mercoledì 5 giugno 2019

PADRE FILIPPO FANTI (1841-1935), PASSIONISTA, MORTO "CON LA FAMA DI SANTITA' "

di LINO  SPADACCINI

Il 7 novembre del 1935, all’età di 94 anni,  moriva con fama di santità P. Filippo Maria di San Giovanni Ev., al secolo Filippo Fanti.
Nato a Vasto il 28 ottobre 1841 da Nicola e Isabella Monteferrante, entrambi di agiata famiglia, Filippo ricevette un'ottima educazione. A tredici anni fece la prima comunione e, in uno dei suoi giochi fanciulleschi, ci rimise quasi la pelle: mentre si trovava a Punta Penna "cadde ruzzoloni sullo scoglio ed un ciuffo d'erba lo tolse al gorgo profondo sottostante del mare".
A quattordici, nel 1855, fece la cresima e cominciò a vestire da prete, probabilmente affascinato dai PP. Passionisti venuti a Vasto nell'aprile dell'anno precedente.
Filippo maturò l’idea di abbracciare il sacerdozio dopo la morte della madre avvenuta nel febbraio del 1857. Fu tra i primi ad indossare la talare nel Seminario di Vasto, infatti nel 1853, con Bolla Pontificia, Vasto era stata dichiarata sede vescovile. Ma in seguito alla chiusura dei seminari di Chieti e Vasto, il Fanti fu costretto a proseguire
gli studi prima a Larino, dove il 21 settembre del 1865 ricevette gli ordini minori, e poi a Napoli, dove fu ordinato sacerdote il 6 aprile 1867.

Tornato nella sua città natale, don Filippo venne chiamato da mons. Luigi M. De Marinis, vescovo della diocesi teatina, come suo segretario personale. In famiglia e in paese, molti rimasero costernati. Più di uno disse: "Meglio esser preti a Vasto che segretari dell'Arcivescovo a Chieti". Lo sconsigliarono di andare e rendersi indisposto. Lui, invece, che realmente si sentiva indisposto, per voto di obbedienza accettò. Ricoprì l'incarico per nove anni, prima di maturare la decisione di farsi passionista, come il giovane S. Gabriele dell’Addolorata, morto solo qualche anno prima, ed anche dopo attente riflessioni e sotto la spinta soprattutto del Venerabile Ludovico da Casoria.

"Tornava a Vasto dopo la morte dell'Arcivescovo per la prima volta il 26 settembre e vi restava fino al 10 ottobre del 1877", si legge nella sua biografia, "poi riprendeva la via di Roma, dando un addio definitivo ai suoi che, pur sospettando delle sue decisioni, non avevano potuto carpirgli una parola in proposito. Salutò il fratello, la sorella, gli zii: non mancò di una visita al Canonico Rossi, all'Arciprete Spataro, a Don Giacinto: non dimenticò nemmeno il suo maestro di grammatica Giammaria Don Paolo, il cantore Tommasi: diede un ultimo sguardo alle mura della sua città, guardò il suo golfo, il suo mare, il suo cielo e partì. Si rivoltò indietro ancora una volta, vide qualche volto che si bagnava di pianto, qualche mano che si levava in alto a salutarlo; rivide la sua casetta, la finestra della sua camera, il verone con il cespuglio di gerani verdi e fioriti, i garofani carnicini e biondi".
Il 31 ottobre 1878 emise i voti e due anni più tardi fu chiamato ad assumere l’ufficio di Rettore degli studenti di Monte Argentario. Fu anche insegnante dei suoi confratelli studenti e ricoprì il ruolo di Direttore degli Esercitanti a Roma, Vicario e Superiore a S. Eutizio, Superiore a Ponte Felcino e Moricone. Gli ultimi trentacinque anni della sua vita li passò nel Santuario della Madonna della Stella, nelle vicinanze di Spoleto.
Ammirato e stimato da tutti per la grande fede e l’amore per la Croce, P. Filippo Fanti viene ricordato come "Angelo di amabilità, sorridente con tutti, compassionevole con gl’infelici, ai quali porgeva ogni conforto con le parole, col soccorso, e col chiedere elemosine per loro. Cortese, educato, nobile nel tratto, attirava grandi e piccoli con parole di santità e verità. Passava come un Santo, parlava da Santo, era proclamato un Santo. Cardinali, Vescovi, Prelati andavano da lui per consiglio e per venerarlo".
Grande comunicatore e predicatore di eccelse qualità, Padre Filippo era richiestissimo ovunque per predicazioni, corsi ed esercizi spirituali.
Nel 1908 partecipò come Consultore al Capitolo Provinciale, dal quale ottenne, si introducesse la funzione del Transito del S. Fondatore della Congregazione, ed a quello generale tenutosi a Roma.
"Ecco il Santo di Vasto", disse in quell'occasione Mons. Cardella Vescovo Passionista, incontrandolo per i corridoi dei SS. Giovanni e Paolo "e gli si inchinava davanti a baciargli la mano".
Nel giugno del 1913, ricevette da S. Pio X il privilegio di erigere la Via Crucis vivente, che richiamava migliaia e migliaia di persone.

L’ultimo anno di vita fu un prolungato martirio: perse prima l’udito, poi la vista ed infine le gambe.
Il primo novembre P. Filippo fu lasciato solo per un momento "quando ad un tratto si sentì un tonfo cupo sul pavimento e grida di aiuto. Caduto, giaceva in una pozza di sangue: il suo sangue scendeva a rivoli sulla faccia, sulle vesti, per terra". Visse altri sei giorni. Rese l'anima al Padre il giorno 7 novembre del 1935 all'una di notte.
Il suo corpo riposa nella tomba dei passionisti nel piccolo cimitero nei pressi del Santuario della Madonna della Stella.
Chi lo ha conosciuto parla di lui come un Santo. Il Cardinale Ascalesi disse: "come è vero che i santi si trovano anche oggi… La chiesa non è venuta mai meno nel dare spettacolo della santità dei suoi figli… Il P. Filippo, ma è un santo già canonizzabile".

Sul passionista vastese nel 1953 venne pubblicato un bellissimo profilo biografico dal titolo Umile, ascese…, attingendo materiale soprattutto dal suo fedele Diario e arricchito da alcuni disegni realizzati dal pittore Mario Barberis.
Chiudo con le parole di un altro grande oratore, Don Salvatore Pepe, che in un articolo scrisse: "Morire in concetto di santità, come si dice, significa aver lasciato fama di virtù eroicamente esercitate e da altri conosciute, ammirate, godute, invocate, sulle quali, a suo tempo, interviene il riconoscimento dell’autorità della Chiesa, che ne assicura l’autenticità, ne indica l’imitabilità, ne autorizza la venerazione pubblica". Tale era P. Filippo Fanti.

Lino Spadaccini

IL VOLUME SU P. FILIPPO FANTI CON LE ILLUSTRAZIONI

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