venerdì 3 aprile 2015

STASERA LA SOLENNE PROCESSIONE DEL VENERDI' SANTO


di Lino Spadaccini

Il Venerdì Santo è il giorno del dolore e del lutto universale, ma è anche giorno di digiuno ed astinenza dalla carne. Tra le 15 e le 17 del pomeriggio, nelle chiese vastesi si svolgerà il rito della Passione, sostanzialmente divisa in tre parti: la liturgia della parola, con la lettura della Passione secondo S. Giovanni, l’Adorazione della Croce e la santa comunione. Al termine della celebrazione i fedeli in silenzio scioglieranno l’assemblea.

In serata intorno alle ore 19 si svolgerà la tradizionale processione del Cristo Morto lungo le vie del centro storico. Dalla chiesa di Sant’Antonio di Padova si formerà la lunga processione con i simboli della passione: il gallo, i dadi, gli strumenti della flagellazione, la Veronica, la Croce e la Madonna Addolorata. Saranno presenti tutte le confraternite cittadine, alcuni gruppi religiosi e la Schola Cantorum "A.Zaccardi", diretta dal maestro Luigi Di Tullio, che intonerà lo struggente Miserere del Perosi.
Nel passato, il Venerdì Santo al mattino usciva la processione della Madonna Addolorata, dalla chiesa di S. Francesco di Paola, formata dai confratelli della Carità e della Morte, con i loro caratteristici camici, cappucci e cordoni neri. La sera dello stesso giorno, nella chiesa di San Pietro si svolgeva la funzione solenne delle "Tre ore di Agonia di Nostro Signore Gesù Cristo". La funzione cominciava subito dopo pranzo e finiva verso le undici della sera, con un vero e proprio tour de force del predicatore intento a commentare le sette parole pronunciate da Gesù prima di spirare. Dopo la sesta parola, si formava la processione del Cristo morto con la Vergine Addolorata, lungo le strade della città, a cura delle confraternite del SS. Sacramento (camici e cappucci bianchi) e del Pio Monte dei morti (camici e cappucci rossi). Quando l’imponente quanto suggestiva processione rientrava in chiesa, il predicatore commentava la settima parola.
Per ragioni di pubblica sicurezza, per diversi anni la processione venne anticipata al Giovedì Santo, alle undici del mattino.
E proprio all’antica processione de lu Ggiuvuddì Ssande, il poeta Gaetano Murolo, ha dedicato un bel sonetto dialettale:

Che prucissiáune, scioscia meja bbèlle!
Tutte le pridde stéven’ affiléte
Nghe le cannele ‘m méne, e le fratèlle
S’ èrene mésse tutte quènd’ arréte.

Minivene dapù sse’ virginèlle
E l’èddre pridde ngh’ le tòrcie appiccéte,
e a ll’ùteme lu Creste, le surèlle,
la mîsech’ e lu pòpele… Arruvuéte

‘m mezz’ a la piazze, Creste s’è ffirmate
E la marcháise da lu bbualecáune
La lucia’lèttre ‘n gòlle c-i-ha jettate.

La mîseche sunave… e Ccavalláune
Lu muisaré ‘gné ‘n àngele ha candate.
Ah! Chi le po’ scurdà’ che la funziàune!...














































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