Falso
Vescovo e medico condannato dal Tribunale di Lanciano a sei anni di reclusione
per bigamia e falso
di LINO SPADACCINI
Falso Vescovo e medico condannato dal Tribunale di Lanciano a sei anni di reclusione per bigamia e falso.La notizia è quantomeno curiosa e ci riporta indietro nel tempo, al 3 agosto 1931, con la sentenza che ha avuto ampio risalto sulla stampa nazionale, che ha visto la condanna a sei anni di reclusione per Antonio Boi nativo di Pau, un paesino in provincia di Oristano, uno scaltro gabbamondo, che ha
passato gran parte della vita a girovagare per l'Italia,ed anche a Vasto,combinandole di tutte i colori.
di LINO SPADACCINI
Falso Vescovo e medico condannato dal Tribunale di Lanciano a sei anni di reclusione per bigamia e falso.La notizia è quantomeno curiosa e ci riporta indietro nel tempo, al 3 agosto 1931, con la sentenza che ha avuto ampio risalto sulla stampa nazionale, che ha visto la condanna a sei anni di reclusione per Antonio Boi nativo di Pau, un paesino in provincia di Oristano, uno scaltro gabbamondo, che ha
passato gran parte della vita a girovagare per l'Italia,ed anche a Vasto,combinandole di tutte i colori.
Nel 1914, abbandonata a Pau la moglie, una certa Deida Filomena, andò a convivere con una sua cognata dalla quale ebbe due figli. Richiamato alle armi durante la guerra, fu condannato all'ergastolo per diserzione e trasferito nel carcere di Nisida. Uscito di prigionenel settembre del 1919, per la discussa amnistia concessa dal Ministro Nitti ai traditori della patria, trovò rifugio in un convento sotto il falso nome di padre Pietro da Monti, l'eroico missionario che nel 1920, durante il suo apostolato aveva perso la vita fra i cannibali. Ma l'inganno venne presto scoperto, in quanto il padre del missionario si presentò in convento per riabbracciare il figlio redivivo. L'impostore venne condannato a due anni di carcere dal Tribunale di Roma.
Scontata
la pena, si recò a Terranova di Sibari presentandosi come professore di Agraria
con il nome di Carlo Passeggeri, preso in prestito da un suo compagno di cella
a Nisida, e convolò nuovamente a nozze con una certa Anna Loricchio, da cui
ebbe altri due figli. Anche la convivenza con la seconda moglie ebbe vita
breve: sedotta una fanciulla del luogo, fuggì dal paese.
Dopo aver girovagato in vari luoghi dell'Italia meridionale, giunse a Vasto, nientemeno che in abito talare, spacciandosi per un vescovo della diocesi di Benevento, reduce dalle missioni in America; "…e giudicando ingombrante e pericolosa pei suoi fini la bella fanciulla, che fino ad allora gli aveva fatto così buona compagnia, presentandola come una sua nipote", si legge sulle colonne del Corriere della Sera, "l'affidò ad un dotto sacerdote del luogo perché le impartisse lezioni di greco fino al suo ritorno da un breve viaggio nei dintorni". Liberatori dell'amante e saputo che a Vasto c'era un signore molto ricco e molto religioso, il cav. Alfonso Marchesani, gli si presentò con un candidato al cappello cardinalizio e vantando particolari conoscenze presso la Santa Sede. Approfittando della buona fede del Marchesani, riuscì a farsi ospitare presso la bella villa accanto alla chiesa di Stella Maris, per molto tempo, e trattato con tutti gli onori dovuti ad un imminente porporato.
Dopo aver girovagato in vari luoghi dell'Italia meridionale, giunse a Vasto, nientemeno che in abito talare, spacciandosi per un vescovo della diocesi di Benevento, reduce dalle missioni in America; "…e giudicando ingombrante e pericolosa pei suoi fini la bella fanciulla, che fino ad allora gli aveva fatto così buona compagnia, presentandola come una sua nipote", si legge sulle colonne del Corriere della Sera, "l'affidò ad un dotto sacerdote del luogo perché le impartisse lezioni di greco fino al suo ritorno da un breve viaggio nei dintorni". Liberatori dell'amante e saputo che a Vasto c'era un signore molto ricco e molto religioso, il cav. Alfonso Marchesani, gli si presentò con un candidato al cappello cardinalizio e vantando particolari conoscenze presso la Santa Sede. Approfittando della buona fede del Marchesani, riuscì a farsi ospitare presso la bella villa accanto alla chiesa di Stella Maris, per molto tempo, e trattato con tutti gli onori dovuti ad un imminente porporato.
L'impostore
non si fermò qui, si spaccio anche per medico, professione che diceva di aver
esercitato presso i popoli selvaggi delle tribù americane, e incominciò a
visitare ammalati, prescrivendo loro medicine, e confortare con l'assistenza
spirituale i moribondi.
Nella
chiesa di Stella Maris celebrò messe, presenziò alle processioni vestito da
vescovo, con tanto di mitra e pastorale, confessò e, in un giorno festivo,
celebrò persino il pontificale.Ma proprio durante la cerimonia, uno dei
religiosi presenti, si accorse che qualcosa non andava per il verso giusto: il
rito non si svolgeva secondo le regole liturgiche. Insospettito, e balenandogli
il sospetto che il vescovo missionario fosse un impostore, ne parlò con gli
altri religiosi presenti nell'annesso convento. A quel punto, venne deciso di
chiedere informazioni alla curia di Benevento. "Il falso prelato però, che aveva buon fiuto", si legge ancora
sul Corriere della Sera, "s'accorse presto che un'auretta di
diffidenza incominciava a spirare intorno ala sua persona e comprendendo che
era ormai giunta l'ora di cambiar aria, dopo aver attinto a piene mani nella
ben fornita cassa di chi l'aveva tanto signorilmente ospitato, fattosi dare un
bel mantello nuovo, che durante il viaggio doveva difenderlo dai rigori della
rigida stagione, prese commiato".
Qualche
giorno dopo da Benevento arrivò la conferma dei sospetti: la persona segnalata
era totalmente sconosciuta alla loro curia. Denunciato, Antonio Boi venne
scovato e arrestato mentre si trovava in un altro paesino abruzzese.
Durante
il processo svoltosi nel tribunale di Lanciano, emerse tutta la storia
dell'impostore. Venne a testimoniare anche la seconda moglie, Anna Loricchio.
Tanto era l'odio che traspariva nel volto della donna che costrinse il
presidente del tribunale, il cav. Rossi, a farla tenere sotto stretta
vigilanza, temendo qualche azione nei confronti dell'imputato.
Il
processo a carico di Antonio Boi si chiuse con la condanna a sei anni di
reclusione per bigamia e falso.
Lino
Spadaccini



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