nella Polizia e a partire dal 1° gennaio 1947 la Direzione generale della P.S. gli offrì l’incarico di Direttore
dell’Ufficio di Polizia Criminale Internazionale (INTERPOL).
ANTONINO ORLANDO
Bibliografia e fonti d’Archivio:
Archivio Museo della Liberazione Roma, via
Tasso, Archivio Giuseppe Dosi, fascicolo 75, Album fotografico della
permanenza a Roccaspinalveti 1936-1938, (la schedatura e il riordino è
stato effettuato dalla Dott.ssa Alessia A. Glielmi.)
Giuseppe Dosi. Il poliziotto artista che inventò l’ Interpol italiana, a cura di Raffaele Camposano, Quaderno II, Roma 2014.



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