di LINO SPADACCINI
Il 7 novembre del 1935, all’età di 94 anni, moriva con fama di santità P. Filippo Maria di
San Giovanni Ev., al secolo Filippo Fanti.
Nato a Vasto il 28 ottobre 1841 da Nicola e Isabella
Monteferrante, entrambi di agiata famiglia, Filippo ricevette un'ottima
educazione. A tredici anni fece la prima comunione e, in uno dei suoi giochi
fanciulleschi, ci rimise quasi la pelle: mentre si trovava a Punta Penna "cadde ruzzoloni sullo scoglio ed un ciuffo
d'erba lo tolse al gorgo profondo sottostante del mare".
A quattordici, nel 1855, fece la cresima e cominciò a
vestire da prete, probabilmente affascinato dai PP. Passionisti venuti a Vasto
nell'aprile dell'anno precedente.
Filippo maturò l’idea di abbracciare il sacerdozio dopo la
morte della madre avvenuta nel febbraio del 1857. Fu tra i primi ad indossare
la talare nel Seminario di Vasto, infatti nel 1853, con Bolla Pontificia, Vasto
era stata dichiarata sede vescovile. Ma in seguito alla chiusura dei seminari
di Chieti e Vasto, il Fanti fu costretto a proseguire
gli studi prima a Larino, dove il 21 settembre del 1865 ricevette gli ordini minori, e poi a Napoli, dove fu ordinato sacerdote il 6 aprile 1867.
gli studi prima a Larino, dove il 21 settembre del 1865 ricevette gli ordini minori, e poi a Napoli, dove fu ordinato sacerdote il 6 aprile 1867.
Tornato nella sua città natale, don Filippo venne chiamato
da mons. Luigi M. De Marinis, vescovo della diocesi teatina, come suo
segretario personale. In famiglia e in paese, molti rimasero costernati. Più di
uno disse: "Meglio esser preti a
Vasto che segretari dell'Arcivescovo a Chieti". Lo sconsigliarono di
andare e rendersi indisposto. Lui, invece, che realmente si sentiva indisposto,
per voto di obbedienza accettò. Ricoprì l'incarico per nove anni, prima di
maturare la decisione di farsi passionista, come il giovane S. Gabriele
dell’Addolorata, morto solo qualche anno prima, ed anche dopo attente
riflessioni e sotto la spinta soprattutto del Venerabile Ludovico da Casoria.
"Tornava a Vasto
dopo la morte dell'Arcivescovo per la prima volta il 26 settembre e vi restava
fino al 10 ottobre del 1877", si legge nella sua biografia, "poi riprendeva la via di Roma, dando un
addio definitivo ai suoi che, pur sospettando delle sue decisioni, non avevano
potuto carpirgli una parola in proposito. Salutò il fratello, la sorella, gli
zii: non mancò di una visita al Canonico Rossi, all'Arciprete Spataro, a Don
Giacinto: non dimenticò nemmeno il suo maestro di grammatica Giammaria Don
Paolo, il cantore Tommasi: diede un ultimo sguardo alle mura della sua città,
guardò il suo golfo, il suo mare, il suo cielo e partì. Si rivoltò indietro
ancora una volta, vide qualche volto che si bagnava di pianto, qualche mano che
si levava in alto a salutarlo; rivide la sua casetta, la finestra della sua
camera, il verone con il cespuglio di gerani verdi e fioriti, i garofani
carnicini e biondi".
Il 31 ottobre 1878 emise i voti e due anni più tardi fu
chiamato ad assumere l’ufficio di Rettore degli studenti di Monte Argentario. Fu
anche insegnante dei suoi confratelli studenti e ricoprì il ruolo di Direttore
degli Esercitanti a Roma, Vicario e Superiore a S. Eutizio, Superiore a Ponte Felcino
e Moricone. Gli ultimi trentacinque anni della sua vita li passò nel Santuario
della Madonna della Stella, nelle vicinanze di Spoleto.
Ammirato e stimato da tutti per la grande fede e l’amore per
la Croce, P. Filippo Fanti viene ricordato come "Angelo di amabilità, sorridente con tutti, compassionevole con
gl’infelici, ai quali porgeva ogni conforto con le parole, col soccorso, e col
chiedere elemosine per loro. Cortese, educato, nobile nel tratto, attirava
grandi e piccoli con parole di santità e verità. Passava come un Santo, parlava
da Santo, era proclamato un Santo. Cardinali, Vescovi, Prelati andavano da lui
per consiglio e per venerarlo".
Grande comunicatore e predicatore di eccelse qualità, Padre
Filippo era richiestissimo ovunque per predicazioni, corsi ed esercizi
spirituali.
Nel 1908 partecipò come Consultore al Capitolo Provinciale,
dal quale ottenne, si introducesse la funzione del Transito del S. Fondatore
della Congregazione, ed a quello generale tenutosi a Roma.
"Ecco il Santo di
Vasto", disse in quell'occasione Mons. Cardella Vescovo Passionista,
incontrandolo per i corridoi dei SS. Giovanni e Paolo "e gli si inchinava davanti a baciargli la
mano".
Nel giugno del 1913, ricevette da S. Pio X il privilegio di
erigere la Via Crucis vivente, che richiamava migliaia e migliaia di persone.
L’ultimo anno di vita fu un prolungato martirio: perse prima
l’udito, poi la vista ed infine le gambe.
Il primo novembre P. Filippo fu lasciato solo per un momento
"quando ad un tratto si sentì un
tonfo cupo sul pavimento e grida di aiuto. Caduto, giaceva in una pozza di
sangue: il suo sangue scendeva a rivoli sulla faccia, sulle vesti, per terra".
Visse altri sei giorni. Rese l'anima al Padre il giorno 7 novembre del 1935
all'una di notte.
Il suo corpo riposa nella tomba dei passionisti nel piccolo
cimitero nei pressi del Santuario della Madonna della Stella.
Chi lo ha conosciuto parla di lui come un Santo. Il
Cardinale Ascalesi disse: "come è
vero che i santi si trovano anche oggi… La chiesa non è venuta mai meno nel
dare spettacolo della santità dei suoi figli… Il P. Filippo, ma è un santo già
canonizzabile".
Sul passionista vastese nel 1953 venne pubblicato un
bellissimo profilo biografico dal titolo Umile,
ascese…, attingendo materiale soprattutto dal suo fedele Diario e arricchito da alcuni disegni
realizzati dal pittore Mario Barberis.
Chiudo con le parole di un altro grande oratore, Don
Salvatore Pepe, che in un articolo scrisse: "Morire in concetto di santità, come si dice, significa aver lasciato
fama di virtù eroicamente esercitate e da altri conosciute, ammirate, godute,
invocate, sulle quali, a suo tempo, interviene il riconoscimento dell’autorità
della Chiesa, che ne assicura l’autenticità, ne indica l’imitabilità, ne autorizza
la venerazione pubblica". Tale era P. Filippo Fanti.
Lino Spadaccini
IL VOLUME SU P. FILIPPO FANTI CON LE ILLUSTRAZIONI
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