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| Roccasecca: premiato il Vescovo Forte |
A conclusione delle
manifestazioni tomistiche tenutesi nel Comune di Roccasecca, in provincia di
Frosinone, lo scorso giovedì 17 maggio, è stata conferita al noto teologo
Monsignor Bruno Forte, Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto, l’onorificenza “San Tommaso d’Aquino” .
Il nostro Arcivescovo, accolto
dall’assessore alla cultura Avv. Valentina
Chianta, ha vissuto un intenso pomeriggio di spiritualità e storia,
visitando i luoghi che hanno dato i natali al Dottore Angelico,
dopo aver attraversato le suggestive gole del Melfa, sul cui crinale si sviluppa il cammino di San Benedetto, dal caratteristico paesaggio ricco di boschi e rupi, trait d’union tra la Valle del Liri e quella di Comino.
dopo aver attraversato le suggestive gole del Melfa, sul cui crinale si sviluppa il cammino di San Benedetto, dal caratteristico paesaggio ricco di boschi e rupi, trait d’union tra la Valle del Liri e quella di Comino.
L’instancabile Padre Bruno, una volta giunto a
Roccasecca, seguendo un percorso impervio ed accidentato, è salito sulla rocca
dove insiste il Castello appartenuto ai conti d’Aquino i cui resti sovrastano la
media Valle del Liri e da cui è possibile scorgere il centro urbano di Aquino.
L’area, che rappresenta una delle più importanti e significative testimonianze
del medioevo laziale, fu fondata nel 994 dall’abate Mansone di Montecassino,
con lo scopo di difendere il territorio
dalle incursioni dei longobardi.
Terminata l’escursione, il
presule è stato ricevuto per il saluto di benvenuto, presso la sala consiliare
del municipio di Roccasecca, dove ad attenderlo c’erano il sindaco, Avv.
Giuseppe Sacco, Mons. Antonio Lecce, Vicario generale della Diocesi di
Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo ed altre autorità civili e religiose.
Mons. Bruno Forte, impegnato
nella ricerca scientifica, autore di numerose pubblicazioni teologiche e
filosofiche, già docente di teologia dogmatica presso la sezione San Tommaso
della Pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale, decano e preside
per diversi mandati nella stessa istituzione accademica partenopea, grato per
l’attenzione riservatagli, ha fatto dono alla comunità di Roccasecca di una sua
opera poetica, tradotta in varie lingue, dal titolo “Il silenzio di Tommaso”.
Il teologo Forte, in un’aula consiliare gremita di gente,
ha tracciato un’analisi del pensiero del
Dottore Angelico da cui sono emersi i legami tra la realtà aperta della
nascente città moderna, crocevia delle diversità, diametralmente opposta
all’esperienza chiusa del monastero e l’elaborazione del metodo basato sul
sistema della quaestio,incentrato sulla relazione dialettica di posizioni diverse.
Inoltre, l’Arcivescovo teatino-vastese, ha
condiviso la sua sensibilità verso il pensiero di San Tommaso, esponendo le
motivazioni che lo hanno indotto a comporre l’opera in discorso, vale a dire il
desiderio di offrire un’interpretazione convincente al silenzio che
caratterizzò l’ultimo periodo della vita dell’aquinate.
Quest’ultimo, toccato dalla
particolare grazia di un’esperienza mistica senza eguali affermò: “E’ tutta
paglia ciò che ho scritto rispetto a ciò che vedo”. Tommaso avrebbe avuto, in
questo modo, l’intuizione dell’infinita bellezza di Dio davanti alla quale
tutto gli sembrava povero.
Dopo la prolusione, la seconda
parte della cerimonia si è svolta presso la chiesa parrocchiale di Santa
Margherita dove,Mons. Bruno Forte, ha indirizzato ai presenti una provocazione:
”quale bellezza salverà il mondo?”
Quindi, attraverso un breve
excursus tra i sette nomi che
definiscono la bellezza,iniziando dall’ebraico biblico, per giungere al
latino medievale, attraverso il greco
del Nuovo Testamento, l’Arcivescovo ha esposto un confronto tra le elaborazioni
complesse del pensiero occidentale sul tema in argomento e l’immediatezza
espressa da San Tommaso, soprattutto nella prima
pars della quaestio 39 art. 8. Dell’aquinate, infatti, è stato detto che,
in virtù della sua estrema capacità di sintesi, ha scritto poco sulla bellezza,
riconducendola a tre elementi
costitutivi: l’integritas, che
esprime la pienezza, la totalità; laproportio,
che indica l’armonia, la forma, cioè il frammento in cui si consegna il tutto e
la claritas, ossia lo splendore che
deriva dall’incontro tra il tutto e il frammento.
Da questo percorso argomentativo è
emerso che,se il pensiero tomista ben si colloca nell’epoca moderna, con la
nascita della città e noi siamo figli della seconda stagione della modernità,
caratterizzata dai lumi della ragione e dalla pretesa utopica di emancipare il
mondo da Dio per consegnarlo all’uomo adulto, attualmente viviamo nel postmoderno, ridotti allo stato di “naufraghi
che si aggrappano a delle piccole zattere”,cioè a dei frammenti, per dirla col
teologo Forte, vittime della frammentazione e della perdita di senso.
Dunque, alla luce di quanto detto
e con riferimento alla iniziale domanda provocatoria, la risposta suggerita da
Mons. Bruno Forte va nella direzione dell’incontro della integritas con laproportio
da cui scaturisce la claritas. In
altri termini, si tratta di favorire la ricerca di una via di liberazione
rappresentata dalla possibilità di fare abitare il tutto nel frammento che
altro non è che la bellezza di cui noi tutti necessitiamo per ridare senso alla
vita.
Al termine della conferenza, è avvenuta la suggestiva consegna dell’onorificenza “San
Tommaso d’Aquino”, recante come motivazione la costante attività culturale e
teologica di diffusione dell’Uomo, del grande Teologo, del Santo Tommaso, “…il
cercatore del mistero, il pellegrino verso l’abisso di Dio…”.
Al nostro Arcivescovo, padre e
pastore di questa Chiesa diocesana, giungano gli auguri di tutta la comunità
per un così alto riconoscimento.
Gianluca Catania

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