giovedì 11 agosto 2016

Notte Rosa, l'altra campana: chi lavora, deve poter dormire di notte!

riceviamo e pubblichiamo
Non ho dormito per il “rumore” della “musica” che proveniva dal palco allestito tra le case. Sono stanco, assonnato, poco lucido e potrei commettere degli errori. Sono un chirurgo e adesso devo entrare in sala operatoria. Vuoi essere tu il mio paziente?

Sono un autista di autobus e adesso devo guidare per parecchie ore. Vuoi essere tu il mio passeggero?

 Sono un capostazione e adesso devo controllare il traffico ferroviario. uoi essere tu il turista che va in vacanza?
Sono un addetto
al salvamento e adesso devo controllare i bambini nella piscina. Vuoi essere tu ad affidarmi tuo figlio?

 Sono un operaio e adesso devo lavorare con una pressa. Vuoi essere tu il mio familiare?

Sono un manovale e adesso devo montare un’ impalcatura. Vuoi essere tu il mio collega?

 Sono un ingegnere e adesso progetto i pilastri di una palazzina. Vuoi essere tu il mio committente?

 Sono una persona che soffre all’Istituto San Francesco. Lasciatemi in pace, io da qui non faccio del male a nessuno mentre il palco a cento metri dalle mie finestre con la sua musica/rumore mi sta torturando.

Le libertà di ognuno finiscono nel momento in cui ledono le libertà di altri. Poiché il confine è puramente soggettivo le società civili si sono autotutelate con i loro ordinamenti giuridici.

Le istituzioni vastesi, riproponendo fino alle 6 di mattina un evento sorto in altri contesti culturali, hanno scelto di privilegiare alcune libertà a discapito di altre.

 E allora ho sognato una città governata da “giovani”, che come i giovani sappiano ideare soluzioni alternative, controcorrente, rivoluzionarie.
 Peccato che era solo un sogno. 
Anch’io sono stata svegliata dalla musica/rumore.

 (Comitato SopraVVivere a Vasto Marina) Laura Molino

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