Volturnia Edizioni, Cerro al Volturno (IS) 2015, pagine243.
Davvero instancabile lo storico ricercatore don Erminio Gallo, che, finora, ha concentrato la sua attenzione ai secoli XVI e XVII alla ricerca di personalità religiose della Diocesi di Trivento (CB), giganti della fede e della riforma, che hanno contribuito all’attuazione dei decreti del Concilio di Trento (1545-1563)per dimostrare che anche il Molise ha fatto la sua parte in modo egregio e incisivo.
Davvero instancabile lo storico ricercatore don Erminio Gallo, che, finora, ha concentrato la sua attenzione ai secoli XVI e XVII alla ricerca di personalità religiose della Diocesi di Trivento (CB), giganti della fede e della riforma, che hanno contribuito all’attuazione dei decreti del Concilio di Trento (1545-1563)per dimostrare che anche il Molise ha fatto la sua parte in modo egregio e incisivo.
Perché la biografia di Tortorelli, vescovo di Trivento dal 1684 al 1715? Intanto le biografie vanno scritte e lette perché offrono, oltre ad un ricostruzione storica che ruota intorno al personaggio, spunti validi di riflessioni e stimoli alla imitazione del personaggio nel quale il lettore si riconosce. Tortorelli è stata una personalità straordinaria, un vescovo che ha diretto la diocesi di Trivento per oltre trenta anni, in un momento particolare, con l’impegno ad attuare i decreti conciliari di Trento.
Qual è il ruolo di un vescovo? E a quei tempi? Il libro lo racconta con molta chiarezza. Storia della chiesa sì, di una diocesi molisana, di un pastore che l’ha guidata, ma da essa si coglie la vita sociale, economica e culturale di quei tempi. Siamo ancora ai tempi del potere temporale dei papi; ogni parrocchia aveva i suoi possedimenti da amministrare da cui ricavare il sostentamento a cui si aggiungevano le offerte dei cittadini. Non mancavano impedimenti e quindi richieste di intervento da parte delle autorità ecclesiastiche. Interventi giuridici da parte del vescovo per risolvere controversie anche con i signori dell’epoca: duchi, marchesi, conti, alcuni dei quali difendevano il loro privilegio di assistere alle funzioni religiose attraverso finestre dei saloni attigui alla chiesa. Duchi che non pagavano da anni il compenso pattuito con la chiesa per le messe in loro suffragio. Il vescovo Tortorelli ha dovuto far fronte a numerosi ricorsi contro di lui inviati alle Congregazioni, risultati poi infondati dopo richieste di indagini e chiarimenti. Vescovo di stampo francescano, e deciso riformatore secondo quello spirito in cui era fortificato, ha agito in campo giuridico e religioso e secondo le direttive del concilio di Trento.
I capitoli del libro sono preceduti da una introduzione illustrativa dell’argomento sviluppato, un modo per incuriosire il lettore e agevolargli la comprensione del modo di porsi del vescovo nella sua azione riformatrice.
Descritto lo stato della diocesi di Trivento, come situazione di partenza, analizzate le varie problematiche da affrontare, Tortorelli ha impostato la sua azione riformatrice attraverso editti, Sinodo diocesano del 1686, circolari, presenza e vigilanza costante. La venerazione che il popolo nutriva per lui era motivata dal sua carisma perché comprendeva bene, nel proprio intimo, che era al centro dei pensieri quotidiani del vescovo e del suo cuore, in particolare la parte povera e più bisognosa.
Ovviamente non poteva arrivare a tutto e a tutti, quindi aveva bisogno di preti preparati culturalmente e spiritualmente e rispettosi della buona regola per esercitare degnamente ed efficacemente il servizio divino. Niente caccia, niente comodità da privilegio, nessun possesso personale di denaro e niente distrazioni! Basta soffermarsi un attimo su questi divieti per comprendere l’andazzo di quei tempi che Tortorelli era determinato a smantellare. Ma al comportamento decoroso e rispettoso dei luoghi sacri erano chiamati anche i laici, di cui i parroci dovevano conoscere tutto e relazionare. Nei conventi chiedeva annotazioni su chi aveva celebrato messa e sulle elemosine ricevute.
È evidente che le riforme apportate fanno comprendere lo stato precedente, come si viveva prima, qual era il comportamento del clero, non solo, ma qual era la vita sociale, politica, economica e culturale dell’epoca. Vietare ai genitori di far dormire il bambino di età inferiore ad un anno nel proprio letto matrimoniale, ove rischiava di morire soffocato, e suggerire di porlo su una culla agganciata alla trave del tetto e farla oscillare sul letto, dà l’idea di un problema reale cui ha dovuto porre rimedio un uomo di chiesa. Premurosa era l’attenzione ai bambini anche nell’imporre che le chiese venissero costruite il più vicino possibile alle loro abitazioni per la celebrazione del battesimo. Ha voluto evitare l’accentramento dei sacerdoti in paesi comodi e che restassero sguarnite le chiese di campagna. Aveva un senso spirituale molto profondo del suo ruolo di pastore che deve essere vigilante, ma al gregge spetta obbedienza e che questa sia puntuale. Il clero deve educare con una vita esemplare, innanzitutto, e che questa sia manifesta, percepita come tale. Insomma i conventi non devono essere ridotti ad una osteria.
Le visite e le relazioni ad Limina servivano a conoscere lo stato delle parrocchie e impostare la soluzione. Una sveglia per i parroci! I duchi, marchesi, conti, che erano la classe dominante e anche benefattori, godevano di privilegi; qualcuno pretendeva giurisdizione sul clero e sul popolo sulla terra dei suoi possedimenti, ma il vescovo Tortorelli è stato sempre fermo, non si è lasciato mai intimidire, non ha agito mai con preconcetti, è andato al fondo delle cose, ha preso soluzioni giuste, ha saputo mediare. Come ha saputo risolvere le varie controversie all’interno delle chiese, tra i comuni e le chiese. Sorgevano problemi anche quando le baronie locali pretendevano aperture di una porta laterale di una chiesa per accedervi comodamente dal palazzo attiguo. Ovviamente bisogna riportarsi al contesto storico di quei tempi e capire come ha saputo muoversi il Tortorelli. I rapporti erano molto frequenti con le Congregazioni che chiedevano chiarimenti quando pervenivano loro i ricorsi e bisognava studiare modi per togliere dalla scomunica chi vi era incappato.
Con gli editti entrava a diretto contatto con i suoi sacerdoti e dimostrava di conoscere perfettamente i bisogni dei parrocchiani e sapeva indicare i rimedi facendo capire che l’obiettivo numero uno era la salvezza delle anime e quindi il patrimonio di Cristo andava salvaguardato.
L’importante Sinodo del 1686, con al centro la fede, abbraccia la vita della comunità in tutte le sue forme giuridiche e spirituali, compresa la lingua da utilizzare, la «nostra volgar favella».
Vulcanico ricercatore storico della chiesa, don Erminio, che non si ferma e non deve fermarsi, nonostante i suoi numerosi impegni, parroco a Celenza sul Trigno e cancelliere della Curia Vescovile di Trivento.
Si è fatto già conoscere e apprezzare con la pubblicazione dei seguenti volumi:
Il beato Antonio Lucci e la sua opera di riforma, Palladino Editore, 2015;
L’attività della Sacra Congregazione del Concilio in Abruzzo e in Molise al tempo del cardinale Antonio Carafa (1569-1590), 2014, Palladino Editore;.
San Casto, primo evangelizzatore della diocesi di Trivento,
Don Erminio Gallo ha conseguito nel 2014 il dottorato in Storia e Beni Culturali della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.
Non sarà l’ultimo questo libro altrettanto prestigioso e autorevole per rigore scientifico nella ricerca e selezione dei documenti, nelle annotazioni, adatto a tutti: a ricercatori, a studiosi, agli amatori delle citazioni in latino, ai lettori che vogliono fermarsi semplicemente alla vita di un grande uomo di chiesa in odore di santità al quale ispirarsi.
Congratulazioni e… ad maiora!
Rodrigo Cieri
Vasto, 22 settembre 2015
Qual è il ruolo di un vescovo? E a quei tempi? Il libro lo racconta con molta chiarezza. Storia della chiesa sì, di una diocesi molisana, di un pastore che l’ha guidata, ma da essa si coglie la vita sociale, economica e culturale di quei tempi. Siamo ancora ai tempi del potere temporale dei papi; ogni parrocchia aveva i suoi possedimenti da amministrare da cui ricavare il sostentamento a cui si aggiungevano le offerte dei cittadini. Non mancavano impedimenti e quindi richieste di intervento da parte delle autorità ecclesiastiche. Interventi giuridici da parte del vescovo per risolvere controversie anche con i signori dell’epoca: duchi, marchesi, conti, alcuni dei quali difendevano il loro privilegio di assistere alle funzioni religiose attraverso finestre dei saloni attigui alla chiesa. Duchi che non pagavano da anni il compenso pattuito con la chiesa per le messe in loro suffragio. Il vescovo Tortorelli ha dovuto far fronte a numerosi ricorsi contro di lui inviati alle Congregazioni, risultati poi infondati dopo richieste di indagini e chiarimenti. Vescovo di stampo francescano, e deciso riformatore secondo quello spirito in cui era fortificato, ha agito in campo giuridico e religioso e secondo le direttive del concilio di Trento.
I capitoli del libro sono preceduti da una introduzione illustrativa dell’argomento sviluppato, un modo per incuriosire il lettore e agevolargli la comprensione del modo di porsi del vescovo nella sua azione riformatrice.
Descritto lo stato della diocesi di Trivento, come situazione di partenza, analizzate le varie problematiche da affrontare, Tortorelli ha impostato la sua azione riformatrice attraverso editti, Sinodo diocesano del 1686, circolari, presenza e vigilanza costante. La venerazione che il popolo nutriva per lui era motivata dal sua carisma perché comprendeva bene, nel proprio intimo, che era al centro dei pensieri quotidiani del vescovo e del suo cuore, in particolare la parte povera e più bisognosa.
Ovviamente non poteva arrivare a tutto e a tutti, quindi aveva bisogno di preti preparati culturalmente e spiritualmente e rispettosi della buona regola per esercitare degnamente ed efficacemente il servizio divino. Niente caccia, niente comodità da privilegio, nessun possesso personale di denaro e niente distrazioni! Basta soffermarsi un attimo su questi divieti per comprendere l’andazzo di quei tempi che Tortorelli era determinato a smantellare. Ma al comportamento decoroso e rispettoso dei luoghi sacri erano chiamati anche i laici, di cui i parroci dovevano conoscere tutto e relazionare. Nei conventi chiedeva annotazioni su chi aveva celebrato messa e sulle elemosine ricevute.
È evidente che le riforme apportate fanno comprendere lo stato precedente, come si viveva prima, qual era il comportamento del clero, non solo, ma qual era la vita sociale, politica, economica e culturale dell’epoca. Vietare ai genitori di far dormire il bambino di età inferiore ad un anno nel proprio letto matrimoniale, ove rischiava di morire soffocato, e suggerire di porlo su una culla agganciata alla trave del tetto e farla oscillare sul letto, dà l’idea di un problema reale cui ha dovuto porre rimedio un uomo di chiesa. Premurosa era l’attenzione ai bambini anche nell’imporre che le chiese venissero costruite il più vicino possibile alle loro abitazioni per la celebrazione del battesimo. Ha voluto evitare l’accentramento dei sacerdoti in paesi comodi e che restassero sguarnite le chiese di campagna. Aveva un senso spirituale molto profondo del suo ruolo di pastore che deve essere vigilante, ma al gregge spetta obbedienza e che questa sia puntuale. Il clero deve educare con una vita esemplare, innanzitutto, e che questa sia manifesta, percepita come tale. Insomma i conventi non devono essere ridotti ad una osteria.
Le visite e le relazioni ad Limina servivano a conoscere lo stato delle parrocchie e impostare la soluzione. Una sveglia per i parroci! I duchi, marchesi, conti, che erano la classe dominante e anche benefattori, godevano di privilegi; qualcuno pretendeva giurisdizione sul clero e sul popolo sulla terra dei suoi possedimenti, ma il vescovo Tortorelli è stato sempre fermo, non si è lasciato mai intimidire, non ha agito mai con preconcetti, è andato al fondo delle cose, ha preso soluzioni giuste, ha saputo mediare. Come ha saputo risolvere le varie controversie all’interno delle chiese, tra i comuni e le chiese. Sorgevano problemi anche quando le baronie locali pretendevano aperture di una porta laterale di una chiesa per accedervi comodamente dal palazzo attiguo. Ovviamente bisogna riportarsi al contesto storico di quei tempi e capire come ha saputo muoversi il Tortorelli. I rapporti erano molto frequenti con le Congregazioni che chiedevano chiarimenti quando pervenivano loro i ricorsi e bisognava studiare modi per togliere dalla scomunica chi vi era incappato.
Con gli editti entrava a diretto contatto con i suoi sacerdoti e dimostrava di conoscere perfettamente i bisogni dei parrocchiani e sapeva indicare i rimedi facendo capire che l’obiettivo numero uno era la salvezza delle anime e quindi il patrimonio di Cristo andava salvaguardato.
L’importante Sinodo del 1686, con al centro la fede, abbraccia la vita della comunità in tutte le sue forme giuridiche e spirituali, compresa la lingua da utilizzare, la «nostra volgar favella».
Vulcanico ricercatore storico della chiesa, don Erminio, che non si ferma e non deve fermarsi, nonostante i suoi numerosi impegni, parroco a Celenza sul Trigno e cancelliere della Curia Vescovile di Trivento.
Si è fatto già conoscere e apprezzare con la pubblicazione dei seguenti volumi:
Il beato Antonio Lucci e la sua opera di riforma, Palladino Editore, 2015;
L’attività della Sacra Congregazione del Concilio in Abruzzo e in Molise al tempo del cardinale Antonio Carafa (1569-1590), 2014, Palladino Editore;.
San Casto, primo evangelizzatore della diocesi di Trivento,
Don Erminio Gallo ha conseguito nel 2014 il dottorato in Storia e Beni Culturali della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.
Non sarà l’ultimo questo libro altrettanto prestigioso e autorevole per rigore scientifico nella ricerca e selezione dei documenti, nelle annotazioni, adatto a tutti: a ricercatori, a studiosi, agli amatori delle citazioni in latino, ai lettori che vogliono fermarsi semplicemente alla vita di un grande uomo di chiesa in odore di santità al quale ispirarsi.
Congratulazioni e… ad maiora!
Rodrigo Cieri
Vasto, 22 settembre 2015

Nessun commento:
Posta un commento